L’industria ticinese deve smettere di difendersi e iniziare a giocare d’attacco. È questo uno dei messaggi centrali lanciati da Nicoletta Casanova durante la 64esima Assemblea generale ordinaria di AITI, nel suo primo intervento pubblico da presidente dell’associazione.

Davanti a rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico e accademico, tra cui il consigliere agli Stati Fabio Regazzi e la neopresidente del Gran Consiglio Daria Lepori, Casanova ha delineato una visione che punta a rafforzare il dialogo tra imprese, politica e società civile, in una fase considerata cruciale per il futuro economico del Cantone.

Al centro del discorso una parola ripetuta più volte: collaborazione. Non come slogan, ha precisato la presidente, ma come metodo operativo e leva strategica per affrontare trasformazioni tecnologiche, tensioni geopolitiche e mutamenti del mercato del lavoro.

“Esiste un Ticino diverso da quello raccontato”

Ripercorrendo il primo anno alla guida di AITI, Casanova ha spiegato di avere trascorso mesi a visitare aziende, laboratori, uffici tecnici e realtà produttive del territorio. Un’esperienza che, a suo dire, avrebbe restituito un’immagine del Ticino distante dalla narrazione spesso dominante nel dibattito pubblico.

Secondo la presidente dell’associazione industriale, il tessuto economico cantonale viene frequentemente descritto attraverso concetti come dumping salariale, precarietà e sfruttamento, alimentando una percezione che considera chi fa impresa più parte del problema che della soluzione.

Una rappresentazione che, per Casanova, rischia di creare una frattura crescente tra realtà economica e racconto politico-mediatico.

Nel suo intervento ha invece parlato di imprese che continuano a investire nonostante l’incertezza internazionale, aziende che mantengono programmi di formazione professionale e realtà produttive capaci di innovare sotto pressione, adattandosi rapidamente ai cambiamenti del contesto globale.

La strategia di AITI: più presenza e dialogo

Nel passaggio dedicato allo “sviluppo”, la presidente ha illustrato il lavoro svolto per ridefinire la strategia dell’associazione. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere AITI più vicina alle aziende e più incisiva nel confronto con le istituzioni.

La linea scelta punta a rafforzare il dialogo con politica, sindacati e altre associazioni economiche, con l’intenzione di riportare il confronto “dentro la realtà”, basandolo su dati, approfondimenti e proposte concrete.

Nel discorso è emersa anche una critica indiretta a un dibattito pubblico definito sempre più polarizzato e condizionato dalle dinamiche elettorali. In questo contesto, Casanova ha sostenuto che le associazioni economiche dovrebbero assumere un ruolo attivo nella costruzione di soluzioni condivise, evitando una comunicazione limitata alle rivendicazioni mediatiche.

Competizione tra ecosistemi e nuova industria

Uno dei passaggi più significativi dell’intervento ha riguardato la trasformazione dell’industria contemporanea. Secondo la presidente di AITI, oggi la competizione non si gioca più soltanto tra singole aziende, ma tra ecosistemi territoriali capaci di attrarre competenze, innovazione e fiducia.

Per questo motivo, il Ticino dovrebbe superare definitivamente l’idea dell’industria come settore legato al passato.

La manifattura del futuro, ha osservato Casanova, sarà sempre più connessa a tecnologie avanzate, sostenibilità, digitalizzazione e ricerca scientifica. Un cambiamento che coinvolgerà anche le professioni, gli spazi di lavoro e il rapporto tra giovani e mondo produttivo.

Nel suo intervento ha citato diversi ambiti destinati a incidere profondamente sui prossimi anni: intelligenza artificiale, robotica, automazione avanzata, quantum computing, nuovi materiali, scienze della vita ed energia.

Secondo Casanova, il Cantone dispone già di aziende, centri di ricerca e istituti formativi riconosciuti a livello internazionale, elementi che potrebbero consentire al Ticino di ritagliarsi un ruolo di primo piano nei processi di innovazione.

Le preoccupazioni delle imprese ticinesi

Accanto alla fiducia nel potenziale del territorio, non sono mancate le preoccupazioni. La presidente di AITI ha ricordato come molte aziende stiano ancora affrontando le conseguenze della fase post-pandemica, aggravate da inflazione, dazi, problemi logistici e aumento dei costi energetici.

Nel suo discorso ha inoltre richiamato alcuni temi politici e fiscali che stanno alimentando il dibattito cantonale. Tra questi, la recente iniziativa antidumping respinta di misura, il voto imminente sui contributi per l’assicurazione dentaria cantonale e la questione della neutralizzazione delle stime immobiliari.

Casanova ha citato anche il compromesso raggiunto sul salario minimo legale, definendolo importante ma potenzialmente problematico per alcuni settori economici, già confrontati con difficoltà di reclutamento e crescente pressione sui costi.

Da qui l’appello rivolto alla politica ticinese: comprendere meglio le sfide concrete vissute dalle imprese e garantire condizioni quadro considerate adeguate per mantenere competitività e occupazione.

“Il Ticino ha tutte le carte per guidare il cambiamento”

Nelle conclusioni, la presidente di AITI ha invitato il mondo economico ticinese ad abbandonare un approccio esclusivamente difensivo, valorizzando invece le competenze, l’innovazione e il capitale umano presenti sul territorio.

Casanova ha parlato di giovani intenzionati a costruire il proprio futuro professionale in Ticino e di imprenditori che continuano a investire nel Cantone nonostante le difficoltà.

Per la presidente, il vero interrogativo non riguarda l’esistenza di un futuro industriale ticinese, ma la capacità collettiva di costruirlo attraverso responsabilità condivisa, collaborazione e visione strategica.

Un messaggio che AITI intende trasformare, nei prossimi anni, in una linea d’azione concreta per affrontare le sfide della trasformazione economica e tecnologica globale.