Franco Citterio, Lei festeggia quest’anno due decenni alla guida dell’Associazione Bancaria Ticinese. Come era in principio lo stato del sistema bancario del Cantone?

«La mia attività in ABT è iniziata nel gennaio del 2003, dopo alcune esperienze in banca in cui avevo potuto imparare e approfondire la consulenza bancaria in ambito sia commerciale sia patrimoniale. Devo dire che erano ancora “bei tempi”: la piazza finanziaria cresceva e si stavano sviluppando nuove competenze che abbracciavano il cliente non solo da un punto di vista strettamente bancario ma andavano sempre più a considerare tutti gli aspetti personali, familiari, aziendali e successori. Sullo sfondo c’erano comunque già delle tendenze che anticipavano profondi cambiamenti del sistema bancario. Ricordo in particolare la fusione UBS/SBS negli anni Novanta e la crisi borsistica di fine millennio che contenevano i germi di quello che sarà successo negli anni a venire».

Quali sono state le principali trasformazioni vissute nel corso di questi anni?

«In questi vent’anni sono successe davvero tante cose nel nostro settore. Per riassumerle le catalogherei in due parti distinte ma strettamente correlate: quella normativa e quella tecnologica. Da un lato, la famosa crisi finanziaria del 2008 ha portato con sé un innumerevole serie di norme amministrative e fiscali che hanno voluto porre un freno al continuo susseguirsi di dissesti borsistici che hanno provocato grandi perdite agli investitori e agli Stati. I governi occidentali, in particolare gli Stati Uniti, hanno imposto al mondo intero nuove regole fiscali e un sistema di scambio di informazioni che con il tempo ha portato all’eliminazione del segreto bancario (anche se non ovunque). Per la Svizzera questo è stato vissuto come un dramma collettivo prima ancora che politico ma il Consiglio federale fece poco per contrastare la pressione esterna. D’altro lato, la tecnologia in questi decenni ha fatto passi da gigante, rivoluzionando non solo l’offerta di servizi al cliente ma tutto il processo di produzione. Oggi l’informatica rappresenta il cuore dell’azienda e con le nuove tecnologie stanno nascendo nuove figure professionali che sostituiranno vecchie funzioni che in una banca moderna non hanno più ragione di esistere».

In particolare, c’è un progetto, di cui lei sia stato direttamente promotore, di cui è particolarmente orgoglioso per il lavoro fatto?

«In questi vent’anni ho visto davvero tante cose da un osservatorio privilegiato come questo. L’aspetto che forse mi appaga maggiormente è riferito al riconoscimento attuale di ABT quale rappresentante di un settore trainante per l’economia cantonale. Se nei decenni precedenti l’associazione aveva essenzialmente un ruolo di discussione interna tra gli istituti, ora possiamo dire che ABT è una voce riconosciuta e autorevole in un contesto sia cantonale sia federale. L’organizzazione di importanti eventi e lo sviluppo continuo del Centro Studi Villa Negroni hanno poi contribuito a creare a Vezia il fulcro delle attività associative e formative dell’intera piazza finanziaria ticinese».

Per contro, c’è un rimpianto per qualcosa che non sia riuscito a concludere nel modo che avrebbe desiderato?

«Sicuramente ci sono tante cose che si sarebbe potuto fare meglio ma nessun rimpianto. Diciamo in generale che il trend del settore è stato spesso sfavorevole e questo non ha aiutato a portare a buon fine delle battaglie che la nostra associazione avrebbe voluto che finissero meglio. Una tra le ultime l’accesso al mercato transfrontaliero per i servizi bancari che si è arenato a causa della dichiarata volontà di un Paese, in questo caso l’Italia, che non ha voluto ottemperare gli impegni presi a suo tempo nell’ambito della road map con la Svizzera». 

Parliamo del futuro. In base alla sua esperienza, lungo quali linee dovrà necessariamente evolvere il sistema bancario ticinese?

«Non si può prescindere il destino della piazza finanziaria ticinese da quello che succederà nel resto della Svizzera e del mondo. Il settore bancario è in fase di consolidamento e i numeri parlano chiaro: nel nostro Cantone il numero degli istituti è sceso in 20 anni di circa la metà e il numero dei dipendenti si attesta a meno di 6’000 unità. Con la recente operazione Credit Suisse/UBS questi numeri sono destinati a diminuire ulteriormente e le conseguenze saranno pesanti anche nel resto della Svizzera. Le parole d’ordine per il futuro rimangono qualità del servizio e innovazione. Solo disponendo di personale qualificato potremo garantire una transizione di successo verso un nuovo modo di fare banca. L’apporto del CSVN per la formazione e l’aggiornamento professionale sarà fondamentale».

E per quanto riguarda l’Associazione Bancaria Ticinese, quale potranno essere le sue prospettive future?

«C’è sempre la tendenza a caricare le associazioni di compiti e responsabilità che vanno al di là del loro potere. L’associazione in sé è lo specchio delle sue componenti, cioè dei soci. Nella misura in cui ABT avrà un ruolo riconosciuto sia nella discussione interna (commissioni, gruppi di lavoro ecc.) sia nella rappresentanza verso l’esterno (amministrazione pubblica, regulator, mondo politico, opinione pubblica ecc.) allora anche le sue prospettive avranno un futuro».

Franco Citterio

Nato nel 1962 a Lugano, dopo la maturità federale ottiene nel 1986 la laurea in economia aziendale all’Università di San Gallo. Inizia l’attività professionale nel 1987 quale Redattore economico del Corriere del Ticino. Nel 1989 passa alle dipendenze di AITI Associazione Industrie Ticinesi quale Vicedirettore. Nel 1994 intraprende l’attività bancaria lavorando nella consulenza commerciale e finanziaria, dapprima in UBS e in seguito in Banca del Gottardo, dove ha assunto la carica di membro di direzione e responsabile di un team di consulenza patrimoniale. Nel 2003 è chiamato dall’ABT Associazione Bancaria Ticinese per assumere il posto di Direttore. Nella sua funzione attuale egli ricopre anche i seguenti incarichi: Membro di Consiglio della Fondazione Centro Studi Villa Negroni, Presidente di Ticino for Finance, Membro di Consiglio della Fondazione AGIRE e Vicepresidente del Fondo cantonale per la formazione professionale.