Una di queste è l’acqua. Con il patrocinio dell’Ufficio Federale dell’Ambiente-UFAM, il dipartimento della Confederazione che coordina l’uso responsabile di risorse primarie come appunto quelle idriche oltre a quelle territorio-forestali, si è recentemente svolto al Palacongressi di Lugano il convegno Acqua 360, manifestazione che, fra l’altro, ha raccolto il sostegno anche di altri protagonisti di primo piano in ambito climatico.
Per cominciare, l’Associazione svizzera dei professionisti della protezione delle acque, che dal 1994 in tutte le regioni linguistiche nazionali organizza la gestione tecnica ed in particolare l’attuazione multidisciplinare delle normative in ambito idrico.
Le Autorità cantonali e la Associazione acquedotti ticinesi.
Infine, capofila di un elenco ricco di moltissimi altri nomi di primo piano, la Società Svizzera dell’industria del gas e delle acque.
Quest’ultima, che nel 2023 celebra i centocinquant’anni di attività, é l’ente che determina i protocolli secondo cui i distributori svizzeri di acqua, gas e teleriscaldamento riescono a garantire alla popolazione nazionale un approvvigionamento affidabile e sostenibile delle risorse primarie, fra cui si confermano proprio quelle idriche.
L’acqua è un bene da tutelare al pari di tutte le altre esigenze ambientali, ha ricordato Marina Carobbio, Deputata al Consiglio degli Stati, in apertura di una sessione di lavori che ha attirato la presenza di alcuni fra i più autorevoli studiosi ed operatori del settore.
Che la gestione della risorsa idrica sia un elemento fondamentale per il nostro benessere in modo integrato lo ha segnalato anche Raffaele Domeniconi, Delegato Svgw per la Svizzera Italiana, ricordando ad esempio gli sforzi organizzativi cui sono tenuti i piccoli comuni durante l’estate per pianificare la erogazione di acqua con l’arrivo dei turisti di stagione.
Ma questi, è opportuno ricordarlo, non sono che alcuni elementi di un discorso molto più articolato.
Pensiamo alle problematiche dovute al riscaldamento climatico, sovente anticipatore di eventi meteorologici successivi, se non addirittura concomitanti e paradossalmente opposti, come siccità e precipitazioni torrenziali.
In entrambi i casi si tratta di avversità che chiamano in causa una ulteriore filiera di professionisti, a cominciare, primi e non certo soli, dagli addetti alla pianificazione territoriale.
Ecco quindi, ha fra l’altro ricordato Domeniconi, l’importanza di una gestione integrata, interdisciplinare e coordinata fra gli operatori del settore, le pubbliche amministrazioni e, permettiamoci ricordarlo, anche noi utenti.
Affinché la collettività nel suo insieme possa utilizzare in modo ottimale, equilibrato e responsabile un bene di cui il nostro territorio dispone in modo abbondante ma condizionato da stili di consumo e da conseguenti alterazioni ambientali, oltre che stagionali, le quali finiscono per innescare una dannosa spirale di relazioni causa-effetto.
Riassumendo, il messaggio è chiaro: anche le risorse idriche ormai rappresentano la parte per il tutto di un nuovo futuro ambientale in cui le società sono chiamate ad essere protagoniste ma anche, e soprattutto, utenti in modo responsabile.