A sorridere saranno probabilmente quei partner comunitari come Olanda, Irlanda, Lussemburgo e Cipro che, membri dell’Unione, non disdegnano tuttavia di gareggiare in un’aspra ancorché pubblicamente esecrata concorrenza fiscale. E poi c’è la Londra post-Brexit la quale si appresta ad entrare in campo, sul piano fiscale, con armi pari almeno a quelle di Dublino. In tale quadro la piazza finanziaria ticinese, non sembri irriguardoso il confronto, presenta molti punti in comune con la capitale britannica. Ambedue ospitano un’industria finanziaria ed altri servizi, come fiduciarie, commodity trading, shipping, assicurazioni, società di consulenza, che rappresentano, direttamente e con il loro indotto, una parte cospicua dell’economia locale, delle competenze professionali di qualità, e del gettito fiscale. Ambedue beneficiano di un mercato immobiliare dinamico, con una domanda alimentata, soprattutto nel segmento superiore, da privati facoltosi e da istituzioni straniere alla ricerca di condizioni quadro favorevoli. Ambedue nutrono preoccupazioni in materia di immigrazione e di mercato del lavoro, cui tuttavia le autorità svizzere, a differenza di quelle britanniche, non paiono intenzionate a porre grande attenzione.
Ma sono soprattutto finanza e fiscalità i due punti chiave che uniscono la grande capitale del Regno Unito con la nostra “minimetropoli”. Il divorzio della “perfida Albione”, mal digerito da Bruxelles, ha dato fiato alle trombe delle Cassandre che annunciavano conseguenze nefaste, ma i dati macroeconomici sembrano per ora smentirle.
Brexit si preannuncia comunque un percorso irto di ostacoli, che potrebbe costituire un successo, soprattutto in un contesto europeo comunitario che definire incerto e critico è soltanto un eufemismo, dal punto di vista sia politico che economico. Altri punti avvicinano ancor più Londra a Lugano: le finanziarie della City, in assenza di un passaporto eurocompatibile per i loro prodotti ed i loro servizi, dovranno procedere con soluzioni “alternative” di tipo presumibilmente bilaterale, secondo il modello elvetico.
La roadmap che sta loro dinanzi ricorda quella definita fra Berna, Roma e Bruxelles, per ora caratterizzata solo da un certo oblio, ritardi e rimbalzi di responsabilità. In secondo luogo una soluzione “hard” del divorzio da Bruxelles potrebbe fare di Londra una piazza dall’attrattività fiscale accresciuta. Dunque, una Londra che, invece di perdere business, anche finanziario, potrebbe attrarne di nuovo. Per il Ticino, già perdente nella competizione fiscale intercantonale e gravato dall’imposta sulla sostanza, dopo il voto sulla Riforma III, tutto diventa più difficile nell’attrarre e trattenere imprese e contribuenti facoltosi, che proprio a Londra guardano con crescente interesse.
Lugano piccola Londra, dunque, ma con qualche differenza di non poco conto: la premier britannica Theresa May appare infatti risoluta e la decisione di indire elezioni straordinarie per giugno conferma la scelta di avviarsi al negoziato con l’UE in una posizione di forza, caratteristica che la Svizzera ha smarrito da tempo. Se poi Londra può contare su di un rapporto preferenziale con il suo ex-Impero, soprattutto in Asia, e con la nuova Amministrazione USA, alle nostre latitudini si naviga a vista avvolti nella nebbia ora ancora più fitta, nebbia che, per inciso, a Londra non è più di casa.