Oramai al calar della sera fa freddo e io ho dimenticato i guanti. Cerco di ritrovare l’acciottolato, fiocamente illuminato, che mi conduce alla Casa dei Soviet, attorno a me, i recenti scavi che hanno riportato alla luce le fondamenta del maestoso castello di Königsberg. Davanti a me invece, avvolto in una nebbia sottile, si erge il “Robot sepolto”, è così che viene chiamato l’imponente palazzo, oggi fatiscente e mai terminato, che, nel periodo sovietico avrebbe dovuto ospitare gli uffici governativi della regione di Kaliningrad. La sua costruzione iniziò nel 1967 proprio sulle rovine del catello prussiano raso al suolo dai bombardamenti inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale, ma non venne mai conclusa, prima per mancanza di soldi, in seguito per la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Nato dall’idea dell’architetto ucraino Yulian Shvartsbreim, il cui progetto prevedeva 28 piani di cui però solo 21 furono completati, la Casa dei Soviet di Kaliningrad domina gran parte della città e rappresenta un tipico esempio di architettura brutalista sovietica.
Ai piedi del “Robot”, il Goveratore Anton Alikhanov mi sta aspettando. Ha accettato di assecondare la mia curiosità e di realizzare l’intervista durante la visita della Casa dei Soviet. Con lui, oltre all’autista, che lo aspetterà a bordo di un furgoncino nero, c’è il guardiano del sito, oramai inaccessibile, un po’ per le pessime condizioni del palazzo, un po’ perché i lavori di abbattimento cominceranno a breve, e Andrey Tolmachev, Direttore generale della Corporazione dedita allo sviluppo della regione, il quale segue da vicino i lavori di trasformazione della struttura previsti per quest’anno.
Il progetto relativo alla Casa dei Soviet riflette bene l’ondata di cambiamento che da qualche anno sta investendo la regione, cioè da quando alla sua testa siede il giovane Governatore Anton Alikhanov, classe 1986.
Nominato direttamente dal Presidente Putin in qualità di Governatore ad interim nel 2016 all’età di 30 anni (allora il più giovane di tutta la Federazione Russa), Anton Alikhanov è stato ufficialmente riconfermato dalla popolazione di Kaliningrad un anno dopo, ottenendo ben l’81% delle preferenze.
Il giovane Governatore, per anno di nascita e per il sangue che gli scorre nelle vene, incarna l’essenza stessa, multiculturale e multietnica, tipica di quella che fu l’Unione Sovietica e che, ancora oggi, è la Russia. Di radici, da parte di madre, russe e georgiane e, da quella di padre, russe (discendente dei Cosacchi del Don) e greche (Greci del Ponto), Anton Alikhanov è nato a Sukhumi, sul Mar Nero, nell’allora Repubblica socialista sovietica autonoma di Abkhazia.
I moti nazionalisti successivi alla dissoluzione dell’URSS, soprattutto nella zona del Caucaso e il loro sfociare in molteplici conflitti, fra cui appunto la sanguinosa guerra georgiano-abcasa del 1992, obbligarono la famiglia Alikhanov a fuggire frettolosamente a Mosca in cerca di riparo.
Il Governatore di Kaliningrad non è un politico della “nomenklatura”, non appartiene all’establishment e non si è appoggiato su nomi altisonanti della classe politica russa per la sua ascesa professionale e politica. Al contrario, propone un’immagine di sé progressista, dinamica e innovatrice.
Fin dall’infanzia, nella follia di Mosca e della Russia degli anni ‘90, il suo percorso non può considerarsi privilegiato. Arrivata nella capitale, la famiglia Alikhanov è stata obbligata a ricominciare da zero, con pochi mezzi e ancor meno certezze. Si dice che il giovane Anton studiasse e si allenasse nelle arti marziali giorno e notte. La sua caparbietà e la sua risolutezza lo hanno guidato fino alla carica di Governatore di Kaliningrad.
Menzionato l’anno scorso nella lista dei 127 leader con meno di 40 anni impegnati a cambiare il mondo stilata dal WEF (Young Global Leaders), Anton Alikhanov vanta un curriculum notevole.
