Hanno partecipato all’inchiesta:
Christian Vitta (C.V.) Consigliere di Stato e Direttore Dipartimento delle Finanze e dell’economia
Veronica Lange (V.L.) Global Head of Innovation at UBS Chief Technology Office
Adam Stanford (A.S.) Partner e Leader Strategy & Operations di Deloitte
Alessandro Castagnola (A.C.) Product Manager SaaS Avaloq Group


Perché a suo giudizio le tendenze internazionali che influenzano lo scenario futuro, con una particolare attenzione rivolta alle nuove tecnologie finanziarie, il cosiddetto ambito Fintech, avranno un’importanza sempre più importante anche per la piazza finanziaria ticinese?

C.V.: «Il fenomeno della digitalizzazione porta con sé molte opportunità, ma anche la necessità di attuare rapide trasformazioni nei diversi settori economici. Anche la piazza finanziaria è toccata da questo fenomeno che, soprattutto nel nostro Cantone, va a sommarsi alla delicata fase di riorientamento in corso. In questo contesto, l’emergente ambito del Fintech potrà quindi portare alla creazione di nuove opportunità di lavoro e di sviluppo tecnologico. È però necessario uno sguardo prospettico e strategico, che ha costituito la tela di fondo del “Tavolo di lavoro sull’economia ticinese”, il cui approccio di condivisione ha permesso di identificare chiaramente proprio nel Fintech un tassello chiave per un “Ticino competitivo”.
Il recente insediamento annunciato da UBS, legato allo sviluppo di un centro di competenza nell’ambito dell’intelligenza artificiale con la possibilità di creare un centinaio di nuovi posti di lavoro, testimonia come il Ticino si stia profilando come una regione attrattiva e dal concreto potenziale per lo sviluppo di attività Fintech. Nel caso specifico, è stata determinante la presenza dell’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale (IDSIA) di USI e SUPSI, uno dei dieci migliori istituti al mondo in questo settore. Questo conferma come oggi la competitività di una regione sia determinata anche dalle competenze e dalla possibilità di una proficua messa in rete tra aziende e centri di ricerca».



V.L.: «Sin dalla sua creazione qualche anno fa, l’attività Fintech a livello internazionale ha subito una significativa evoluzione. In questo senso, stiamo assistendo a una serie di nuovi trends che stanno cambiando il paradigma di come vengono erogati i servizi finanziari ai clienti. In un mondo globalizzato trends come questi hanno un impatto sui paesi sviluppati e non solo. Questo significa opportunità promettenti anche per il Ticino: la Svizzera è più volte rientrata nelle prime posizioni quale miglior paese in fatto innovazione, e questo grazie a tutte le sue regioni che danno un prezioso contributo nel miglioramento dei servizi finanziari».



A.S.: «La piazza finanziaria ticinese è integrata a pieno titolo in quella internazionale. Per questo, se le nostre banche vorranno essere competitive sulla piazza – intesa non solo locale ma anche e soprattutto internazionale – dovranno rimanere al passo con le aspettative in continua fase di evoluzione della loro clientela. Non trascuriamo, poi, l’impatto positivo che queste tecnologie possono avere anche per i dipendenti delle banche, dando accesso a soluzioni che permettono di meglio servire la clientela esistente e attirane di nuova più facilmente. Anche nel nostro Cantone ci troviamo confrontati con un notevole impatto delle normative, una crescente lotta per assicurarsi i migliori collaboratori e un ambiente competitivo che richiede alle banche di essere sempre presenti con i migliori prodotti e servizi per la loro clientela».



A.C.: «La piazza ticinese vanta decenni di esperienza nella gestione patrimoniale e rappresenta un mercato finanziario importante in termini di risorse specializzate e clientela. Al contempo, la caduta del segreto bancario sta portando le istituzioni finanziarie svizzere a rivedere il proprio modello di business. Il settore Fintech e l’innovazione tecnologica in generale, sono risorse chiave per poter fornire nuovi servizi finanziari alla clientela, al contempo, rappresentano ambiti di business ad alto valore aggiunto, destinati a crescere nel prossimo futuro in termini di occupazione e profitti.
Al riguardo, ritengo che il Ticino sia un perfetto candidato a diventare un polo Fintech importante: essendo geograficamente vicino a due piazze fortemente innovative in ambito Fintech, quali Zurigo e Milano, garantendo la ben nota efficienza Svizzera in termini di stabilità politica, burocrazia e fiscalità ed essendo un territorio meraviglioso che garantisce un’alta qualità della vita.
Sono personalmente un residente ticinese e sono entusiasta di vivere in Ticino. Mi sento responsabile di contribuire alla crescita del Ticino e, in particolare, del settore Fintech nella regione. Avaloq continua ad investire nella nostra sede di Bioggio ed un nuovo edificio è in fase di costruzione. Per Avaloq, quindi, il Ticino è già visto come un promettente polo Fintech».


