In che misura e in che modo la filantropia sta cambiando per far fronte alle trasformazioni di una società sempre più complessa?
«È in atto un sostanziale ripensamento del modo di operare delle istituzioni filantropiche. La pandemia ci ha dimostrato che i filantropi sanno e vogliono mettersi in gioco, ma anche che sono richiesti processi più rapidi e trasparenti, decisioni più celeri e sostanziali semplificazioni per chi cerca una donazione filantropica. Il principio è la ricerca dell’efficacia e la capacità di rispondere con prontezza a un contesto in rapido mutamento e spesso su una scala inaspettata, come sta avvenendo appunto nella recente crisi pandemica».
La solidarietà nei confronti dei più deboli, dei minori, degli emarginati diventa dunque un impegno etico e morale imprescindibile?
«Tutti gli indicatori economici ci dimostrano che è in atto una concentrazione della ricchezza. Forbes stima che nel 2020 la ricchezza complessiva degli oltre 2’200 miliardari del mondo è aumentata complessivamente di 1.900 miliardi di dollari. Parallelamente, il Coronavirus ha dilapidato nel 2020 17.500 miliardi di dollari (Global Wealth Report 2020). La povertà fa un balzo in avanti negli anni della pandemia e raggiunge valori record. A titolo di esempio, un italiano su dieci si trova in grave difficoltà economica. In Svizzera, l’Ufficio Federale di Statistica parla di 735 mila persone in condizione di povertà.
È evidente che di fronte a questi dati la solidarietà interpersonale non basta, ci deve essere un adeguamento delle leggi che corregga le distorsioni del mercato, senza penalizzare l’imprenditorialità. Si tratta quindi non solo di un impegno etico e morale, piuttosto di un dovere imprescindibile degli organi di governo internazionali».
Personalmente, quale insegnamento ha tratto da queste vicende sul piano del senso della vita?
«Come molti altri, anch’io mi sono resa conto che c’era un unico modo di dare significato a questo periodo: utilizzare il proprio patrimonio, non solo di conoscenze e relazioni, e farne uno strumento di speranza, impegnandomi da subito per l’emergenza. Penso che chi opera nella mia professione abbia una situazione di privilegio, perché quando le situazioni diventano precarie può fare molto, subito e liberamente».
Da oltre dieci anni hanno luogo in Ticino simposi di filantropia aperti al pubblico. In questo contesto, gli incontri fra mecenati che ruolo hanno? Com’è iniziata questa avventura?
«La storia dei simposi di filantropia è un percorso che ha origini lontane. Nel 2010 l’USI ha promosso un primo appuntamento intitolato Interagire con le fondazioni a fronte di una ricerca sulle fondazioni di pubblica utilità sotto la supervisione scientifica del Prof. Gianluca Colombo e mia. Quella ricerca è stata l’avvio di un percorso che ha portato la comunità ticinese a interrogarsi sull’apporto delle fondazioni e dei mecenati per il territorio, con l’obiettivo di accompagnare e dare impulso alle trasformazioni in corso nella società civile. Valentina Del Fante, che faceva parte del gruppo di lavoro e ora è braccio destro del direttore generale del LAC, lo ricorda così: “quella ricerca mi ha cambiato la vita in quanto mi ha permesso di conoscere a fondo il mondo fondativo ticinese e di lavorare a un dossier che di fatto ha messo in relazione il Canton Ticino con il resto della Svizzera in un ambito che fino ad allora era stato poco approfondito. Uno studio che ha portato a nuove conoscenze, competenze e relazioni che hanno portato un grande valore al nostro territorio”».
Com’è proseguito questo percorso?
«Il 22 settembre 2011 fu poi la volta di Fondazioni culturali: modelli ed esperienze di collaborazione fra pubblico e privato. Centoventi fra consiglieri di amministrazione e di fondazione si ritrovarono con il direttivo di SwissFoundations al gran completo a Villa Principe Leopoldo per una giornata di studi. Moreno Bernasconi, presidente della Fondazione Federica Spitzer moderò i lavori di quella storica giornata che ricorda così: “lo Stato e la Società civile si guardano storicamente con sospetto. Soprattutto nella Svizzera italiana. Il convegno fece scoprire per la prima volta in Ticino che il meglio delle iniziative promosse dal primo e dalla seconda non si annullano a vicenda ma sono uno straordinario moltiplicatore di efficacia a beneficio del bene comune”. In quell’occasione, il Dossier svizzero sulle fondazioni del CEPS-Center for Philanthropy Studies dell’Università di Basilea fu tradotto per la prima volta in lingua italiana e nacque l’idea di creare una rete delle fondazioni erogative ticinesi a cui fu data vita nel 2017. Parallelamente per iniziativa di UBS nasceva nel 2013 il Lugano Philanthropy Day dedicato ai temi legati agli ONU millennium goals al quale hanno partecipato relatori prestigiosi provenienti dalla Svizzera e dall’estero».
