Gianni Moresi, lei ha lavorato per tanti anni nel mondo della scuola. Quale esperienza tratto dall’assidua frequentazione dei giovani, con le loro speranze, i dubbi e i problemi?
«Innanzitutto devo ammettere che ho avuto un percorso professionale del tutto particolare. Infatti dopo la maturità liceale tipo B (letterario) ho frequentato i corsi alla Facoltà di scienze economiche e sociali dell’Università di Friburgo dove ho conseguito la licenza (lic.rer.pol.) nel 1975. Nel frattempo avevo seguito anche i corsi presso l’Istituto di giornalismo della medesima università. Erano gli anni dove mancavano docenti in quasi tutti gli ordini scolatici ticinesi. E anch’io, come altri miei compagni di studio, ho quindi iniziato la mia carriera quale docente di materie economico-commerciali in diverse scuole professionali ticinesi. Un’ottima ed indimenticabile esperienza. In seguito per dieci anni sono stato responsabile dell’Ufficio PR di una grande banca svizzera. E dal 1990 sono tornato ai vecchi amori quale direttore aggiunto e sostituto del Capodivisione presso la Divisione della formazione professionale del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, fino al mio pensionamento nel 2012. In questi decenni ho avuto la grande opportunità di vivere ed operare nel mondo giovanile. Con l’avvento delle nuove tecnologie il mondo è radicalmente cambiato. Ma i giovani sono sempre i giovani con i loro sogni, le loro aspettative ed i loro problemi. Talvolta i media ci danno un’immagine poco edificante del loro mondo. Al contrario, e ne sono sicuro in base alla mia lunga esperienza, la maggior parte di loro vivono positivamente, hanno obiettivi e per questo si impegnano in maniera costruttiva e con entusiasmo per raggiungerli».
In un Ticino prospero e benestante esistono tuttavia aree di disagio e marginalità nel mondo giovanile. Che cosa sarebbe necessario fare per aiutare chi più ha bisogno?
«Per la minoranza dei giovani problematici occorre definire strategie praticabili che non sono di facile soluzione, in quanto ogni caso è particolare. Ciò soprattutto per il fatto che, nella maggior parte delle situazioni, il disagio è dovuto a motivi familiari. Nel nostro Cantone esistono varie tipologie di strutture, anche se non sono al momento attuale sufficienti, che rispondono sul territorio ai questi bisogni sociali. Un esempio concreto sono i progetti Midada a Locarno e Macondo a Chiasso, gestiti dalla Fondazione Il Gabbiano (www.fgabbiano.ch), della quale sono membro del consiglio e presidente della associazione degli amici».
Un lungo impegno nella politica ticinese. Come è cambiato questo Cantone nel corso degli ultimi decenni?
«Sono stato 12 anni Consigliere comunale e ben 16 anni Sindaco del Comune di Bissone. E anche candidato al Consiglio nazionale. È vero, il mondo politico in generale ed i suoi attori sono cambiati, e di molto. Attualmente mancano le figure di riferimento, che sono fondamentali in una società democratica. Io ho sempre cercato di lavorare al meglio a favore della comunità. Ad ogni problema ci sono soluzioni costruttive ed in questo senso ho sempre operato con fiducia ed ottimismo in prospettiva futura. Soprattutto ho sempre cercato di investire in energie positive, lasciando ad altri le sterili polemiche, che non portano a nulla. A coloro i quali intendessero impegnarsi in questo ambito dico che è una bella ed interessante esperienza, che serve parecchio anche dal punto di vista professionale. Un’attività che consiglio vivamente ai giovani, anche se prende tempo. Importante però è sempre prepararsi bene, approfondire le tematiche, esprimersi con cognizione di causa. Con queste premesse il futuro potrà essere consegnato alle giovani generazioni con fiducia ed ottimismo».
Dopo la scuola e la politica, l’enologia. Come nasce la passione per il l’arte di produrre vino e perché questo mondo la coinvolge in un modo così importante?