Laureato in finanza e giurisprudenza presso l’Università di finanza del Governo della Federazione Russa di Mosca, ha immediatamente cominciato a lavorare in seno al Ministero della Giustizia. Nel 2012 ha discusso la tesi di dottorato in economia. Dal 2013 è nominato prima Vicedirettore, poi Direttore, all’interno del Ministero dell’Industria e del Commercio per le questioni relative agli scambi commerciali con l’estero. Nel 2015, poco prima di essere assegnato all’estremo ovest della Federazione, Anton Alikhanov diventa membro del sottocomitato per la politica commerciale del Consiglio consultivo commerciale della Commissione economica eurasiatica.
Ambizioso e perfezionista, il giovane originario di Sukhumi è recentemente entrato a far parte della classifica dei 20 migliori governatori della Federazione Russa (sono 85 in totale) e fra i primi 10 della cosiddetta nouvelle vague della politica del grande paese, per la sua vicinanza ai cittadini, per la velocità di risoluzione dei problemi e l’efficienza nella gestione del lavoro.
Energia, determinazione, fermezza sono tratti che riconosco mentre saliamo le scale dei 21 piani di una delle torri della Casa dei Soviet. Fra una domanda e l’altra Anton Alikhanov si assicura che io non metta un piede in fallo, che la torcia del suo e del cellulare di Andrey Tolmachev riescano ad illuminare perfettamente il percorso che dobbiamo percorrere fino alla cima, così che io non debba preoccuparmi di nulla.
Ed è così che abbiamo parlato del suo lavoro, della Russia di oggi e soprattutto del futuro della regione di Kaliningrad.
Lui che si sposta in bicicletta, preferisce muoversi senza guardie del corpo, suona la chitarra quando vuole rilassarsi e non si sottrae mai se qualche cittadino lo interpella per la strada, non ha avuto esitazione nel rispondere a domande dirette sul suo percorso e le sue scelte di vita:
Perché dopo aver concluso egregiamente gli studi proprio la scelta dello Stato e non una carriera nel settore privato?
«Ho semplicemente deciso di tentare, di cominciare dallo Stato. La possibilità di cambiare eventualmente direzione l’avrei sempre avuta, ma già dopo i primi tempi ho capito che ciò che stavo facendo mi piaceva. Progressivamente, avanzavo. Dal Ministero di Giustizia sono passato a quello dell’Industria e del Commercio, poi è arrivata la proposta di venire a Kaliningrad, di rendermi utile qui. L’aspetto salariale, inizialmente magari più allettante nel settore privato, non è mai stato preponderante nelle mie scelte, per me era più importante fare, adempiere a qualcosa di valido».
Grinta e sicurezza sembrano essere tratti marcanti del suo carattere. Alla domanda come diventare Governatore a 30 anni, risponde: «Vuoi diventare Governatore? Diventa Governatore» come se fosse una semplice questione di volontà….
«Evidentemente non si tratta semplicemente di forza di volontà. Altrettanto rilevanti sono elementi quali la fortuna e le coincidenze, ma nessun traguardo, nessun livello si può raggiungere senza passione e ambizione nel voler crescere, avanzare e mostrare il risultato. La sola ambizione è insufficiente e proprio per questo è importante costruire delle fondamenta solide, come una formazione appropriata. Per quanto riguarda il mio lavoro è essenziale lavorare sodo e bene, costantemente. La professionalità paga sempre».
Nelle sue parole non sembrano esserci tentennamenti. Quanto l’esperienza di dover abbandonare la propria città natale, il crollo disastroso dell’URSS, la disperazione degli anni ‘90 e le conseguenti privazioni nella vita quotidiana hanno influenzato il suo sguardo sul futuro?
«Sono convinto del fatto che più difficoltà una persona attraversa, più queste la renderanno forte. Nella formazione della mia personalità, del mio carattere, la mia infanzia non facilissima, è stata certamente incisiva. Ancora di più però sono state per me le esperienze vissute dai miei genitori. A trent’anni passati sono stati obbligati a lasciare tutto, a ricominciare da zero a Mosca in un momento storico durissimo per la Russia. E ce l’hanno fatta. Professionalmente hanno ritrovato il successo che avevano già prima di partire dall’Abkhazia. Loro sono stati per me un esempio importantissimo di come non arrendersi mai. Indipendentemente dalle avversità che la vita può presentare, è sempre possibile rimettersi in pari».
