Il Dipartimento ambiente costruzioni e design offre 8 corsi di laurea (Bachelor e Master) professionalizzanti negli ambiti delle costruzioni, del design e della tutela del patrimonio: da architettura ad architettura d’interni, da ingegneria civile a conservazione e restauro, da comunicazione visiva a interaction design. Un’esperienza formativa che unisce insegnamento teorico e pratica professionale, ma anche attività di progettazione, esercitazioni, atelier e studio di casi pratici. Nello specifico, il corso di laurea in Ingegneria Civile fornisce competenze specifiche nella progettazione, costruzione, coordinazione e gestione di opere complesse e articolate.
Il diploma Bachelor consente di lavorare in proprio o come dipendenti in studi di progettazione, studi tecnici, imprese di costruzione, servizi pubblici federali, cantonali o comunali.
Deborah Briccola
Docente (corsi “Bridge: Design, Construction and Repair”, “Complementi di statica”, “Costruzioni in muratura”, “Ingenuity and Architecture”, “Tecnologia dei materiali”) presso la SUPSI-Dipartimento ambiente costruzioni e design (DACD) e ricercatrice presso l’Istituto scienze della Terra (DACD).
Quale è stato il percorso formativo che l’ha portata a diventare Docente in Ingegneria civile alla SUPSI?
«Fin da piccola, l’esposizione in ambito famigliare al mondo della progettazione e della costruzione e una sorta di naturale attrazione verso il calcolo e l’insegnamento mi hanno spinto, terminati gli studi scientifici, ad iscrivermi al corso di laurea in ingegneria civile presso il Politecnico di Milano e a voler perseguire la carrriera di docente universitaria. Sempre al Politecnico di Milano, nel 2017, dopo una breve parentesi come visiting researcher presso il Californian Institute of Technology, ho conseguito un dottorato in Ingegneria strutturale, sismica e geotecnica nell’area tematica legata all’estensione della vita utile delle infrastrutture, affrontando il tema dell’affidabilità strutturale di ponti e viadotti in calcestruzzo armato e precompresso. Nel 2020, con la vincita di una borsa di eccellenza della Confederazione svizzera per ricercatrici/ricercatori e artiste/i straniere/i e la scelta della SUPSI come host institution ho effettuato una scelta di campo avvicinandomi in modo concreto al mondo della ricerca applicata.
Nel 2021 con l’istituzione del profilo Civil Engineering nell’ambito del Master of Science in Engineering è iniziata la mia attività di docente alla SUPSI, completata dalla titolarità di alcuni corsi Bachelor di ingegneria civile e architettura presso il Dipartimento ambiente, costruzioni e design (SUPSI Mendrisio)».
Quale sono nello specifico le materie trattate nel suo corso?
«Mi occupo dell’insegnamento legato alla progettazione e riabilitazione di strutture e infrastrutture dell’ingegneria civile con gradi di approfondimento e prospettive differenti a seconda del corso di riferimento presso due Dipartimenti della SUPSI: il Dipartimento ambiente costruzioni e design a Mendrisio e il Dipartimento tecnologie innovative a Viganello. Fin dal loro primo anno le mie studentesse e i miei studenti hanno grande curiosità per quella che poi sarà la loro vita lavorativa: partendo dalla teoria, cercano di capire come certi concetti prenderanno forma e si tradurranno nel mondo delle costruzioni nel quale si vedono già proiettati».
Lei è anche ricercatrice dell’Istituto scienze della Terra SUPSI. In che cosa consiste il lavoro da lei svolto in questo ambito e quali ricadute esso ha nella sua attività di insegnamento?
«La mia attività di ricerca ha forti ricadute nell’ambito della didattica, soprattutto a livello di Master. Qui cerco sempre di integrare approcci e metodi utilizzati nelle attività di ricerca per arricchire l’esperienza delle studentesse e degli studenti e permettere loro di affrontare le sfide dell’ingegneria civile sfruttando le tecnologie digitali a disposizione nel mondo professionale. In questa direzione va l’impegno profuso nel proporre tesi sviluppate a beneficio delle realtà territoriali che si occupano dell’ampio tema della gestione delle infrastrutture esistenti.
Nel dettaglio, all’interno dell’Istituto scienze della Terra sono impegnata in attività di ricerca relative al rilievo delle strutture esistenti per valutarne lo stato di conservazione e il comportamento e ricavare informazioni utili per la progettazione di sistemi di early warning per una gestione integrale dei rischi che potrebbero interessare le infrastrutture di trasporto. Affronto il tema della conservazione di ponti e viadotti sviluppando modelli numerici e metodologie a supporto di enti pubblici e realtà private che si occupano di questa importante quanto delicata tematica. Mi confronto quotidianamente con i temi della gestione della complessità, dell’incertezza e del cambiamento – climatico, ma anche tecnologico, economico e sociale – proprio come ciascuno di noi è chiamato a fare nella vita di tutti i giorni».