Quali sono a suo giudizio le aree del Fintech che nei prossimi anni potrebbero essere più suscettibili di sviluppo?

C.V.: «Affinché le opportunità offerte dalla digitalizzazione possano essere sfruttate a beneficio della nostra economia, occorrono innanzitutto analisi e conoscenza del fenomeno. Con questo spirito è stato commissionato uno studio al Centro di Studi Bancari, con l’intento di investigare opportunità ed evoluzione del Fintech per il Ticino. Lo studio sarà presentato e discusso il prossimo 20 marzo in occasione del Lugano Banking Day, evento internazionale co-organizzato da DFE e ABT, che permetterà di dialogare con senso critico sui temi legati al Fintech, grazie alla partecipazione di esperti internazionali del settore.
L’evento permetterà di evidenziare i settori più promettenti, con le relative opportunità, i rischi e le necessità d’intervento. Accanto all’intelligenza artificiale, citata poc’anzi, è molto importante coltivare conoscenza e competenze per favorire lo sviluppo di applicazioni legate alla tecnologia della “blockchain”. Proprio con questo obiettivo ho il piacere di rappresentare il Ticino all’interno della “Taskforce Blockchain”, che è stata recentemente costituita a livello svizzero e che raggruppa diversi attori a livello politico, economico e accademico».



V.L.: «Ci sono diversi elementi, tra i quali molti generati dal Fintech, che influenzano l’ambiente: l’intelligenza artificiale sta diventando uno spazio di competizione dove la “Machine Learning” è fondamentale per i servizi finanziari cognitivi. La tecnologia Blockchain potrebbe diventare la soluzione naturale a sostegno delle piattaforme di servizi, in grado di gestire pagamenti e assets.
I mercati orientati alla grande massa (cosiddetti Crowd-based marketplace) e le società API (Application Programming Interface) stanno disgregando la tradizionale value proposition del sistema bancario. Automazione, modularizzazione e ottimizzazione degli algoritmi danno vita ad una competizione in termini di costi ad ampio raggio nell’industria, mentre allo stesso tempo la tecnologia porta ad una maggiore efficienza di tutti i processi legati alla clientela.
Sicurezza dell’identità digitale e privacy diventeranno dei prodotti veri e propri e faranno parte della value proposition. La consulenza finanziaria sta diventando sempre più sofisticata e la competizione è spinta dalle sempre maggiori esigenze della clientela. Infine, non meno importante, le nuove asset classes e l’intelligenza artificiale danno spazio ha nuove opportunità di business. Tutte queste nuove aree, insieme, cambieranno il mondo della finanza come lo conosciamo oggi».



A.S.: «Due aree che saranno di indiscusso interesse in relazione al Fintech saranno da un lato l’area che si occupa del regulatory (Regtech), dall’altro quella che facilita la proposta di nuovi prodotti e/o servizi alla clientela da parte delle banche. Questo non significa comunque sottovalutare altre aree come la raccolta e l’analisi di dati, tool a supporto di chi serve la clientela e del management delle banche».



A.C.: «Siamo nell’era del consumatore, il consumatore è il re, vincono le aziende in grado di fornire un’eccezionale esperienza al cliente. In questo contesto ritengo che le nuove regolamentazioni volte a fornire accesso ai dati finanziari dei clienti, come PSD2, porteranno alla nascita di nuovi servizi finanziari che consentiranno di offrire al cliente, attraverso l’analisi delle sue spese, proposte di alternative più convenienti ed efficienti, per esempio, rispetto alla scelta delle assicurazioni o all’ottimizzazione di spese immobiliari quali mutui o affitti.
Questi servizi trasformeranno drasticamente il settore bancario retail ma anche i servizi al contorno. Tradizionali servizi finanziari, quali pagamenti, mutui, investimenti in borsa diventeranno sempre più efficienti e convenienti per i clienti grazie a tecnologie, come la blockchain, che renderanno non necessarie attività di riconciliazione di terze parti. I servizi di gestione patrimoniale si fonderanno sempre su un rapporto di fiducia tra gestore e cliente, ma la comunicazione diverrà sempre più virtuale e supportata da soluzioni digitali, consentendo, per esempio, di mostrare una proposta di investimento in video conference attraverso uno schermo condiviso, abilitando il cliente a modificarla da solo, fornendo la sua accettazione tramite un semplice click sullo schermo, valido come firma digitale. Inoltre i gestori si baseranno sempre maggiormente su suggerimenti forniti da soluzioni di robo advisory e, al contempo, clienti, che preferiscono investire autonomamente, potranno scegliere di sottoscrivere servizi di robo advisory loro stessi, includendo piattaforme che metteranno in competizione portafogli proposti da differenti robo advisors.
Tutte queste soluzioni tecnologiche verranno sempre più fornite in modalità SaaS (software-as-a-service), la quale garantisce maggior velocità e minor costi di gestione nella realizzazione e nella manutenzione delle stesse. Avaloq è all’avanguardia al riguardo e fonda la sua strategia nel fornire prodotti SaaS alle istituzioni finanziarie e alle stesse Fintech».


