Provate a immaginare: domani in Ticino si vota per un tema che vi sta a cuore e voi non avete il diritto di esprimervi, mentre l’altra metà della popolazione è chiamata alle urne… Sembra quasi impossibile, ma era la realtà per le donne svizzere fino al 1971. Siamo così fieri del nostro sistema democratico, ma solo 50 anni fa non eravamo ancora una democrazia.

Mi ricordo bene il giorno in cui mia madre è entrata nei locali di voto con mio padre per la prima volta. Era il 7 giugno 1971. Era commossa e io, poco più che bambina, molto orgogliosa di lei e felice per lei. Quel giorno le Svizzere e gli Svizzeri, con una schiacciante maggioranza, hanno inserito nella Costituzione federale un articolo per la protezione dell’uomo e del suo ambiente.

Questo evento mi ha segnato. Così come mi è rimasto ben impresso nella mente il mio lavoro nella casa per le donne vittime di violenza a Friburgo. Queste donne erano obbligate a nascondersi e non potevano esprimersi in pubblico. Il mio impegno politico è nato in quel momento, quando ho deciso di prendere la parola per dare voce a tutte le donne.

Un anniversario memorabile

Quest’anno, in occasione del 50esimo anniversario del suffragio femminile, la voce delle donne si è fatta sentire più del solito. Questa ricorrenza che sta per concludersi ci ha permesso di ritornare indietro nel tempo, di scrivere e riscrivere la storia e di misurare i progressi compiuti. L’anno è stato caratterizzato da eventi memorabili, anche se hanno dovuto essere ridimensionati a causa della pandemia.

Nel corso del 2021, alcuni musei hanno presentato la storia delle donne e le immagini di centinaia di pioniere hanno ricoperto le facciate della Banca nazionale e di Palazzo federale in occasione della proiezione panoramica di suoni e luci.

Centinaia di donne hanno preso possesso del praticello del Grütli, per un’inedita festa nazionale del 1° agosto. Conquistare una delle roccaforti più maschili della storia svizzera è stato un segnale simbolico forte, in un ambiente di festa, caratterizzato da uno spirito di gratitudine nei confronti di tutti coloro che hanno portato avanti la causa e da una forte voglia di ripartire.

246 donne in Parlamento

L’apogeo dell’anniversario è stata la sessione di fine ottobre che ha permesso a 246 donne provenienti da tutto il Paese ed elette democraticamente di occupare tutti i 246 posti della sala del Consiglio nazionale. Le elette hanno discusso di misure a favore dell’uguaglianza, del sistema pensionistico, della presa a carico dei familiari nonché di numerosi altri argomenti, depositati nel frattempo in un catalogo di rivendicazioni all’attenzione dell’Assemblea federale.

Quest’anno abbiamo vissuto momenti solenni. Ma tutti questi eventi hanno lasciato un segno sul nostro Paese? Sì, ne sono persuasa! Alcuni giovani hanno scoperto che le loro nonne non avevano il diritto di voto e che, ancor meno, potevano essere elette. Le donne sanno che non c’è niente di scontato, che devono stare bene all’erta per i propri diritti e che occorre continuare a smuovere mari e monti per conquistare una maggiore uguaglianza.

Parità salariale

Per quanto riguarda i diritti, rimane aperta la questione della parità salariale, ben lungi dall’essere raggiunta in Svizzera. Per ridurre il divario salariale inspiegabile tra uomini e donne, quando ero a capo del Dipartimento di giustizia e polizia sono riuscita a far approvare una legge che obbliga le grandi imprese ad analizzare la parità salariale. Quale azienda si può oggi permettere, per la propria reputazione, di figurare pubblicamente tra quelle in cui è stata rilevata una disuguaglianza salariale? Questa analisi mira dunque a eliminare le disparità salariali senza nemmeno imporre sanzioni.

Nel mondo del lavoro, da ormai tanto tempo in un altro settore si attendono miglioramenti: alla testa delle aziende occorre una presenza femminile più significativa. Anche in questo ambito, le Camere federali hanno approvato un mio progetto che mira a fissare valori di riferimento secondo cui la presenza femminile (o maschile) deve essere almeno del 30 per cento nei consigli di amministrazione e del 20 per cento nelle direzioni.

E gli uomini?

Un management più femminile genera numerosi vantaggi, a volte inattesi, permettendo, ad esempio, di evitare in gran parte le molestie sessuali, come quelle che recentemente hanno riempito le pagine delle cronache.

Una maggiore uguaglianza per le donne comporta anche più diritti per gli uomini, poiché pure loro non ottengono sempre il tempo parziale che vorrebbero per potersi occupare maggiormente dei figli e della famiglia. In Svizzera, il congedo paternità è quindi ancora in fasce. Voler cambiare il ruolo della donna nella società significa anche promuovere la partecipazione degli uomini alle faccende domestiche e alla cura dei bambini o degli anziani.

Più donne nelle professioni tecniche

La strada che porta all’uguaglianza è ancora disseminata da grandi cantieri. Questo argomento non può che riportarmi al mio Dipartimento, i cui Uffici si occupano principalmente di settori tecnici, dall’energia e dai trasporti fino alla costruzione di gallerie o allo sviluppo del 5G. In tutti questi ambiti occorre aumentare la presenza femminile: sono professioni appassionanti, in cui si costruisce la Svizzera di domani.

50 anni fa le donne hanno votato per la protezione dell’ambiente, da allora sancita nella Costituzione. Provate a immaginare: domani il Canton Ticino può decidere in merito al futuro della Svizzera e metà della popolazione rinuncia a partecipare attivamente. Sembra impossibile, vero? Sono sicura che le giovani generazioni vogliono continuare ad avere voce in capitolo e che, in futuro, ci saranno sempre più elettriciste e tecniche pronte a creare un avvenire più sostenibile.