Teresa Morelato
Diplomata in Architettura in Spagna, frequenta attualmente il corso di laurea in Ingegneria Civile.
Lei si è diplomata in Architettura in Spagna. Quali sono le ragioni che l’hanno spinta a proseguire i suoi studi in ingegneria civile?
«Quando mi sono trasferita in Svizzera ho lavorato per un breve periodo in uno studio di architettura. Come prevedevo, avendo studiato in un’altra nazione, ho individuato alcune lacune formative, ad esempio nella padronanza delle normative locali e nella conoscenza degli usi locali nell’ambito della costruzione. Dunque, ho deciso di completare la mia formazione con un Bachelor in Ingegneria Civile, grazie al quale oltre ad accrescere le conoscenze tecniche potevo acquisire una visione più completa dell’edilizia e della costruzione. Ho pensato che fosse il metodo migliore per crescere personalmente e lavorativamente».
Quali sono le più significative differenze, a livello di organizzazione universitaria, che ha avvertito nel passaggio dalla Spagna a Mendrisio?
«Avendo precedentemente studiato in un’università che accoglie 40.000 studenti, la SUPSI costituisce tutta un’altra realtà. Al DACD il numero degli studenti per lezione è circa un terzo, ciò che permette un trattamento più personalizzato e diretto. Una differenza evidente che riguarda l’insegnamento è che la SUPSI essendo una scuola universitaria professionale ha lo scopo principale di formare persone pronte ad entrare nel mondo del lavoro. A questo scopo, di norma i professori non sono solo accademici ma hanno anche un’importante esperienza lavorativa nei loro ambito di insegnamento. Secondo me il fatto che portino avanti entrambe le attività fa sì che le materie siano sempre aggiornate e fedeli alla realtà che si trova al di fuori dell’ambito formativo.
Un altro elemento che vorrei sottolineare è che le materie teoriche vengono costantemente confrontate con la pratica tramite visite esterne o con sessioni in laboratorio dove, ad esempio, gli studenti devono con le proprie mani costruire un muretto di mattoni o gettare una trave di calcestruzzo, per poi testarli simulando quanto avviene in un laboratorio professionale. Infine, la posizione territoriale della SUPSI e la stretta collaborazione con ditte all’avanguardia ci ha permesso di effettuare visite arricchenti a cantieri esistenti molto interessanti come, ad esempio, quello per la nuova galleria del Gottardo».
Nell’ottica delle sue aspirazioni professionali future, quale ritiene che possa essere l’apporto formativo proveniente dal Dipartimento ambiente costruzioni e design della SUPSI?
«Ritengo che l’apporto formativo del DACD sia, oltre ad una base di conoscenza in tutti gli ambiti dell’ingegneria, l’apprendimento di un metodo di lavoro individuale e/o all’intero di un gruppo multidisciplinare che mi permetterà di approcciarmi al mondo del lavoro come una professionista critica, preparata e affidabile».
Alexandra Acerbis
Studentessa al terzo anno del corso di Ingegneria civile.
Quali sono le motivazioni che l’hanno indotta ad iscriversi al Corso di laurea in Ingegneria Civile?
«Dopo aver frequentato il Liceo Scientifico, ho scelto di proseguire gli studi in un ambito che potesse soddisfare la mia passione per la progettazione, ma che al tempo stesso avesse un forte orientamento alla professionalizzazione, nel senso cioè che mi potesse fin da subito avviare alla soluzione pratica dei problemi pratici che occorre conoscere e sapere risolvere».
Lei è ormai giunta all’ultimo anno del suo corso di studi. Come valuta l’organizzazione e la qualità degli insegnamenti in aula, dei laboratori, e più in generale dei vari servizi offerti?
«Sicuramento un elemento di grande rilevanza è data dal fatto che molti docenti sono al tempo stesso professionisti attivi sul campo che possono trasferire nell’insegnamento specifiche competenze e problematiche direttamente legate alla pratica lavorativa. Questo aspetto si riflette in particolar modo nello svolgimento dei laboratori semestrali dove noi studenti dobbiamo portare avanti progetti originali sempre più complessi e articolati».
In particolare, in che modo ritiene che la formazione acquisita possa esserle di supporto per accedere al mondo del lavoro?
«Credo che sia molto importante il fatto di acquisire un metodo di lavoro da trasferire nell’organizzazione autonoma di tutte le attività che gli studenti sono chiamati e svolgere. Personalmente, ho poi avuto modo di alimentare continuamente la mia curiosità, il che mi ha permesso di impegnarmi in progetti sempre più impegnativi che avvicinano gli insegnamenti teorici impartiti ai problemi che dovremo poi affrontare nel mondo del lavoro».