Ci racconta la vostra storia dall’inizio, quando l’azienda fu fondata?
«Planzer è stata fondata nel 1936 da nostro nonno, Max Planzer. Nel 1966 è diventata una società per azioni a conduzione familiare. Mio padre e mio zio hanno preso in mano una piccolissima ditta di trasporti e, passo dopo passo, l’hanno fatta crescere. Mio padre ha lavorato nella ditta fino ai sessant’anni come direttore. Poi si è progressivamente ritirato prima dalla responsabilità operativa, poi dal Consiglio d’amministrazione. Con grande senso della continuità ha trasferito le azioni a me e a mia sorella: non è stato un gesto improvviso, ma un passaggio costruito nel tempo».
Quando è entrato in azienda e come è arrivato alla guida del gruppo?
«Ho cominciato a lavorare in Planzer nel 1997, inizialmente come assistente di direzione. In realtà la mia storia parte da ancora prima: sono stato apprendista meccanico di autocarri, poi ho proseguito una formazione in diversi settori dell’attività aziendale. Sei anni dopo il mio ingresso, mio padre mi ha affidato la guida operativa e dal 2007 presiedo il Consiglio d’amministrazione».
Oggi Planzer è una realtà molto articolata. Come sintetizzerebbe l’azienda in poche cifre?
«Siamo presenti con sedi in Svizzera e succursali all’estero, ad esempio in Italia, Germania, Francia e Hong Kong. Impieghiamo più di 6.800 collaboratori, tra cui oltre 400 apprendisti che svolgono da noi un tirocinio professionale. Ai clienti business-to-business offriamo servizi di trasporto e logistica di magazzino di prim’ordine, oltre a soluzioni complete orientate al cliente. Operiamo anche come fornitore 4PL nel settore del supply chain management.
Per i destinatari privati – il business-to-consumer – ci presentiamo con il nostro elegante logo “di una volta”, che si vede sui veicoli Planzer Pacchi, su quelli dedicati al Planzer Homeservice e sui mezzi che trasportano prodotti farmaceutici secondo le linee guida GDP. È un modo per dire che, anche nella logistica più moderna, l’attenzione al cliente resta qualcosa di molto personale».
Che cosa concretamente significa per voi dire che, nonostante l’impressionaste crescita raggiunta, avete sempre mantenuto una “dimensione familiare”?
«In quanto impresa familiare poniamo al centro le persone: sono loro il cuore pulsante della nostra azienda. Coltiviamo una cultura aziendale basata su educazione, rispetto, diligenza. Oggi il gruppo Planzer occupa migliaia di specialisti, con ben 98 nazionalità diverse rappresentate. Per noi non sono numeri, ma volti e storie. Pur essendo una realtà fortemente digitalizzata, continuiamo a dare valore ai colloqui personali, all’idea che un accordo sia prima di tutto una relazione tra persone».
Formazione e giovani hanno un ruolo centrale…
«Assolutamente. Abbiamo più di 400 apprendisti in formazione: uomini e donne, che scelgono una professione in ambito logistica, trasporto, amministrazione. Il mio obiettivo è che, quando terminano il loro percorso, dicano: “Questi quattro anni in Planzer sono stati un bel periodo della mia vita”. Se poi restano con noi, tanto meglio. Ma se anche vanno altrove, abbiamo contribuito a formare persone qualificate, responsabili, con valori solidi».
Nella ricerca di soluzioni sostenibili avete fatto la scelta strategica di utilizzare in misura importante la ferrovia…
«La logistica è spesso vista come un settore ad alto impatto ambientale. Da anni, circa il 60% dei nostri trasporti avviene su rotaia e il 40% su strada. Ogni notte muoviamo circa 240 vagoni ferroviari in tutta la Svizzera: i treni arrivano nelle città nelle prime ore del mattino, poi i camion si occupano solo dell’ultimo miglio. È più ecologico, ma anche più intelligente a livello di traffico e di qualità di vita».
Questo significa anche risultati concreti in termini di riduzione delle emissioni?
«Sì. Nel settore della logistica di magazzino, siamo riusciti a ridurre di oltre il 20% le emissioni di CO₂ per ogni chilogrammo lavorato. Mi piace poi ricordare il costante processo di ammodernamento della nostra flotta, con una crescente dotazione di camion elettrici sempre meno inquinanti».
La logistica moderna è diventata uno dei settori più digitalizzati. Come avete vissuto processo?
«Fino a poco tempo fa era considerata un’attività molto fisica: magazzini, transpallet, camion. Oggi parlare di logistica significa parlare di digitalizzazione, di informatica, di intelligenza artificiale. È uno dei settori che si sono trasformati di più. Quello che facevamo ieri lo facciamo ancora, ma in modo molto più efficiente. Abbiamo il know-how per far fronte alle esigenze di movimentazione e stoccaggio di ogni tipo di prodotto, e li integriamo nei nostri sistemi informatici. Dobbiamo essere in grado di lavorare con una grande multinazionale quotata in borsa come con un piccolo cliente con cinque collaboratori, parlando tutte le “lingue” dell’IT: dall’integrazione dei sistemi alla tracciabilità in tempo reale».
Anche le abitudini dei consumatori stanno cambiando rapidamente.
«È così. Oggi una percentuale sempre crescente di acquisti viene fatta online. Il risultato è che ogni anno aumentano i piccoli pacchetti, mentre i container dal mare si moltiplicano con la merce che arriva, ad esempio, dalla Cina. Come impresa familiare dobbiamo garantire ai nostri dipendenti un lavoro stabile anche per il futuro, e per questo abbiamo investito anche nel segmento dei piccoli pacchi, pur sapendo che tutto ciò comporta un grande impegno».
Quale impatto hanno le perduranti turbolenze dei mercati e le crisi internazionali su un settore strategico come la logistica?
«Le vicende degli ultimi anni hanno mostrato che la logistica significa sicurezza di approvvigionamento. Io sono convinto che, a lungo termine, non vince chi è semplicemente più grande, ma chi è più utile. Una logistica ben organizzata è fondamentale almeno quanto la finanza per un Paese: senza, tutto il resto si ferma».



