La nuova concessione d’esercizio di Lugano Airport estende fino al 15 settembre 2056 l’orizzonte operativo dello scalo ticinese. Il provvedimento del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) è entrato in vigore il 16 settembre 2026 e arriva al termine di un percorso nel quale sono stati esaminati gli aspetti legati alla sicurezza e alla gestione dell’aeroporto. Per la Città di Lugano, che gestisce l’aerodromo, si apre così una prospettiva di lungo periodo sulla quale impostare le prossime decisioni infrastrutturali e organizzative.
Una concessione che guarda al 2056
La durata trentennale della nuova concessione rappresenta uno degli elementi centrali della decisione comunicata il 17 settembre dalla Città di Lugano. Il precedente titolo autorizzativo lasciava aperta la questione della continuità dello scalo sul medio-lungo periodo; ora il quadro temporale è definito fino alla metà degli anni Cinquanta.
La concessione federale non equivale, tuttavia, alla definizione automatica del futuro modello di gestione né garantisce di per sé lo sviluppo dei collegamenti aerei. La sua funzione è anzitutto quella di stabilire la possibilità di continuare a esercitare l’aeroporto nel rispetto delle condizioni previste dalla legislazione federale e dei requisiti applicabili.
Il rinnovo arriva dopo il percorso condotto dalla Città e da Lugano Airport per assicurare standard di sicurezza operativa ed efficienza gestionale coerenti con le prescrizioni federali e con i requisiti dell’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza aerea (EASA). Nel luglio 2026 l’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC) ha inoltre svolto un audit generale sullo scalo, verificando in particolare gli aspetti legati alla sicurezza e alla gestione aeroportuale.
La decisione del DATEC si inserisce quindi in un passaggio nel quale la continuità dell’esercizio viene accompagnata dalla necessità di intervenire ancora su infrastrutture, organizzazione e sostenibilità economica.
I conti del primo semestre indicano un miglioramento
Uno degli elementi che accompagnano la nuova concessione è rappresentato dall’andamento finanziario registrato nei primi sei mesi dell’anno.
Secondo i dati comunicati dalla Città di Lugano, il primo semestre 2026 si è chiuso con un avanzo d’esercizio superiore a 200 mila franchi. Nello stesso periodo del 2025 era stato registrato invece un disavanzo vicino ai 100 mila franchi. Il confronto evidenzia quindi un miglioramento di circa 300 mila franchi tra i due risultati semestrali.
I ricavi hanno superato i 7 milioni di franchi, mentre i costi complessivi sono rimasti leggermente al di sotto delle previsioni. Si tratta di numeri riferiti a una gestione semestrale e che, da soli, non consentono di tracciare un bilancio definitivo dell’esercizio annuale. Rappresentano però un dato rilevante nel momento in cui la Città si appresta a definire il futuro dello scalo.
Già il 10 settembre 2026 l’amministrazione comunale aveva comunicato il risultato positivo del primo semestre, sottolineando il miglioramento rispetto all’anno precedente.
Per un aeroporto che negli ultimi anni ha attraversato una fase complessa sul piano della gestione e dei collegamenti, la sostenibilità economica resta infatti uno dei principali elementi da valutare. La concessione trentennale garantisce un orizzonte temporale, ma non sostituisce le scelte necessarie per rendere stabile l’attività nel corso degli anni.
Gli interventi infrastrutturali ancora da affrontare
Il prossimo passaggio indicato dal Municipio riguarda proprio le infrastrutture.
Nelle prossime settimane l’esecutivo intende sottoporre al Consiglio comunale due messaggi distinti, elaborati parallelamente. Il primo sarà dedicato agli interventi infrastrutturali urgenti richiesti dall’UFAC.
La nuova concessione rende particolarmente concreto questo capitolo: la possibilità di esercitare l’aeroporto fino al 2056 comporta infatti anche la necessità di mantenere strutture, impianti e procedure adeguati agli standard richiesti dalle autorità competenti.
Non si tratta quindi soltanto di guardare alla possibilità di nuovi collegamenti, ma anche di garantire le condizioni tecniche e operative che permettano allo scalo di continuare a funzionare nel tempo.
La Città ha già affrontato negli ultimi anni il tema della pianificazione dell’aeroporto e della revisione del Piano settoriale dei trasporti, parte Infrastruttura aeronautica. Secondo la documentazione pubblicata dall’amministrazione, il percorso di revisione del PSIA è stato portato avanti anche in vista del rinnovo della concessione federale del 2026.
La questione della gestione futura
Il secondo messaggio annunciato dal Municipio riguarderà invece il modello di gestione dell’aeroporto nel lungo periodo.
Attualmente lo scalo si trova in un assetto transitorio, determinato dalla messa in liquidazione della precedente società di gestione Lugano Airport SA (LASA). La nuova concessione apre quindi una questione distinta: come organizzare stabilmente la gestione dell’infrastruttura nei prossimi decenni.
È un tema che non riguarda soltanto la struttura societaria, ma anche l’equilibrio tra investimenti, costi operativi, ricavi e ruolo pubblico dell’aeroporto.
