Esordiente supermodella sempre in giro per il mondo, ma con accanto la madre che chiuse il suo negozio di libri per pagarsi le trasferte e dedicarle tutto il tempo necessario. Pronta a seguirla ovunque andasse. Ma anche pronta ad accoglierla a casa se la carriera della figlia non fosse decollata. Pagina per pagina, Laura Barriales oggi ci invita a sfogliare il libro della sua vita. Molte le pagine scritte con esperienze nel mondo dello spettacolo. Ma altrettante, e forse ancor di più, le pagine bianche che è pronta a scrivere per la sua famiglia ed i suoi figli, nella nuova città che oggi la ospita.

Laura, sei una persona impegnata nel mondo dello spettacolo, ma anche la madre di due bambini. Come riesci ad organizzare i tuoi impegni?

«Dopo il matrimonio, ma soprattutto con l’arrivo dei figli, la mia vita è cambiata. Oltre che alla mia famiglia di origine, prima dedicavo tutte le mie energie alla professione. Sono entrata nel mondo dello spettacolo partendo da una piccola cittadina di provincia. Sin dall’inizio ho capito di essere entrata in un mondo che ti portava a fare delle scelte. C’era chi raggiungeva la notorietà annunciando la relazione con qualche personaggio famoso, o partecipando ai reality, i programmi televisivi che si ispirano alla vita della gente comune. Invece io ho preferito perfezionarmi, lavorare sulla mia personalità: tutto sommato ero solo una modella e provenivo dall’ambiente della moda. Quindi, prima di esordire nell’universo mediatico italiano, ho studiato la lingua, sono andata a scuola di dizione, e ho dovuto anche familiarizzarmi con la cultura italiana, che nel mio caso ha significato prepararmi a conoscere i personaggi più famosi dello spettacolo. Ad esempio, quando ho intervistato Rita Pavone io non la conoscevo; mi sono preparata sulla sua carriera, sulla sua vita ed i suoi successi. Un percorso formativo che, essendo io di cultura spagnola, mi sono poi trovata a seguire con tutte le altre celebrità italiane ed internazionali che ho intervistato».

Ci puoi spiegare come una modella riesce a diventare un personaggio dello spettacolo?

«Provengo da una famiglia normalissima. Sono nata a Leon, città di montagna, simile ad Airolo, in Ticino. Mio padre era commercialista, mia madre aveva un negozio di libri. Una persona che conosceva i miei genitori e lavorava a Barcellona per una agenzia di modelle, propose ai miei di farmi entrare nel mondo della moda. Io ero entusiasta; ma dovetti attendere. Raggiunta la maggiore età, con mia madre mi presentai alla agenzia dove lavorava questo conoscente. Diventai subito una modella giramondo. Ma sempre accompagnata da mia madre che, pur di starmi accanto, ha fatto grandi sacrifici economici e mi ha dedicato tanto tempo. Ho sempre desiderato non deludere i miei genitori. Mi hanno concesso di seguire le mie aspirazioni professionali. Ma sono sempre rimasti pronti ad accogliermi, se avessi voluto tornare a casa. Cosa che, tutto sommato, silenziosamente hanno sperato.
Ricordo che un giorno ero nel backstage di una sfilata di Valentino. Arriva la troupe della RAI. Cercano una persona disponibile ad intervistare le colleghe. Mi sono fatta avanti. Quando a Roma hanno visionato il video mi proposero di trasferirmi nella capitale italiana, e un contratto come inviata per la trasmissione Oltremoda di RAI1. Tutto è iniziato così…».

Cosa hai imparato dalla tua esperienza nei media?

«Andiamo con ordine. In televisione l’immagine viene prima della parola, e quindi chi conduce ha tempo per organizzare un dialogo con gli ospiti. Ho seguito questa regola in tutte le trasmissioni cui ho partecipato, come ad esempio Mezzogiorno in famiglia per RAI2, Controcampo per Italia1, Notti mondiali su RAI1, per non parlare di Festival Show, che si è svolto alla Arena di Verona, dove ho presentato in diretta i big dello showbusiness, come Andrea Bocelli: per me è sempre una grandissima emozione ed una responsabilità gestire una platea di decine di migliaia di spettatori: a Verona erano in tredicimila! È una esperienza totalmente diversa da quella si prova a parlare davanti ad una telecamera, che in fondo è un oggetto. La stessa regola mi è servita anche quando ho recitato davanti alla macchina da presa, oppure per il cinema, quando ho partecipato a film come “Maschi contro femmine”, che ha vinto numerosi premi, ed a varie serie televisive, tra cui ricordo Capri, di RAI1, dove ho incontrato Lucia Bosé, che mi ha dato consigli preziosissimi per migliorarmi come attrice; e poi anche a tre stagioni della serie Squadra Mobile di Mediaset, dove interpretavo una malvivente sudamericana. La capacità di gestire la scena ed il rapporto con il pubblico mi sono inoltre servite anche a teatro, recitando con il duo comico Ale e Franz per il programma “Buona la prima”, che si ispirava al popolarissimo format della tedesca Sat.1 Schillerstrasse, senza un copione, improvvisando tutti i dialoghi. Come regola generale, nei programmi di intrattenimento tutto si gioca sulla velocità ed i tempi delle battute: sono brevissimi, è vietato sbagliare. In radio, invece, la gente non ti vede: è la voce a catturare il pubblico. L’ho imparato nel mio biennio di conduzione con Max Giusti del programma SuperMax di RAI2, trasmissione che poi ha addirittura vinto l’Oscar italiano per le produzioni radiofoniche. Dopo queste esperienze, in anni più recenti mi sono concentrata sulle trasmissioni sportive che mi hanno fatta diventare popolarissima. Ma, devo riconoscerlo, anche in questo caso ho dovuto imparare regole e personaggi di un universo sportivo, quello calcistico, che assolutamente non conoscevo. Delle mie esperienze in ambito calcistico ricordo poi la conduzione, con Antonella Clerici, della Partita della Pace, in onore del Papa, allo Stadio Olimpico di Roma, e dove ho anche personalmente incontrato la superstar argentina Diego Armando Maradona».