Sukhumi-Mosca-Kaliningrad. Oltre al successo personale ottenuto alle elezioni regionali nel 2017, è innegabile che dal suo arrivo a Kaliningrad le migliorie siano state molte. ..
«Non si deve pensare che i progetti realizzati a Kaliningrad negli ultimi anni siano nuovi. Si tratta di idee e piani esistenti da decenni. La maggioranza di essi rimonta agli anni ‘90 o agli anni 2000. Noi ci siamo limitati a metterli in pratica, ad attuarli. Dell’idea di rilanciare la SEZ, la zona economica a statuto speciale oppure quella di creare una zona offshore (SAR), si discuteva da molto tempo. Noi abbiamo fatto delle proposte e siamo stati sostenuti. Scherzo spesso sul fatto che a Kaliningrad è difficile essere “creativi”. Tanti progetti formulati nel passato sono rimasti sulla carta molto tempo prima di vedere la luce. Da parte mia, ho semplicemente avuto sufficiente convinzione, sicurezza e fede per concretizzarli. Evidentemente, si è trattato di un processo in cui l’appoggio del Presidente e del Governo regionale sono stati fondamentali. Ora è importante portare a termine tutto ciò che ci siamo prefissati già prima delle elezioni, come la costruzione del Centro oncologico, dell’Ospedale infantile regionale, l’ammodernamento di attrezzature e macchinari per gli ospedali, ma anche la realizzazione di strade e ponti particolarmente rilevanti per migliorare la circolazione viaria e ancora i parchi industriali, dove ottimizzare produzione, logistica, trasporti e processi di lavorazione».
Kaliningrad ha fra i suoi obiettivi anche quello di attirare investitori e residenti stranieri, i quali, stabilendosi e sviluppando le proprie attività nella regione possono beneficiare di numerosi vantaggi, quali i più interessanti?
«I rapporti fra Kaliningrad e gli stranieri e, in particolare, con i nostri vicini europei, sono di vecchia data. Molte aziende estere lavorano nella nostra regione da anni, penso alla ditta di omogeneizzati HIPP, ma anche a BMW, a HYUNDAI e molte altre. Da poco si è presentata una società franco-americana che produrrà formaggio qui da noi.
È stato un grande orgoglio per me accogliere a Kaliningrad nel 2019 la prestigiosa azienda svizzero-svedese ABB, leader mondiale nell’ automazione industriale e nello sviluppo di soluzioni energetiche. ABB ha aperto il suo primo centro ingegneristico in Russia proprio nella nostra regione. Essa impiega più di 50 persone ed è intenzionata ad intensificare la propria presenza. Le società che decidono di stabilirsi a Kaliningrad possono godere degli incentivi offerti dalla zona economica a statuto speciale (SEZ), primo fra tutti, quello fiscale. Nei primi sei anni di attività le tasse su profitti e proprietà sono pari a 0%. In più, si può contare su procedure semplificate per l’ottenimento dei visti da parte del personale straniero, oltre a sovvenzioni per il supporto del mercato del lavoro e ad altre misure di tutela. Oltre alla SEZ, è ora presente a Kaliningrad, sul territorio dell’”Isola Oktyabrsky”, vicino al nuovo stadio, una zona offshore (SAR – Special administrative region). L’area conta un centinaio di ettari ed è stata inizialmente concepita per facilitare il rientro di capitali russi locati in altre giurisdizioni, ma è ovviamente aperta anche a società estere. Investendo 50 milioni di rubli (circa 600mila euro) è possibile stabilire la propria attività sull’”Isola dell’Ottobre”. Gli attraenti benefici in termini di fiscalità e di infrastrutture sono conseguenti. Ad oggi sono 34 le società internazionali che si sono stabilite sull’Isola e per il futuro possiamo solo essere ottimisti».
