Non un semplice cartellone, ma una vera e propria architettura culturale. La Stagione Musica 2026/27 a Lugano si presenta come un progetto articolato, costruito attorno a coordinate precise: continuità e rottura, tradizione e ridefinizione, connessione tra linguaggi e discipline.

Il LAC Lugano Arte e Cultura consolida così una linea curatoriale che mira a superare le categorie canoniche della musica, trasformando la programmazione in uno spazio di confronto tra estetiche, geografie e pratiche artistiche differenti.

Alla base vi è una visione che considera la musica non come patrimonio immobile, ma come materia viva, capace di attraversare epoche e contesti. È su questa prospettiva che si innesta il lavoro del direttore artistico e generale Andrea Amarante, che imprime alla stagione un’impostazione dichiaratamente aperta al rischio e alla sperimentazione.

Inaugurazione tra formazione e visione internazionale

L’apertura, il 12 settembre, è affidata al Concerto di Gala della Opera for Peace Academy, iniziativa promossa da Opera for Peace – Leading Voices of the World.

Sul palco nove giovani cantanti selezionati a livello globale, accompagnati dalla Orchestra della Svizzera italiana diretta da Kamal Khan. Il progetto non rappresenta solo un debutto stagionale, ma un segnale preciso: attenzione alle nuove generazioni e apertura a contesti internazionali spesso marginalizzati.

Il pianoforte come asse narrativo

Tra i fili conduttori della stagione emerge il pianoforte, inteso non solo come strumento, ma come simbolo culturale.

Dalla contaminazione stilistica di Hiromi, capace di fondere jazz, rock e classica, al repertorio liederistico con Asmik Grigorian e Lukas Geniušas, fino ai recital di interpreti come Evgeny Kissin, Hélène Grimaud e Yuja Wang, il pianismo viene esplorato in tutte le sue declinazioni.

Accanto al repertorio tradizionale, trovano spazio figure come Fazıl Say e Ólafur Arnalds, che spingono il linguaggio verso territori ibridi tra composizione, elettronica e minimalismo.

La sinfonica tra tradizione e rilettura

Il grande repertorio orchestrale resta centrale, ma viene affrontato con approcci interpretativi che ne ridefiniscono il significato.

Tra gli appuntamenti, la Staatskapelle Dresden diretta da Daniele Gatti, la Freiburger Barockorchester con il Collegium Vocale Gent e Pablo Heras-Casado, e la Missa Solemnis di Beethoven diretta da Diego Fasolis.

Accanto a queste letture più canoniche, emergono progetti che ampliano i confini del sinfonismo, come Revolta della Geneva Camerata, che trasforma la Sinfonia n. 5 di Šostakovič in un’esperienza coreografica condivisa tra musicisti e danzatori.

Musica e cinema, tra immaginario e spettacolo

Il dialogo con altre arti si manifesta anche nel rapporto con il cinema. Dopo il successo di Psycho, il LAC propone la proiezione di Blade Runner con colonna sonora eseguita dal vivo, oltre a un progetto dedicato a Star Wars, dove musica e divulgazione scientifica si intrecciano grazie alla presenza dell’astrofisico Luca Perri.

Camera, jazz e nuove geografie sonore

La musica da camera si sviluppa attraverso collaborazioni come quella con Le Dimore del Quartetto, che porta a Lugano giovani ensemble internazionali in un percorso denominato “Grand Tour”.

Parallelamente, il jazz e le musiche di confine ampliano ulteriormente lo spettro sonoro: da Dhafer Youssef a Nils Petter Molvær, da Melissa Aldana a Kinan Azmeh, fino a progetti che integrano elettronica, improvvisazione e tradizioni extraeuropee.

Sperimentazione e contemporaneità

Uno dei tratti distintivi della stagione è l’attenzione alla creazione contemporanea. Le rassegne Early Night Modern e E.A.R. – Electro Acoustic Room approfondiscono il rapporto tra suono, tecnologia e ricerca artistica.

In questo contesto si inserisce anche Triton, progetto cross-mediale del duo Invernomuto, realizzato in collaborazione con il MASI Lugano, che traduce dati ambientali in esperienze sonore e visive immersive.

Esperienze immersive e nuovi formati

La ridefinizione della forma-concerto passa anche attraverso progetti fuori dagli schemi.

Con Don Li Cosmotonic Experience, la musica invade lo spazio urbano in una performance di sei ore, mentre Maybe a Concert di Raissa Avilés mette in crisi il confine tra concerto e azione scenica. In entrambi i casi, il pubblico è coinvolto in modalità di fruizione non convenzionali, dove il tempo e lo spazio dell’ascolto vengono ripensati.

Lac en plein air: la stagione prima della stagione

Prima dell’avvio ufficiale, torna LAC en plein air, rassegna estiva gratuita che anima Piazza Luini tra giugno e agosto. Due le direttrici: da un lato jazz e sonorità globali, dall’altro un’indagine sulle musiche popolari alpine e transalpine, con particolare attenzione alle evoluzioni contemporanee della tradizione.

Un’identità in trasformazione

La Stagione Musica 2026/27 a Lugano conferma il ruolo del LAC come piattaforma culturale capace di connettere linguaggi, artisti e pubblici diversi.

Più che proporre eventi, il centro culturale ticinese costruisce un sistema di relazioni, in cui la musica diventa strumento di riflessione e confronto. Un approccio che, in un contesto segnato da trasformazioni e discontinuità, punta a ridefinire il senso stesso dell’esperienza artistica contemporanea.