Come è nata l’idea di realizzare, insieme a Pier Augusto Stagi, un libro dedicato a suo padre, Salvatore Ligresti?

«Credo che non ci sia in Italia un imprenditore e personaggio pubblico la cui vita sia stata passata al setaccio come quella di mio padre su cui sono stati scritte centinaia e centinaia di pagine. Eppure, la stragrande maggioranza di quelle carte non era finalizzata a ricostruire la verità, ma piuttosto ad affermare tesi precostituite e spesso di parte. Ecco, il primo obiettivo è stato quello di fare un po’ di chiarezza rispetto alle tante parole dette e scritte, rendendo giustizia alla storia e alla memoria di un uomo che è stato un protagonista indiscusso dello sviluppo economico italiano».

Quale immagine vorrebbe che il lettore ricevesse dalla lettura di questo libro riguardo alla vita e all’opera dell’Ingegnere?

«Vorrei che emergesse la convinzione che Salvatore Ligresti amava profondamente il suo lavoro, ma soprattutto amava l’Italia ed era intimamente convinto della possibilità di concorrere al suo decollo economico e sociale. Mio padre ha lasciato un segno nella storia e anche nella geografia di Milano. Se oggi la metropoli ambrosiana presenta un aspetto nuovo, è dovuto alla sua fiducia nel futuro della città che lo aveva accolto. Basta dare un’occhiata al nuovo profilo di Milano e per comprendere che qualcosa del suo spirito avventuroso si intravede tra le sagome dei grattacieli. Quei grattacieli, come le costruzioni della nuova Fiera, sono il prodotto di una nuova capacità di Milano di inserirsi nei circuiti internazionali, di voler vivere appieno l’avventura e globalizzazione».

Qual è invece, come figlio, l’immagine che ne ha lei e quali sono i ricordi a cui resta maggiormente legato?

«Sarebbe troppo facile dire che di mio padre ricordo soprattutto le assenze. Certamente il lavoro assorbiva gran parte del suo tempo, avrei voluto anch’io trascorrere più spesso delle ore in sua compagnia come facevano gli altri ragazzi miei coetanei. Tuttavia, se si valuta l’affetto in termini non esclusivamente quantitativi ma si guarda in profondità l’intensità del rapporto, devo dire che aveva un concetto tradizionale della famiglia nell’accezione migliore del termina e che in ogni momento si è preoccupato di anteporla a tutto e proteggerla da ogni avversità».

Quali sono i principali progetti personali e professionali che la vedono attualmente impegnato?

«Credo che la mia famiglia abbia inscritto nel proprio DNA la passione per il mattone e in questo senso mi sento proprio figlio di mio padre. Vivo ormai da oltre 25 anni in Svizzera e da questo Paese di cui apprezzo in particolar modo la sicurezza e la certezza del diritto, continuo ad occuparmi di consulenze nel settore immobiliare, nello specifico di grandi progetti nel settore residenziale e dell’accoglienza turistica di lusso in vari Paesi del mondo».

Le attività benefiche e nel campo della solidarietà rivestono un ruolo importante nella sua vita attuale. Ci vuole presentare di quali iniziative si tratta?

«Negli anni passati, fino al 2011 ho collaborato a lungo con la Fondazione Milan, con eventi sportivi di calcio e golf, impegnata a costruire una società in cui ognuno possa scoprire e sviluppare i propri talenti, a prescindere dal proprio contesto culturale, sociale ed economico di provenienza, innescando un cambiamento positivo per la collettività grazie al potere e ai valori dello sport. In 20 anni di attività (2002-2023), la Fondazione Milan ha realizzato oltre 230 progetti, offrendo il proprio contributo per favorire l’accessibilità allo sport per tutti, come anche per fornire supporto educativo, sanitario e sociale, rispondendo ai bisogni della comunità sia nelle emergenze che nella vita di tutti i giorni. Dalla sua istituzione, ha donato oltre 12 milioni di euro e sviluppato progettualità strutturate al fianco di 170 organizzazioni a Milano, in Italia e in altri 23 paesi in tutto il mondo. Successivamente, purtroppo con la morte mia Mamma, ho costituzione la Fondazione Bambi.ni Insieme (Bambi era il nome con cui veniva chiamata) dedicata a lei, di cui sono il Presidente, che opera sul territorio nazionale e non con lo scopo di aiutare i bambini in difficoltà, bambini che hanno vissuto momenti difficili, sostenendoli per far sì che possano ritrovare il sorriso anche in quei momenti. Riconosciuta formalmente nel novembre del 2010, la Fondazione ha ricevuto lo status di Onlus nel febbraio del 2012. Prima ancora di vedere la luce, abbiamo contribuito a realizzare un progetto a Paganica, una piccola frazione alle porte di L’Aquila, dove in pochi mesi abbiamo costruito Parco Insieme, un parco di circa 1.800 mq, Parco insieme, interamente immerso nel verde, completo di giochi, arredo urbano, impianto di illuminazione e di irrigazione, che è stato donato ai bimbi della città teatro del disastroso sisma del 6 Aprile 2009. Da allora sono stati numerosi i progetti portati avanti sempre a favore dei bambini, nel campo della scuola, della salute e dell’assistenza, del gioco e del tempo libero, nella convinzione che anche nelle situazioni più difficili sia possibile e doverose inventare e creare qualcosa per restituire il sorriso ad un’infanzia spesso bisognosa di un aiuto».

Il prossimo progetto è in costruzione nel comune di Barbara nelle Marche dedicato al piccolo Mattia che ha perso la vita durante l’alluvione dello scorso anno.
La Fondazione sta costruendo un parco dedicato a lui dove i Bambini possano giocare e divertirsi».