Cambia il tipo di competizione, ma Joel Camathias si sente sempre in corsa. Fresco 42enne, il luganese ha appeso il casco al chiodo e data per conclusa la sua bella carriera di pilota, che lo ha visto cimentarsi sui circuiti del mondo intero, per concentrarsi su quella, più discreta, di imprenditore e quella, decisamente più impegnativa, di papà di due bambini piccoli.
Joel, sei a un giro di boa decisivo…
«Sì, dopo lunga riflessione, ho deciso di smettere di correre, anche se piloti lo si rimane sempre, e non si sa mai cosa può succedere. Ho realizzato che non ero più nella disposizione giusta per continuare a correre, anche da semi-professionista. Gareggiare richiede un impegno pieno e anche così è sempre più difficile competere con ragazzi molto giovani, veloci e di talento, che passano la vita a correre, provare ed allenarsi. Poi, inevitabilmente, crescendo negli anni, la focale si allarga, non si è più concentrati su una cosa sola, specie quando arrivano i figli…».
Il bilancio di questi 27 anni di gare è comunque positivo?
«Assolutamente sì, nonostante ci siano sempre cose che si potevano fare altrimenti. Ho iniziato a 14 anni coi kart, sono arrivato fino alla F3000 e all’Indycar con le monoposto, ho avuto successo in GT, con vittorie alla 24 Ore di Spa, un titolo GT in LMS e due nel GT Open. Ho avuto la fortuna di correre due volte la 24 Ore di Le Mans, che è la gara più affascinante del mondo. Non mi posso proprio lamentare».
Le corse erano nel dna familiare, hai seguito le orme di tuo papà Romeo e del prozio Florian, e anche le attività imprenditoriali sono nel solco familiare…
«È così. Dopo la prematura scomparsa di mio padre, ho ripreso le attività, alle quali mi ero già avvicinato ma senza un impegno continuo, adeguandole a quella che è la nuova situazione. L’attività di private banking è venuta meno da sola, perchè era legata molto strettamente a mio padre, mentre Camathias Assicurazioni SA e Camathias Real Estate SA sono due realtà solide, che hanno una precisa filosofia: prediligere qualità a quantità e un rapporto personalizzato con il cliente. Non sono aziende con vetrina sulla via principale, non cerchiamo volume a tutti i costi. Ci interessa di più stabilire un rapporto stretto e di piena fiducia con il cliente ed elaborare soluzioni su misura per le loro esigenze».
Corse e affari sono due mondi molto diversi, ma forse l’approccio è simile?
«Direi di sì. In gara, conta andare forte in pista, ma soprattutto il lavoro che c’è dietro e prima, che è molto tecnico, basato sull’analisi dei dati, ricerca, sperimentazione e cura dei dettagli, tutte cose trasferibili a quanto faccio oggi. Il campo è diverso, ma l’approccio molto simile, cosiccome la soddisfazione quando si raggiunge l’obiettivo prefisso».
Magari non c’è lo stesso livello di adrenalina…
«Effettivamente no, ed è un bene, perchè negli affari ci vuole accortezza e non precipitazione, ma ho trovato il modo per coltivare lo spirito di competizione, che non andrà mai via. Ho sempre curato molto la condizione fisica e continuo a farlo, soprattutto con CrossFit e trail running, ma ho da poco scoperto il Padel, che mi piace tanto. È uno sport veloce, intenso e molto fisico, che mi sta conquistando anche a livello competitivo. Un ottimo modo per continuare ad avere obiettivi agonistici».