Cosa ne pensi dei social, che negli ultimi anni hanno invaso anche il mondo dello spettacolo?

«Ho sempre evitato di aumentare la mia popolarità usando le reti sociali. Cerco di difendere la mia vita privata dall’invadenza dei social networks. Naturalmente, quando ero conduttrice televisiva i social erano utili a moltiplicare i contenuti delle mie trasmissioni. Ma oggi, avendo una famiglia, non ho più informazioni da pubblicare sul web. Cosa dovrei dire? Che passeggio sul lungolago di Lugano? Che porto i miei bambini al Parco Ciani? Oggi sono felice della famiglia che ho creato. Restando in argomento social, credo che siano necessari a tutti i giovani artisti che oggi vogliono esordire nel mondo dello spettacolo. Tuttavia non si deve dimenticare che i social distraggono il pubblico dalla vita reale, lo immergono nella bellezza artificiale di immagini sempre curate, più che perfette, magari ritoccate, che possono dare la illusione di una perfezione irrealistica e spesso portano anche a sentirsi insoddisfatti del proprio aspetto. Anche questo è un problema di cui si deve tenere conto, quando si parla di social. Oggi viviamo in una realtà diversa, aumentata, che non esisteva quando è iniziata la mia carriera artistica».

Oggi sei moglie, e anche madre della piccola Melania, di 3 anni, e di Romeo, che ha pochi mesi. Vivi a Lugano. Conoscevi già il Ticino?

«Quando vivevo a Milano, insieme ad un gruppo di amici eravamo sempre pronti a giocare partite di tennis a scopo benefico. Da semplici dilettanti. Per divertire, divertirci e terminare la giornata magari andando a cena, tutti insieme, in un bel grotto. In Ticino ci siamo esibiti a Chiasso e Lugano. Ho visitato anche i Grigioni, la zona di Saint Moritz. Sono state proprio queste mie prime esperienze in Svizzera a farmi conoscere il resto del Paese».

Come ti trovi a Lugano, quali sono le tue prime impressioni?

«Come sempre, in ogni nuova esperienza di vita ci sono i pro e i contro. Iniziamo da quest’ultimo aspetto. Inizialmente ho trovato difficile crearmi una nuova cerchia di amici, al di fuori delle conoscenze di mio marito. Prima dell’arrivo dei miei figli ho fatto di tutto per ottenere ruoli in sintonia con le mie esperienze, di crearmi un nuovo spazio professionale, un mio gruppo di lavoro in una realtà mediatica, come quella ticinese, che é molto più piccola dei networks italiani. Ma quando decisi di vivere a Lugano mi sono fatta guidare dall’istinto; ero comunque pronta ad un cambiamento. Veniamo ai pro della mia nuova vita in Ticino: non cambierei Lugano per nessun’altra città al mondo. Ho tantissimi amici. Pur essendo l’area latina della Svizzera, anche in questo Cantone si seguono le regole d’oltre Gottardo. Sono entusiasta del particolare mix tutto ticinese di cultura, impostazione sociale confederata, e tradizione latina. I miei figli hanno preso la l’indole svizzera di mio marito, Fabio Cattaneo; sono orgogliosi di sentirsi innanzitutto luganesi e, per parte di madre, anche di Leon».

Che cosa c’è nel tuo futuro, soprattutto dopo le difficoltà della pandemia?

«Ho rinunciato al mio lavoro perché credo che i genitori debbano contribuire alla educazione dei figli, e non lasciare tutte le responsabilità educative alla scuola. Questo è il compito che io ora, nella mia famiglia, mi sono assegnata per la mia Melania ed il mio Romeo, e per questo ho preferito rinunciare a sviluppare nuove opportunità. In ambito professionale, il lockdown ha fermato lo sviluppo di un mio format televisivo. Mi hanno anche proposto un film. Era da girare in Sudamerica: ho rifiutato. In questo momento della mia vita, ripeto, la priorità resta l’educazione dei miei figli ed occuparmi della mia famiglia. Infine, per quanto riguarda la pandemia, se riconosco che ci ha portato a subire gravi complicazioni sanitarie, allo stesso tempo noto che ha portato ad un ridimensionamento dei nostri stili di vita. Ci ha imposto di moderare le nostre aspirazioni. Apprezzare la semplicità delle piccole cose, quelle stesse che hanno fatto felici anche i nostri nonni. Riscoprire il nostro territorio. Ed oggi, essere pronti, tutti insieme, a costruire un mondo migliore».