25-26 settembre 2014: La società generosa. Come nacque invece questo incontro?
«Il 29 giugno 2014 scompariva improvvisamente Pier Mario Vello. Quell’anno Vello aveva pubblicato il libro che viene considerato il suo testamento spirituale, La società generosa, e l’incontro di settembre fu pensato per onorare la sua visionarietà e riflettere sulle sue idee con l’intervento di alcuni storici protagonisti della filantropia internazionale quali, fra gli altri, Rolando Benedick, Presidente del Leopard Club, il club di sostegno del Festival cinematografico di Locarno e Maria Vittoria Rava, Fondatrice e Presidente della Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus.
L’allora Presidente del Consiglio di amministrazione di Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, chiese ad Arnoldo Mosca Mondadori, allora membro della Commissione centrale di beneficenza di Fondazione Cariplo, di rappresentarlo. in una sala vibrante di energia, Mondadori pronunciò di fronte a oltre 200 persone uno storico discorso: “Quello della Società Generosa si può considerare forse il testamento spirituale di Pier Mario: un percorso ideale per l’uomo e le comunità in cui esso vive ed opera, che per essere realizzato ha bisogno di un nuovo umanesimo. La generosità umana può diventare azione strategica e organizzata, metodo e visione insieme. Io ho condiviso il suo pensiero, attraverso una grande amicizia che ci univa”.
Alla fine di quel discorso Mosca Mondadori mi passò il testimone. Gli esiti di quel percorso di ricerca e di pensiero si trovano, non a caso, nel mio ultimo libro La relazione generosa. Guida alla collaborazione con filantropi e mecenati (FrancoAngeli, 2020)».
Il 21 settembre del 2018 seguì L’energia del mecenatismo a Villa Negroni e il 19 ottobre 2019 Sinfonie di intenti. Passioni, visioni e progetti di mecenatismo musicale al Conservatorio della Svizzera italiana. Una svolta nella sua visione degli incontri sul mecenatismo?
«L’energia del mecenatismo e Sinfonie di Intenti hanno aperto la strada a un percorso diverso, un’apertura significativa a un mondo fino ad allora poco esplorato.
Letizia Tedeschi, direttrice della Fondazione Archivio del Moderno così si esprime al riguardo: “per la nostra Fondazione è stato un momento di svolta e di riflessione sulle nostre modalità operative, sulla nostra volontà di azione per il bene comune; è stata una sfida per aprire nuove frontiere rivolte al mecenatismo contemporaneo che si dedica alla cultura e al mondo della ricerca in campo umanistico. In quel momento, mi sembrava utile che venisse data voce ai protagonisti, vale a dire ai mecenati stessi. Sono loro coloro i quali, infatti, stanno trasformando il mondo”.
Personalmente penso che, più che ascoltare solo gli esperti del mondo universitario e commentare il contributo dei mecenati, per il Ticino sia centrale in questo momento costruire un dialogo con i protagonisti e le personalità che oggi investono denaro, passione, energia, risorse in processi che, in alcuni casi, stanno trasformando la società. La loro testimonianza diretta porta con sé quel valore aggiunto di umanità che può arricchire ognuno di noi e può favorire sempre nuove iniziative filantropiche. Il Ticino ha bisogno di una cultura del mecenatismo che consenta ai mecenati stessi di esprimersi al meglio per il beneficio stesso di questo Cantone».
Che cosa ne pensa delle nuove iniziative che stanno nascendo in questo settore?
«Stanno nascendo moltissime iniziative in tutta la Svizzera: ad alcune partecipo personalmente, le altre le seguo con vivo interesse. Raccogliere un’eredità e trasformarla con stili, accenti e visioni diverse è stimolante. La diversità è sempre segno di ricchezza e la filantropia nasce, cresce e si sviluppa grazie al confronto attivo. Il futuro si costruisce così».