«A dire il vero nel mondo vitivinicolo sono entrato quasi per caso nel 2002 con la designazione quale membro e rappresentante del Cantone Ticino del Consiglio di fondazione dell’allora EIC Scuola di ingegneria di Changins (VD), ora Changins (www.changins.ch), della quale sono diventato Presidente nel 2003, carica poi svolta fino al 2015. Essere alla testa del Centro di competenza nazionale per tutta la formazione superiore nella viticoltura, nella frutticoltura e nell’ enologia, mi ha molto stimolato ad approfondire le varie tematiche settoriali. Ed ho vissuto anni indimenticabili con le varie persone conosciute in quell’ambito. Uomini e donne di scienza con visioni anche filosofiche ed artistiche. In particolare ricordo con piacere la trasferta in California con gli studenti ed i loro docenti accompagnatori in occasione della Sommer School, una primizia per Changins».
Lei è presidente dell’IVVT, Interprofessione della vite e del vino ticinese. Quali sono le finalità che si prefigge questa associazione?
«Dopo il mio pensionamento e la susseguente nomina a “Président d’honneur” di Changins sono stato chiamato a presiedere l’IVVT. È il cappello dell’intera filiera vitivinicola cantonale, che raggruppa tutte le associazioni che vi ruotano attorno, ossia la Federviti, l’Associazione viticoltori vinificatori ticinesi, l’Associazione dei negozianti di vino e la Cantina di Mendrisio. Ad essa spettano i compiti di far convivere costruttivamente le variegate realtà di produzione e di trasformazione. Al suo interno vi sono le commissioni che si occupano di tematiche specifiche: TicinoWine (promozione, fitofarmaci, vitigni, marchio VITI, DOC, cioè tutela della Denominazione di Origine Controllata) e l’Associazione “Vino e territorio Ticino” che gestisce la “Corte del vino”, luogo di promozione dei vini ticinesi, a Morbio Inferiore».
Quali sono i principali progetti su cui sta lavorando e quali obiettivi si prefigge di raggiungere nel corso di questo suo mandato?
«La parola chiave è sostenibilità. Uno degli scopi principali dell’Interprofessione è infatti quello di pianificare una viticoltura sostenibile finanziariamente ed ecosostenibile in prospettiva futura. Fra i vari progetti sul tavolo cito:
- La creazione di un fondo cantonale vitivinicolo per premiare le difficoltà gestionali e per salvaguardare il valore ecologico-paesaggistico della viticoltura eroica (mozione A. Piezzi).
- La concretizzazione del progetto “ViSo Ticino – Viticoltura Sostenibile Ticino”. Gli scopi sono quelli di individuare e testare pratiche legate alla produzione primaria capaci di migliorarne la sostenibilità ambientale ed economica con dirette ricadute positive sulla salvaguardia e la promozione della biodiversità.
- L’avvio di uno studio dal titolo “IVVT 2030: sviluppo di una strategia per iOS settore vitivinicolo ticinese”.
- La visibilità della “Corte del vino”, nel Parco delle gole della Breggia a Morbio Inferiore, deve essere migliorata quale luogo di promozione del vino ticinese.
Ora che si è ritirato dalla vita lavorativa, a quale altre passioni vuole dedicare il suo tempo?
«Sono un appassionato di sport. Adesso lo pratico poco (solo nordic walking e qualche passeggiata in montagna nelle stagioni calde) ma lo seguo molto ad alti livelli soprattutto calcio, hockey, basket e pallavolo. A livello operativo sono stato Presidente della SPB Società pallanuoto Bissone e addetto-stampa dell’HCL Hockey Club Lugano, società con le quali ho passato bellissimi e indimenticabili momenti. Attualmente sono anche Presidente dell’Atidu Associazione per le persone con problemi di udito. Inoltre mi piacerebbe poter viaggiare di più per scoprire nuovi mondi».