In passato la Città aveva valutato anche l’ipotesi di individuare investitori privati interessati alla gestione. Nel 2023 il Municipio aveva tuttavia deciso di abbandonare la procedura avviata nel 2020, ritenendo che non potesse più costituire una base ragionevole o giuridicamente sostenibile per l’assegnazione della futura gestione a operatori privati.
Il nuovo quadro concesso dal DATEC sposta ora il confronto su un orizzonte temporale molto più ampio. La discussione dovrà quindi concentrarsi non soltanto sulla continuità dell’attività, ma sulla formula gestionale attraverso la quale affrontare i prossimi trent’anni.
Lugano-Ginevra, il dossier torna sul tavolo
Alla prospettiva legata alla concessione si aggiunge un elemento di carattere federale che potrebbe avere conseguenze per il futuro dei collegamenti dello scalo: la revisione della legislazione sulla navigazione aerea.
Il 16 settembre il Consiglio degli Stati ha approvato una modifica che permetterebbe, a determinate condizioni, a compagnie aeree con sede principale nell’Unione europea o nell’Associazione europea di libero scambio di effettuare collegamenti interni alla Svizzera. Tra gli esempi citati durante il dibattito parlamentare figura esplicitamente la tratta Lugano-Ginevra.
La situazione attuale prevede che il trasporto aereo di persone o merci tra due punti del territorio svizzero sia riservato alle compagnie elvetiche. Secondo quanto riportato dal Parlamento, l’assenza di vettori interessati ha contribuito a rendere inattive queste tratte interne, compresa quella tra Lugano e Ginevra.
La modifica approvata dagli Stati introdurrebbe una possibilità diversa: qualora non vi fosse interesse da parte di compagnie svizzere, vettori con sede principale nell’UE o nell’AELS potrebbero assicurare determinati servizi nazionali.
Il voto non significa però che il collegamento Lugano-Ginevra possa essere ripristinato immediatamente. Il dossier deve ancora completare l’iter parlamentare, con il ritorno al Consiglio nazionale per l’esame delle divergenze. Il Consiglio degli Stati ha approvato nel complesso la revisione della legge sulla navigazione aerea con 37 voti contro 4.
Una possibile riapertura del mercato dei voli interni
La discussione parlamentare ha evidenziato posizioni differenti sull’opportunità di consentire a compagnie straniere di operare collegamenti nazionali.
Fabio Regazzi, consigliere agli Stati ticinese, ha sostenuto che la misura non rappresenterebbe una liberalizzazione generale del cabotaggio, ma una possibilità per migliorare i collegamenti tra importanti centri economici. Anche Marco Chiesa ha richiamato la durata del viaggio ferroviario tra Lugano e Ginevra e il precedente volume di passeggeri sulla tratta.
Durante il dibattito è stata espressa anche una posizione contraria all’apertura, con il consigliere agli Stati Baptiste Hurni che ha sottolineato la capillarità della rete ferroviaria svizzera. Il Consiglio degli Stati ha comunque approvato la proposta con 28 voti contro 12.
Il punto, per Lugano Airport, è che un’eventuale modifica legislativa potrebbe rimuovere uno degli ostacoli normativi che hanno impedito finora di affidare a un vettore estero un collegamento interno alla Svizzera.
Restano però da verificare diversi elementi: l’approvazione definitiva della modifica legislativa, l’interesse concreto di una compagnia aerea e la sostenibilità economica di un eventuale servizio. Il ritorno della rotta Lugano-Ginevra resta quindi, allo stato attuale, una possibilità legata a passaggi ancora da completare.
Un orizzonte più lungo per lo scalo ticinese
La nuova concessione modifica soprattutto la prospettiva temporale entro la quale la Città può programmare il futuro dell’aeroporto.
Fino al 2056, Lugano Airport dispone ora di un quadro autorizzativo stabile. Su questa base dovranno essere affrontati gli investimenti infrastrutturali, la gestione dell’aeroporto e il tema dei collegamenti.
Il dato finanziario del primo semestre offre un elemento positivo, ma dovrà essere verificato nel prosieguo dell’esercizio e negli anni successivi. Allo stesso modo, l’eventuale apertura alla concorrenza di vettori esteri potrebbe ampliare le possibilità dello scalo, ma non rappresenta ancora un collegamento operativo.
Per la Città di Lugano, il passaggio dei prossimi mesi sarà quindi soprattutto amministrativo e strategico: da una parte gli interventi richiesti dall’UFAC, dall’altra la definizione dell’assetto gestionale destinato a sostituire quello transitorio.
La concessione trentennale mette così un punto fermo sulla possibilità di continuare a operare, ma lascia aperte le principali questioni legate alla struttura e alla sostenibilità futura dell’aeroporto. Saranno le decisioni comunali, gli investimenti e l’evoluzione del quadro federale a determinare in quale misura lo scalo potrà tradurre questo nuovo orizzonte autorizzativo in attività e collegamenti.



