Che si tratti di Formazione di base, di Formazione continua, di Ricerca applicata o di Servizi a supporto del territorio, le attività della Scuola sono costantemente orientate e adattate per rispondere, in maniera tempestiva, alle reali esigenze di una società in continua evoluzione. Un’evoluzione dettata da molteplici fattori – sociali, economici, tecnologici – sui quali eventi come la pandemia di coronavirus hanno inevitabilmente un impatto molto profondo, imprevedibile, che richiede un intervento urgente e coordinato. Ed è proprio in questa direzione che si inseriscono tutta una serie di studi e di progetti che vedono il coinvolgimento della SUPSI – su richiesta o in collaborazione con autorità, enti e altre istituzioni – il cui obiettivo condiviso è quello di affrontare la sfida della pandemia partendo dall’analisi delle ripercussioni avute nella popolazione e negli svariati settori di attività, per individuare soluzioni e prepararsi al meglio ad un eventuale persistere dell’emergenza.
Il Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale (DEASS) della SUPSI è, grazie alle sue molteplici competenze, attivo in prima linea all’interno di diversi progetti di valenza cantonale e nazionale.
Un primo esempio è la Task force di sostegno psicologico costituita su volontà del Medico cantonale e dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC) sin dai primi giorni dell’epidemia, con un duplice obiettivo: fornire sostegno al personale sanitario impegnato in prima linea e alla popolazione tutta, colpita da una situazione straordinaria che ne ha stravolto profondamente e in maniera improvvisa le abitudini. Coinvolta nel gruppo di esperti, anche l’Unità di psicologia applicata del DEASS che ha dato il proprio contributo a questo progetto a sostegno della salute dei ticinesi. Tra le misure messe in atto, una breve guida psicologica, una hotline dedicata e una serie di messaggi e suggerimenti.
Valutare l’impatto del coronavirus, la sua diffusione e lo sviluppo dell’immunità nella popolazione ticinese è invece l’obiettivo di “Corona Immunitas Ticino”. Il progetto – anch’esso condotto dal DEASS insieme all’Istituto di salute pubblica dell’Università della Svizzera italiana (USI) e in collaborazione con l’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC), il Laboratorio microbiologia applicata del Dipartimento ambiente costruzioni e design (DACD) e l’Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB) – fa parte dell’iniziativa nazionale “Corona Immunitas”, guidata dalla Swiss School of Public Health (SSPH+) con il supporto dell’Ufficio Federale di Sanità Pubblica, di diversi cantoni e numerose aziende.
A livello svizzero, sono oltre 20 gli studi avviati, con il coinvolgimento di oltre 25’000 partecipanti. Per quanto riguarda il Ticino, l’iniziativa darà voce a 8’000 cittadini, con l’obiettivo di fornire importanti informazioni sull’andamento dell’epidemia, sulle caratteristiche del coronavirus e sulla risposta anticorpale, per sostenere la politica cantonale e federale nelle decisioni future, preparare la popolazione ad affrontare al meglio eventuali ulteriori ondate pandemiche e predisporre in modo tempestivo la risposta del sistema sanitario.
Il tessuto economico cantonale è al centro di un’indagine campionaria svolta dal DEASS su commissione del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) nell’ambito dei lavori del Gruppo strategico per il rilancio dell’economia cantonale. Focus della ricerca, gli effetti del Coronavirus e gli impatti che l’epidemia ha avuto e avrà sulle attività delle aziende ticinesi. Lo scopo è quello di raccogliere, tramite un questionario indirizzato a circa 5’000 imprenditori, informazioni atte a costruire un quadro più chiaro della nuova realtà in cui gli attori economici saranno chiamati ad operare; un elemento conoscitivo importante che consentirà di modulare le iniziative a sostegno dell’economia. L’indagine sarà ripetuta nel periodo novembre-dicembre 2020 per verificare se vi saranno stati dei miglioramenti nella situazione economica in seguito alle misure messe in atto dal Cantone e dalla Confederazione
Tra le collaborazioni con l’autorità cantonale vi è anche “A scuola in Ticino durante la pandemia di COVID-19”: un’indagine realizzata dal Dipartimento formazione e apprendimento (DFA) presso tutti gli allievi, i genitori, i docenti e le direzioni scolastiche della scuola dell’obbligo ticinese, su commissione del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS). Scopo dello studio, la raccolta – tramite questionari, interviste e focus groups – di vissuti, esperienze e difficoltà emersi durante le fasi di scuola a distanza e parzialmente in presenza. Guardando all’anno scolastico 2020-2021, probabilmente confrontato con un persistere delle limitazioni legate all’emergenza sanitaria, i risultati hanno fornito indicazioni utili per la sua preparazione e gestione, identificando buone pratiche e punti critici, suggerendo misure di miglioramento e di sostegno.
Tra gli ambiti indagati, le pratiche didattiche e il loro influsso sulle dimensioni di benessere e la riuscita scolastica, i bisogni formativi dei docenti nell’ambito delle tecnologie nell’insegnamento e, non da ultimo, le condizioni lavorative generali e personali del corpo docente e delle direzioni scolastiche.
Analizzare la presenza del virus nell’aria, nell’acqua e sulle superfici ad alto contatto – come, ad esempio, touch screen e manici dei cestini della spesa – è l’intento del Laboratorio Regionale Sud, integrato nel Laboratorio microbiologia applicata della SUPSI e parte della Rete Nazionale Svizzera di Laboratori Regionali (RLN), la cui attività mira alla protezione della popolazione attraverso l’identificazione di agenti patogeni, generalmente in campioni ambientali, nel caso di eventi quali, per l’appunto, le pandemie. In collaborazione con il Laboratorio cantonale di Basilea Città e su mandato dell’Ufficio federale dell’ambiente (UAM) è stato avviato un progetto sul monitoraggio ambientale del virus, della durata di un anno, con un duplice obiettivo: implementare i metodi per il rilevamento e la quantificazione del SARS-COV-2 sulle superfici, ed eseguire campionamenti ambientali mirati al fine di rilevare la presenza del virus su superfici frequentemente toccate.
Il Dipartimento tecnologie innovative (DTI) – attivo nel settore delle tecnologie medicali applicate alla diagnosi e cura in diversi ambiti clinici – sta invece lavorando ad un’innovativa soluzione diagnostica, insieme al Politecnico federale di Losanna (EPFL) e l’Istituto oncologico di ricerca (IOR) dell’Università della Svizzera italiana (USI). Il progetto MicroCoVSens, sostenuto dal Fondo nazionale Svizzero per la ricerca scientifica (FNS), intende infatti sviluppare un dispositivo portatile per il test in tempo reale del virus SARS-CoV-2 da campioni umani non trattati, attraverso un consumo minimo di reagenti e senza requisiti di preparazione, utilizzabile in qualsiasi contesto anche da personale non specializzato. Il sistema lavora direttamente sul RNA virale attraverso un biosensore ultra-sensibile realizzato con superfici di rilevamento attive supportate da silice porosa, con l’obiettivo di rilevare in pochi minuti e in modo affidabile la presenza del virus.
I progetti qui presentati s’inseriscono in un contesto di oltre 600 progetti portati avanti dalla SUPSI annualmente nell’ambito della Ricerca applicata e Servizi (dato 2019): un valido esempio di come concretezza, territorialità e partenariato – valori chiave dell’istituzione – siano da guida ed ispirazione alla sua operatività.