«O pesce fète da ‘a capa» dovrebbe essere il primo insegnamento di leadership per un leader! Come può infatti un leader chiedere agli altri di fare qualcosa quando lui stesso non dà l’esempio o non promuove per primo la Cultura della Felicità in azienda? E allora, prima di cercare il Manager della Felicità dall’esterno e poi affermare: «carta bianca, faccia Lei», caro CEO, cerca di essere tu il primo a promuovere questa cultura.

«I dipendenti quando varcano i cancelli dell’azienda devono lasciare a casa i loro problemi» sento ancora voci di questo genere nelle aziende. Come se i collaboratori potessero fare zapping con il telecomando del palinsesto della loro vita. Stiamo assistendo ai giorni nostri ad un continuum tra vita privata e vita lavorativa molto delicato, con grandi sfumature non facili da definire.

Come conciliare dunque il massimo rispetto per il tempo delle persone con le necessità dell’azienda? La tecnologia aiuta ma complica. Si moltiplicano i gruppi aziendali in whatsapp, le e-mail sono sempre in agguato con l’ennesima richiesta, e i fusi orari non aiutano: i messaggi arrivano ad ogni ora e in maniera inaspettata. O continuiamo a subire, oppure cominciamo ad ammettere che il tema del benessere dei dipendenti è vivo e reale.

E chi meglio del Chief Executive Officer può essere il primo paladino di questa cultura del benessere? Nel mondo del business, il Chief Executive Officer (CEO) è ancora visto come la figura centrale incaricata di guidare un’organizzazione verso il successo economico e finanziario. In questo contesto, emerge la domanda: il CEO deve anche essere un “Manager della Felicità“?

Dal CEO tradizionale al leader del benessere

Il ruolo del CEO è stato a lungo associato alla leadership, alla strategia aziendale e alla gestione finanziaria. Tuttavia, con l’evolversi della cultura aziendale e l’attenzione crescente alla responsabilità sociale delle imprese, il CEO moderno è chiamato ad affrontare sfide più complesse. Il CEO è sempre più considerato non solo come un leader aziendale, ma anche come un “influencer” del clima organizzativo e del benessere dei dipendenti.

La felicità dei dipendenti è diventata un obiettivo strategico per molte aziende. Studi e ricerche dimostrano che i dipendenti felici sono più produttivi, più fedeli all’azienda e contribuiscono in modo significativo alla sua crescita a lungo termine. Di conseguenza, alcune aziende stanno iniziando a vedere il CEO come un “Manager della Felicità” che deve creare un ambiente lavorativo sano e soddisfacente.

La gestione del benessere come leva di successo

Le aziende stanno sempre più riconoscendo che il benessere dei dipendenti è una leva importante per il successo aziendale. Un CEO che si preoccupa del benessere dei suoi dipendenti è più propenso a costruire un team coeso, ad attirare talenti di alto livello e a favorire una cultura aziendale positiva. Questo, a sua volta, può tradursi in una maggiore produttività e un miglioramento della reputazione dell’azienda.

La gestione del benessere dei dipendenti può includere diverse iniziative, come programmi di flessibilità lavorativa, supporto per la crescita professionale, un ambiente di lavoro sano e politiche di bilanciamento tra lavoro e vita privata. Tuttavia, il CEO svolge un ruolo chiave nel promuovere e sostenere queste iniziative. Inoltre, la sua leadership carismatica e il suo impegno possono ispirare i dipendenti a dare il massimo.

Le sfide del CEO “Manager della Felicità”

Sebbene l’idea di un CEO come “Manager della Felicità” possa sembrare promettente, ci sono anche sfide da affrontare. Ad esempio, il CEO deve bilanciare la felicità dei dipendenti con l’”obbligo” di generare profitti e risultati finanziari. Inoltre, può essere difficile misurare il successo di tali iniziative di benessere in termini finanziari, il che potrebbe generare resistenza da parte degli investitori e del consiglio di amministrazione.

Un altro aspetto da considerare è il rischio di un eccessivo coinvolgimento del CEO nelle questioni personali dei dipendenti. Se non gestito in modo appropriato, questo può portare a problemi di confidenzialità e di equità tra i lavoratori.

Conclusione

Il ruolo del CEO sta evolvendo, e sempre più aziende stanno riconoscendo l’importanza della gestione del benessere dei dipendenti. Se il CEO debba essere anche un “Manager della Felicità” dipende in gran parte dalla cultura aziendale, dagli obiettivi strategici e dalla leadership individuale. Mentre alcuni CEO possono interpretare questo ruolo in modo efficace, altri potrebbero preferire concentrarsi su altre responsabilità.

In ogni caso, la felicità dei dipendenti è una componente importante del successo aziendale, e il CEO ha un ruolo cruciale nel plasmare un ambiente lavorativo in cui i lavoratori possano prosperare. In definitiva, il CEO dovrebbe essere in grado di bilanciare le esigenze finanziarie dell’azienda con l’attenzione al benessere dei dipendenti, cercando un equilibrio che porti a una crescita sostenibile e a dipendenti più soddisfatti.

Come aiutare il CEO ad intraprendere un Per-Corso da Manager della Felicità? La soluzione a maggior valore è quella di intraprendere un programma di Mentoring.

Il primo passo è chiedersi: quanto tempo posso e voglio dedicare? In quanti mesi potrò essere in grado di raggiungere almeno la minima formazione sul tema?

Il mio consiglio è quello “dell’ora alla settimana”. In un anno un CEO può avere 2.000 ore lavorative a disposizione. Se dedica un’ora alla settimana al programma felicità in azienda, utilizzerà 50 ore all’anno, cioè il 2,5% del suo tempo.  Se la felicità del Tuo Team, caro CEO, non merita almeno il 2,5% del tuo tempo, Houston…abbiamo un Problema!

E nella tua azienda cosa sta succedendo? Fammi sapere la tua opinione. Scrivimi a info@myacademypmi.com e scambiamo due idee sul tema “Felicità in azienda”.