Una previsione che accompagna il Fintech è quella legata della crescita dell’occupazione. Quali riflessi ritiene che si potranno registrare sul mercato del lavoro in Ticino?

C.V.: «Il dibattito sulle conseguenze occupazionali della digitalizzazione è di grande attualità. Si tratta di un tema delicato. Oggi vi sono solo delle ipotesi su quelli che possono essere gli effetti sul mercato del lavoro. È necessario affrontare questo tema in maniera razionale, sviluppando un dialogo tra i vari attori con l’obiettivo di massimizzare i benefici e minimizzare i rischi. La recente decisione di UBS rappresenta un primo incoraggiante passo in questa direzione, dato che simili insediamenti generano per il nostro Cantone interessanti ricadute in termini di occupazione di qualità, sviluppo tecnologico e crescita economica».



V.L.: «Il Ticino ha una lunga tradizione quale centro finanziario. Con l’arrivo della Fintech la regione ha fatto grandi progressi posizionandosi come un’importante parte di questo ecosistema. Lo sviluppo è ancor più stimolato dai recenti sforzi che la FINMA sta facendo alfine di ridurre gli ostacoli regolatori per le aziende che operano nel settore, in particolare esentando alcune piccole aziende dai carichi operativi che imporrebbe una licenza bancaria completa. UBS è molto attiva nella collaborazione con aziende Fintech fornendo servizi ancora più veloci e migliori per la clientela retail e aziendale. Inoltre, sta anche investendo nella regione Ticino grazie al terzo UBS Business Solution Center che aprirà a Manno-Suglio a fine anno e grazie al quale espanderà ulteriormente le proprie competenze nell’ambito dell’intelligenza artificiale, analisi e innovazione. Questo dimostra l’impegno di UBS nel creare nuovi posti di lavoro altamente qualificati nella regione, promuovendo nuove opportunità di collaborazione locali. A tale proposito, la sede di Manno-Suglio è ideale grazie alla vicinanza con l’Università della Svizzera Italiana e all’istituto per l’intelligenza artificiale Dalle Molle».



A.S.: «Il Fintech, come, del resto, tutte le altre aree vicine al concetto di Industria 4.0, avrà un impatto sul mercato del lavoro. Da un lato vi sarà la necessità di riqualificare chi si occupa di professionalità che potranno essere facilmente automatizzate. Dall’altro di formare professionisti che si occupino di sviluppare, implementare e manutenere queste nuove tecnologie. Si dice che per ogni nuovo posto di lavoro in ambito tecnologico, vengano creati fino a 5 altri posti di lavoro nell’economia circostante.
Si capisce bene quanto in questo quadro vi siano delle prospettive positive per il mercato del lavoro in Ticino, a patto che tutti gli attori del nostro cantone approccino questo tema come una grande opportunità per sviluppare nuove imprese, fortemente connesse col resto del territorio svizzero ed internazionale, e non certo come una minaccia».



A.C.: «Come accennavo precedentemente, sono convinto che il Ticino abbia una grande opportunità di fronte a sé. Istituzioni politiche, accademiche, aziende e imprenditori locali dovranno aumentare le sinergie per favorire la crescita del fintech nella regione, poiché’ questo settore sposa perfettamente la storia finanziaria e le qualità del Ticino e potrebbe portare una ricaduta estremamente positiva nella crescita dell’occupazione di personale altamente qualificato.
Avaloq è anche qui avanti, avendo più di 800 dipendenti in Ticino e l’intenzione di far crescere questo polo ancor maggiormente, attirando talenti e risorse qualificate sia localmente che all’estero.
Ma Avaloq da sola non basta, la creazione di un polo fintech richiede la fioritura di un ecosistema di aziende che operino nel settore e che creino competizione e opportunità locali nell’attirare investitori, talenti e esperti, su cui, in ultima istanza, si fonda il successo di una Fintech.


Uno dei problemi aperti riguarda la formazione di personale. Quali iniziative in merito intendete promuovere?

