Che cosa rappresenta il vostro Congresso SGH/SGHR 2024 nell’ambito dei progressi conseguiti nel corso degli ultimi anni dalla chirurgia della mano?
«Questo Congresso ha rappresentato un importante momento di approfondimento riguardo a diversi temi legati alle nostre specializzazioni, passando dall’ambito della ricerca scientifica a quello della pratica clinica, con l’intento di curare e ampliare le relazioni professionali tra i diversi attori del campo, chirurghi e terapisti, sia che lavorino nelle realtà pubbliche che in quelle private. Per tradizione i lavori si svolgono ogni anno in una città della Svizzera e sono particolarmente orgoglioso del fatto che quest’anno sia toccato a Lugano che ha accolto nel migliore dei modi i congressisti con un programma denso di qualificati momenti professionali ma anche di occasioni di piacevole convivialità. Come ticinese sono contento di poter dire che questo Congresso ha rappresentato un importante momento di promozione dell’intero Cantone: non a caso, abbiamo voluto aprire i lavori con una prolusione di Daniele Finzi Pasca che è senza dubbio uno dei più qualificati rappresentanti della vita culturale del Ticino».
Quali sono stati i più significativi momenti di dibattito e confronto registrati nel corso dell’incontro luganese?
«Nelle varie sessioni del Congresso sono state affrontate numerose tematiche di grande interesse. Mi piace ricordare le problematiche connesse alla copertura plastica delle lesioni della mano; o la traumatologia dell’avambraccio, tenendo conto del fatto che i movimenti della mano coinvolgono in modo diretto anche polso e gomito. E, ancora, la grande questione relativa alla sostenibilità della chirurgia e della riabilitazione della mano, in relazione all’utilizzo e allo smaltimento dei materiali consumati. Con uno sguardo rivolto al futuro sono state esaminate le prospettive relative all’evoluzione delle protesi utilizzate nella chirurgia della mano. Un apposito spazio è stato riservato ai giovani medici che hanno avuto modo di presentare i loro lavori di ricerca. Infine, grande interesse e partecipazione, anche per le implicazioni legate alla recente votazione popolare, ha suscitato la discussione sulla politica sanitaria e sul relativo finanziamento dei costi, con particolare riferimento alle ripercussioni che essa ha anche riguardo al nostro settore».
Avete dedicato un’attenzione particolare al trattamento dei cosiddetti Big Five nella chirurgia e nella terapia riabilitativa della mano. Quali sono?
«L’esperienza clinica e la pratica quotidiana ci hanno portato ad individuare una serie di patologie che sono le più ricorrenti: la sindrome del tunnel carpale, cioè la compressione del nervo mediano; il dito a scatto, ovvero la compressione e il blocco dei tendini flessori; la rizoartrosi o artrosi del pollice, una patologia che provoca dolore e una limitazione funzionale fino a importanti restrizioni nell’uso della mano; la frattura del polso e, infine, le lesioni e i tagli dei tendini flessori. Se si considera che queste sono le problematiche con cui siamo quotidianamente confrontati all’interno dei nostri ambulatori, ci è sembrato utile confrontarci per arrivare a definire e condividere diagnosi, terapie e protocolli riabilitativi».
Guardando al futuro, quali prospettive si aprono per l’evoluzione futura della chirurgia della mano?
«La chirurgia della mano è uno dei settori clinici in più rapida evoluzione, grazie alla crescente disponibilità di microtecnologie che ben si abbinano alla necessità di mininvasività richiesta per intervenire in un distretto anatomico così finemente strutturato. Sia la chirurgia traumatologica che la chirurgia delle patologie degenerative della mano hanno giovato dell’avvento di numerose tecnologie operatorie emerse negli ultimi anni. Analoghi progressi si registrano nel campo della chirurgia estetica della mano. Non bisogna dimenticare poi le interessanti prospettive offerte dalla medicina rigenerativa non invasiva. Infine, non si può non guardare con attenzione e positiva attesa allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, applicata per esempio alla diagnostica, oppure alla robotica. Per il chirurgo, la possibilità di accedere a strumentazioni all’avanguardia consente di ridurre drasticamente i tempi operatori e di migliorare sia il profilo di sicurezza che i risultati clinici attesi dall’intervento, il tutto a completo beneficio del paziente».