Quali sono i principali compiti della Divisione territoriale 3, di cui lei è Comandante?
La divisione territoriale 3 ha nove compiti da svolgere all’interno del proprio settore d’impiego che possono essere riassunti brevemente in:
- stabilire la prontezza di base e d’impiego e garantire la mobilitazione delle formazioni subordinate;
- pianificare e condurre impieghi d’appoggio;
- realizzare i compiti territoriali e la collaborazione civile-militare;
- condurre la mobilitazione;
- essere pronto a pianificare e condurre impieghi;
- mantenere il contatto con i comandi militari stranieri limitrofi;
- appoggiare il coordinamento dell’istruzione civile e militare;
- pianificare e condurre l’istruzione dei subordinati;
- gestire l’infrastruttura d’istruzione.
Per il 2022 abbiamo in previsione diverse sfide interessanti che ci permetteranno di confermare e migliorare le già ottime prestazioni della divisione territoriale 3 e dei suoi subordinati: lo Stato Maggiore (SM) della divisione, quattro battaglioni di fanteria, un battaglione di salvataggio, un battaglione del genio, un battaglione di SM, lo SM degli ingegneri e cinque SM di collegamento territoriale cantonale.
Durante il mese di maggio saremo confrontati con l’impiego al WEF, un compito ben conosciuto ma che si svolgerà per la prima volta in un periodo estivo. A giungo si svolgerà in Ticino l’esercizio “ODESCALCHI 22”. Avremo l’opportunità di allenare lo SM di divisione e quattro battaglioni nello svolgimento di compiti di combattimento, protezione e aiuto. Inoltre, nel contesto dell’aiuto in caso di catastrofe, saremo impegnati anche in territorio italiano e le nostre truppe avranno la possibilità di conoscere e scambiare esperienze con i partner sia dell’esercito che delle forze civili italiane».
La Divisione territoriale svolge anche un ruolo di appoggio alle autorità civili in situazioni straordinarie. Ci può fare l’esempio di casi in cui siete intervenuti?
«Da quando sono il comandante della divisione territoriale 3, tra i molti impieghi d’appoggio a favore delle autorità civili desidero citarne tre che possono essere considerati straordinari, ossia che non potevano o non possono essere pianificati in anticipo: l’impiego a Bondo, l’impiego COVID e gli impieghi di spegnimento fuoco.
Il 23 agosto 2017, a seguito di un’impressionante frana staccatasi dal Pizzo Cengalo, il villaggio di Bondo fu investito da una enorme valanga di fango che ne determino la completa evacuazione. La divisione territoriale 3 inviò immediatamente sul posto degli ufficiali, che in collaborazione con le autorità civili, coordinarono le attività necessarie alla messa in sicurezza del villaggio, alla sorveglianza permanente della frana e all’immediato ripristino delle comunicazioni.
L’operazione COVID è iniziata nel 2020 ed è tuttora in corso. La divisione territoriale 3 è stata prevalentemente sollecitata durante la prima e la seconda ondata nel 2020, mentre per il periodo 2021-22, i nostri cinque Cantoni non hanno avuto la necessità di richiedere l’appoggio dell’esercito. Durante la seconda ondata del 2020 sono stati impiegati giornalmente all’incirca 30 militari durante un periodo di 101 giorni. Nel Canton Ticino i militari hanno appoggiato gli operatori sanitari presso l’ospedale Moncucco di Lugano e l’ospedale La Carità di Locarno. Il loro lavoro comprendeva il disbrigo di semplici attività sanitarie fino ad aiutare gli infermieri specialisti nei reparti di cure intense.
Quasi ogni anno in Ticino, soprattutto a seguito di un prolungato periodo di siccità, divampano improvvisi incendi di difficile gestione che interessano grandi superfici boschive. In questi casi, la divisione territoriale coordina la messa a disposizione degli elicotteri SUPER PUMA dell’esercito a favore delle autorità civili cantonali. Un esempio di stretta attualità è l’incendio divampato sui monti del Gambarogno».
Da più parti si discute sul ruolo che le forze armate sono chiamate ad assolvere nella società contemporanea. Qual è la sua opinione riguardo all’avvenire delle forze terrestri?
«Sicuramente le forze armate in Svizzera esisteranno anche in futuro. Ciò è dovuto da un lato dalla nostra costituzione, che prevede all’articolo 58 l’esistenza di un esercito e dall’altro lato dalla situazione di sicurezza nazionale e internazionale. Quado i mezzi e le risorse civili non bastano più per far fronte alle minacce e ai pericoli interni, l’esercito rappresenta l’unica riserva strategica a disposizione delle Confederazione e dei Cantoni. Alcuni esempi sono il WEF (impiego delle forze aeree per controllare lo spazio aereo ed effettuare trasporti di persone), la conferenza tenutasi a Ginevra tra il presidente americano Biden e quello russo Putin (impiego di soldati in appoggio alle autorità civili ginevrine per garantire la sicurezza sul lago Lemano e nella città), il rinforzo delle guardie di confine durante la prima ondata di COVID (impiego di soldati in appoggio alle guardie di confine per garantire i controlli lungo la frontiera). Inoltre, non si deve dimenticare che l’esercito è uno dei pochi strumenti nelle mani della Confederazione per prevenire lo scoppio di una guerra e contribuire a preservare la pace, ed è l’unico strumento, in ultima ratio, per difendere il Paese e la popolazione in caso di un conflitto armato».