C.V.: «In questo periodo di trasformazione digitale la formazione è un tema centrale, al quale occorre prestare molta attenzione. Non a caso, ricordo ad esempio che, nell’ambito della politica economica regionale, una delle priorità per il quadriennio 2016-2019 prevede proprio la possibilità di sostenere specifiche iniziative volte alla formazione della manodopera, in collaborazione con associazioni e attori sul territorio. Inoltre, alcune misure concrete emerse dal “Tavolo di lavoro sull’economia ticinese” sono proprio incentrate sulla formazione orientata alle nuove tecnologie».



V.L.: «Per quanto riguarda la formazione del personale UBS sta preparando i nuovi leaders grazie ad un approccio maggiormente inclusivo con particolare focus all’abilitazione delle persone, creando una cultura di rischio calcolato grazie alla quale potrà innovarsi. Oltre a ciò, sta focalizzando i propri sforzi anche sui comportamenti e sullo sviluppo delle capacità individuali».



A.S.: «La missione di Deloitte in Svizzera è lasciare un segno importante anche nella società, supportando le imprese nell’affrontare e risolvere sfide complesse. Siamo impegnati a produrre studi di settore e su tematiche d’attualità, incluso sul Fintech. Diverse e svariate, inoltre, le attività di formazione rivolte a management e dipendenti delle maggiori banche. Tra queste ricordiamo gli osservatori tecnologici, tavole rotonde in ambito Fintech, la monitorizzazione del mercato delle Fintech e le startup. Da un punto di vista strettamente professionale, nelle nostre attività di Advisory con istituti finanziari in Ticino come nel resto del mondo, abbiamo un approccio rivolto all’accompagnamento nella scelta di nuove tecnologie compatibilmente con la realtà aziendale in questione e il suo eco-sistema. Una volta individuate, lavoriamo fianco a fianco con il personale nella formazione e nell’implementazione delle stesse».



A.C.: «Il successo di un’azienda è strettamente legato alla capacità, alle motivazioni e alla cultura dei suoi dipendenti. È fondamentale che ogni area aziendale possa essere sempre aggiornata rispetto a nuove tecnologie e metodologie rilevanti per la sua area di competenza.
Relativamente alle nuove tecnologie, l’ideale è iniziare l’apprendimento attraverso corsi specifici che forniscano le basi per poter poi migliorarsi con la pratica. Avaloq, per esempio ha la sua Training Accademy che fornisce corsi specialistici ai suoi dipendenti ma anche a studenti e/o lavoratori esterni che abbiano interesse o necessità di utilizzare i nostri prodotti.
Oltre alle tecnologie, è importante essere aggiornati rispetto a metodologie di lavoro, al riguardo, un’area oggi molto cambiata, è la gestione dello sviluppo di un prodotto che, spesso, segue metodologie denominate “agile”, le quali prevedono brevi cicli evolutivi che favoriscono la sperimentazione e l’interazione con l’utente finale del prodotto rispetto alla pianificazione, anche in questo ambito ci sono corsi specifici e certificazioni che possono aiutare ad iniziare col piede giusto.
Corsi possono aiutare anche a migliorare i cosiddetti “soft skills”, quali spirito di squadra, empatia, problem solving e leadership, abilità che spesso sono ritenute anche più importanti rispetto alle competenze accademiche, essendo alla base della costruzione di un ambiente di lavoro stimolante ed efficiente.
Tuttavia la migliore esperienza è la pratica, il cosiddetto “training on the job” rimane lo strumento chiave per accrescere la propria esperienza in ogni ambito. In questo contesto, le aziende devono promuovere la mobilità interna dei propri dipendenti, consentendo di poter diversificare le loro esperienze professionali attraverso l’osservazione, da differenti punti di vista, della catena del valore di un prodotto.
Avaloq in Ticino, da più di due anni, offre un programma specifico a neo-laureati che prevede un loro coinvolgimento per 18 mesi in differenti team aziendali, l’obiettivo è dare l’opportunità di partecipare alle sfide che le varie divisioni aziendali affrontano, di acquisire una ricca varietà di conoscenze di base e di consolidare un network di relazioni professionali che possa accelerare la loro crescita nel ruolo che ricopriranno alla fine del programma.
Infine, voglio menzionare ancora una volta l’importanza di avere un ricco ecosistema di aziende e imprenditori, poiché l’esperienza lavorativa si accresce in maniera direttamente proporzionale alle opportunità che un territorio mette a disposizione ai suoi lavoratori, beneficiando da un ambiente che fornisca opportunità di diversificare le proprie esperienze sia all’interno della stessa azienda sia attraverso cambi di azienda».