La pandemia continua a fare la parte del leone nei titoli di giornale e ha ripercussioni sulla nostra vita e sul nostro lavoro. Il virus ha innescato la più grande emergenza economica dalla crisi petrolifera degli anni settanta e una forte incertezza in merito agli ulteriori sviluppi. Il telelavoro, per alcuni settori e per alcune regioni, rappresenta una soluzione transitoria accettata sia dalle imprese sia dai lavoratori.
Ma sul medio e lungo termine quali saranno le nuove forme di lavoro che si imporranno? Quale sarà l’impatto di questa tendenza nel breve-medio termine sul piano giuridico e dell’organizzazione aziendale? Quale ruolo sta avendo la digitalizzazione nell’accompagnare questi processi? Il COVID-19 lascerà tracce anche sul mercato immobiliare, di cui è testimone la visibile riluttanza degli investitori nei confronti degli strumenti d’investimento orientati alle superfici commerciali?
Karin Valenzano Rossi, avvocato e membro CdA di Raiffeisen Svizzera, ha fornito dapprima una distinzione giuridica tra i vari termini utilizzati. «Il Codice delle obbligazioni parla di lavoro a domicilio. Siccome si riferisce a lavori artigianali le sue norme non sono direttamente applicabili al telelavoro, che invece è definito come lo svolgimento a casa delle mansioni d’ufficio. Lo smart working invece è un concetto più ampio, che si riferisce alle tecnologie di supporto che permettono di lavorare fuori ufficio in modo agile. Ad esempio spazi di coworking, o il domicilio. Anche se non esistono normative specifiche per queste due forme di lavoro, tutte le norme di protezione del collaboratore previste oggi dalla legge rimangono applicabili». Anche se il Consiglio Federale ha detto che non è necessario rinnovare le norme sul lavoro «è estremamente importante che il datore di lavoro codifichi questi aspetti per avere regole chiare per tutti e per garantire una conduzione dei collaboratori più facile».
Pietro Soldini, responsabile risorse umane di Banca Stato, ha ribadito come il settore bancario negli scorsi mesi abbia dovuto organizzarsi per continuare a lavorare garantendo la sicurezza sanitaria di collaboratori e clienti. «In effetti la pandemia è stato un grosso laboratorio per nuove forme organizzative. C’è stata una buona reazione da parte di clienti e collaboratori, al contempo la comunicazione riguardo ai cambiamenti in atto è stata determinante. Alcuni equilibri si sono modificati: ad esempio come ci si relaziona con i colleghi, o come si concilia lavoro e tempo libero. Sono aspetti che anche in futuro non andranno dati per scontati, anche se abbiamo già vissuto questa esperienza».
Sara Carnazzi Weber, analista di Credit Suisse, ha sottolineato come il telelavoro non offra solo vantaggi (tempi di percorrenza ridotti, conciliabilità con la famiglia, risparmi delle superfici per il datore di lavoro) ma anche svantaggi in termini di difficoltà a relazionarsi con i colleghi e di controllo sociale, di motivazione, e alla lunga di capacità di innovazione. «Penso quindi che si imporranno piuttosto delle forme di lavoro misto tra casa e ufficio. A livello immobiliare prevediamo che entro dieci anni la domanda di spazi per uffici calerà del 15%. A soffrire saranno soprattutto le ubicazioni periferiche, in quanto la disponibilità di offerte gastronomiche, negozi, attività ricreative alla persona, trasporti sono fattori importanti di soddisfazione per i collaboratori. Per quanto riguarda le abitazioni private invece, le forme di lavoro miste possono favorire ubicazioni più lontane dai grossi centri. Anche in senso lato: tipo il Ticino, dove molti confederati hanno una casa di vacanza, e visto che con AlpTransit le distanze con altre regioni si sono notevolmente accorciate».
Carlo Hildenbrand, responsabile Business Ticino di Swisscom, ha infine rimarcato come il telelavoro solleva anche un’importante questione di gestione delle risorse umane. Vari studi hanno mostrato che le persone in telelavoro sono più produttive che in ufficio. Inoltre molte aziende non controllano proattivamente gli orari di lavoro dei propri collaboratori. Secondo Hildenbrand perciò a volte c’è il problema di ricordare ai dipendenti di fare le giuste pause e di preoccuparsi del loro livello di stress lavorativo. Soprattutto visto che il telelavoro impone una gestione del personale diversa da quando si è in ufficio. Altrimenti, come affermato in conclusione da Soldini «rischiamo di trovarci con collaboratori connessi ma scollegati dall’azienda. L’identificazione aziendale a casa rischia di perdersi, mentre è altrettanto importante della responsabilità individuale nel gestire le proprie mansioni».
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