Kaliningrad può vantare un patrimonio storico-culturale senza pari. Le testimonianze ancora presenti della ricchissima Königsberg sono numerose. Inoltre, l’intero complesso balneare delle coste e un ecosistema di flora e fauna unico al mondo ne fanno una regione particolarmente interessante da un punto di vista turistico. Cosa ci si aspetta e quanto è stata importante l’introduzione a luglio 2019 del visto turistico elettronico di 8 giorni?
«L’idea del visto elettronico al fine di facilitare l’arrivo dei turisti a Kaliningrad si ventilava da tempo. Siamo felici di essere stati fra i primi nel paese a trasformarla in realtà. Il nostro potenziale turistico è grande, abbiamo una media di 1,5 milioni di visitatori all’anno, russi e stranieri, senza contare il vero e proprio boom di turismo interno vissuto durante la pandemia. Dall’introduzione del visto elettronico e fino alla chiusura delle frontiere a causa del Covid-19, più di 70 mila turisti stranieri sono giunti nella nostra regione. Kaliningrad può contare su oltre duecento strutture alberghiere, più di mille ristoranti e bar, molti eventi culturali, fra cui festival musicali e cinematografici.
Da un punto di vista storico, la regione rappresenta un unicum in Russia per gli eventi che l’hanno vista protagonista. L’eredità ancora visibile è multipla e straordinaria: russa, sovietica, prussiana. Numerosi sono infatti i monumenti, i castelli, i forti, le chiese e le cattedrali che custodiscono una bellezza senza tempo. La ricostruzione e la conservazione degli edifici sono una parte importante dell’agenda politica della nostra regione anche perché la rilevanza turistica connessa è innegabile. Riconosciamo di possedere delle vere e proprie perle legate al passato. Il lavoro non manca e cercheremo di coinvolgere sempre più persone nella rivalorizzazione di questa ricchezza storica estesa su tutto il territorio».
Kaliningrad russa e aperta all’Europa si distingue per iniziativa e dinamismo. Anche lei in quanto giovane Governatore si distingue per iniziativa e dinamismo, ma non è il solo nella Federazione. La scelta di rappresentati di giovane età è in controtendenza con moltissime realtà europee dove la classe politica è spesso anziana. Secondo lei, la Russia, oltre a dare più spazio alle nuove generazioni, si può considerare terra fertile anche in termini di possibilità e di crescita?
«La scelta di mettere alla prova i giovani politici nelle regioni, quindi sul campo, non è nuova e nemmeno unica della Russia. Essa era già presente durante l’Unione Sovietica e la si trova spesso anche in Asia. È fondamentale cimentarsi in contesti diversi, lontani e allo stesso tempo a diretto contatto con la popolazione. In questo modo si è in grado di paragonare, di percepire i dettagli. Quello che si crede essere il miglior progetto preparato nel proprio ufficio moscovita dietro ad una scrivania ha un impatto completamente diverso una volta che si decide di adottarlo in una specifica regione, perché la percezione nella realtà è completamente diversa.
Non posso definire la Russia una locomotiva economica. È difficile fare paragoni con altri paesi, si tratterebbe di un esercizio senza senso, però avanziamo, facendo del nostro meglio, secondo le nostre capacità e al nostro passo, il quale non deve forzatamente ricalcare modelli prestabiliti o già esistenti. Purtroppo, rispetto ad altri contesti, penso agli Stati Uniti o all’Asia, l’Europa è rimasta indietro in materia di innovazione. Credo fermamente che oggi più che mai sia indispensabile creare ed investire nelle nuove tecnologie, nelle nuove idee, senza paure o reticenze».
Il Presidente Putin mette alla prova i giovani politici nelle regioni, preparandoli alle sfide future. La Russia economica si apre sempre più al mondo, intensificando scambi e cooperazioni. Il Governatore Anton Alikhanov volge uno sguardo positivo e fiducioso al futuro sviluppo della Russia più europea di tutte, Kaliningrad. Ed è proprio dalla cima della Casa dei Soviet, quando finalmente camminando sul tetto ammiriamo la vista mozzafiato su tutta la città, penso che forse il Governatore ha ragione e magari anche il celebre attore francese Gérard Depardieu, dal 2013 cittadino russo, quando dice che oggi, La Dolce Vita, si trova in Russia.