In un’epoca in cui anche le forze armate sono sempre più massicciamente soggette allo sviluppo della tecnologia, la professionalità risulta essere l’unica strada da percorrere per il futuro?
«Fortunatamente in un esercito di milizia come in nostro il fattore umano è ancora prevalente su quello tecnologico. È di fondamentale importanza che in ultima analisi le decisioni vengano prese da un essere umano e non da una macchina o da un’intelligenza artificiale. Detto ciò è innegabile che lo sviluppo tecnologico si sta facendo sempre più strada anche nelle diverse formazioni del nostro esercito. Ad esempio le nostre forze aeree, per i piloti di aerei da combattimento e elicotteri, hanno già da tempo abbandonato il sistema di milizia. In questo specifico caso la tecnologia ha prevalso sul sistema di milizia. Vi sono poi formazioni, come ad esempio quelle del salvataggio, del genio, delle trasmissioni, della logistica, dei sanitari e come l’ultima arrivata quella cyber, dove lo sviluppo tecnologico civile va di pari passo con quello militare e dove il sistema di milizia ci permette di reclutare specialisti civili per ricoprire funzioni specialistiche militare. In questo caso abbiamo una soluzione win-win tra civile e militare che ci permette di mantenere, per il grosso dell’esercito, il sistema di milizia.
Per il grosso delle formazioni terrestri, ossia la fanteria e le truppe meccanizzate, l’unica soluzione ragionevole è e rimane la milizia. Il nostro sistema d’istruzione di base e specialistico prevede una formazione e aggiornamento continuo dei militari, che ci permette di gestire al meglio l’evoluzione tecnologica di veicoli e sistemi d’arma. Inoltre, abbiamo più volte dimostrato che i nostri militari sono in grado, dopo aver eseguito un’istruzione orientata all’impiego di svolgere molteplici missioni di sicurezza come il WEF o un impiego al confine. Per concludere, il nostro sistema di milizia ci permette di restare al passo in modo efficiente con i continui sviluppi tecnologici, in un processo win-win sia per i civili che per i militari. In questo modo non è necessario, tranne che per poche eccezioni, dover professionalizzare il nostro esercito».
In che misura il modello svizzero di coinvolgimento della popolazione civile nelle forze armate risulta essere ancora attuale o necessità di una nuova formulazione e di un aggiornamento?
«L’apporto di personale militare è la conditio sine qua non per l’esistenza stessa dell’esercito. L’esercito ha un effettivo regolamentare di 100.000 persone soggette all’obbligo di prestare servizio militare. Questo effettivo è necessario per consentire all’esercito di svolgere i propri compiti secondo il profilo prestazionale. Poiché l’esperienza dimostra che non tutti i militari possono dar seguito a un’eventuale chiamata in servizio, l’effettivo reale deve essere circa 1,4 superiore all’effettivo regolamentare. Attualmente gli effettivi reali a disposizione nei corsi di ripetizione (CR) sono troppo bassi, poiché molti militari hanno già assolto il loro totale obbligatorio di giorni di servizio d’istruzione (245 giorni di servizio per i soldati) oppure hanno lasciato anticipatamente l’esercito oppure chiedono il differimento del servizio per motivi di lavoro o studio. Ciò rende più difficile l’allenamento nei corsi di ripetizione e il grado di prontezza delle formazioni diminuisce. Nel contempo però l’effettivo reale aumenterà nei prossimi anni. Questo perché i militari, dopo aver assolto il totale obbligatorio di giorni di servizio d’istruzione, rimangono incorporati nelle formazioni, finché non hanno adempiuto il loro obbligo di prestare servizio militare. Possono ancora essere chiamati in servizio per impieghi, ma non per i corsi di ripetizione.
L’Ulteriore sviluppo dell’esercito (USEs) è ancora in fase di attuazione, per cui non è opportuno avviare adeguamenti strutturali. Inoltre, durante la fase d’attuazione mancano dati empirici consolidati per giustificare tali adeguamenti. Per esempio, circa un quinto delle persone soggette all’obbligo di leva si è avvalso della nuova possibilità di posticipare la scuola reclute. Non si sa ancora quando e quanti di loro entreranno effettivamente in servizio. La situazione sarà più chiara nel 2023. Il Consiglio federale rinuncia per ora ad adottare misure che vadano oltre l’ottimizzazione dell’esercito, ma proporrà adeguamenti strutturali con il rapporto conclusivo sull’attuazione dell’USEs nel 2023. Tra le misure di ottimizzazione già in atto ci sono per esempio:
- il riconoscimento della formazione militare da parte di diversi istituti di formazione svizzeri (accredito di punti ECTS);
- il progetto AFC (acquisizione, fidelizzazione e consulenza). Questa unità organizzativa dello SM del comando istruzione si occupa dell’acquisizione, della fidelizzazione e della consulenza di persone in servizio attivo, di persone potenzialmente interessate nonché di ex militari. Gli obiettivi sono di migliorare l’opinione della popolazione verso l’esercito, di incentivare e approfondire il coordinamento e la collaborazione tra i vari stakeholder e l’esercito nonché di comunicare in modo positivo e ad ampio raggio il valore aggiunto del servizio militare;
- aumentare il numero di personale femminile nell’esercito, coinvolgendo maggiormente le giovani svizzere a pestare servizio militare volontario».