Possiamo partire dalla sua famiglia e dai suoi primi passi all’interno di Poliform, l’azienda che negli anni Settanta lei ha preso in mano insieme ai cugini Aldo ed Alberto Spinelli?
«Fondata nel 1970, evoluzione di un’impresa artigiana nata nel 1942 facente parte del tessuto di piccole imprese a conduzione familiare caratterizzante la struttura produttiva del distretto della Brianza, è stata in grado di investire nelle nuove tecnologie produttive evolvendo la proposta verso i sistemi modulari componibili. Poliform diventa così un’industria. I fautori del cambiamento siamo stati io e i miei soci Alberto ed Aldo Spinelli tutt’ora alla guida dell’azienda. Siamo riusciti a coniugare una conoscenza tecnica specifica e una cultura del “saper fare” con una visione imprenditoriale in piena sintonia con i cambiamenti sociali ed economici di quel periodo. Noi tre rivestiamo differenti e complementari aree di responsabilità all’interno dell’azienda. La struttura decisionale di Poliform si basa, infatti, su decisioni prese all’unanimità con il management a fare da supporto tecnico. La governance interna prevede che l’azienda continui ad essere guidata da tre persone, una in rappresentanza di ciascuna famiglia fondatrice».
Quali opportunità, ma anche che difficoltà presentavano in quel periodo il settore dell’arredamento e la realtà imprenditoriale della Brianza?
«Quando iniziammo negli anni 70 l’Italia intorno cresceva, entusiasticamente lanciata nel passaggio da paese agricolo a nazione industriale. Sembrava un altro mondo rispetto a quello di oggi: le case si costruivano, si compravano e ovviamente andavano arredate. Insieme alla vita delle famiglie cambia anche il gusto, così la transizione dal mobile classico a quello moderno è avviata, soprattutto in quella versione made in Brianza che è il mobile di design».
Che cosa rappresenta oggi Poliform nel panorama del design e dell’industria dell’arredo in Italia?
«Poliform è oggi una realtà industriale tra le più significative del settore dell’arredamento internazionale. La nostra collezione è organizzata come una scelta ampia e diversificata e comprende sistemi e complementi d’arredo per ogni zona della casa: librerie, contenitori, armadi, letti, cucine, imbottiti e, da quest’anno anche l’outdoor. Una produzione tipologicamente completa che porta con sé la concezione progettuale di una “casa Poliform” stilisticamente coerente in ogni sua componente. Un “global project” che si declina in ogni situazione architettonica grazie all’eccezionale versatilità dei sistemi componibili».
Che significato hanno oggi concetti come internazionalizzazione e conquista di nuovi mercati nel mondo?
«L’attenzione per il mercato internazionale ci ha portato a sviluppare un vero e proprio network mondiale con l’obiettivo di arrivare ad essere presente con punti vendita, flagshipstores e consociate estere in un numero sempre maggiore di Paesi. Il nostro network attuale ci vede presenti in 95 Paesi nel mondo con 400 punti vendita e 110 monobrand».
Anche il vostro settore è chiamato a confrontarsi con un tema come quello della sostenibilità, nei processi produttivi come nella scelta dei materiali utilizzati. Qual è la strategia di Poliform riguardo all’ambiente?
«La responsabilità sociale è un concetto fondamentale nella nostra filosofia imprenditoriale: una scelta che rispecchia la nostra volontà di rispettare il territorio in cui siamo nati e soprattutto di fornire valori intervenendo in prima persona al tessuto sociale in cui operiamo. Un’assunzione di responsabilità che va oltre gli aspetti economici e legali e si fonda sul dialogo che abbiamo instaurato con i diversi interlocutori all’interno della nostra comunità di riferimento impegnandoci a capirne le esigenze e creando programmi sociali. Riconosciamo l’importanza del design sostenibile ed abbiamo adottato, nel corso degli anni, un approccio progettuale che fonde innovazione tecnologica e attenzione alle risorse».
Da sempre il Salone del Mobile rappresenta un appuntamento a cui Poliform non è mai mancata. Che cosa ricorda delle partecipazioni passate e cosa c’è da aspettarsi per il 2024?
«Siamo profondi sostenitori del Salone del Mobile da sempre. Nel 1970 al primo Salone del mobile abbiamo presentato un prodotto moderno. Non ne abbiamo venduto neanche uno. Ricordo ancora che c’erano due mobiletti di noce in un angolo e un agente del Piemonte ce ne ha comprati due. Abbiamo insistito, siamo riusciti a trovare il pubblico giusto a cui rivolgerci e abbiamo venduto quel prodotto per dieci anni».
Nella foto, da sinistra a destra:
Alberto Spinelli, Aldo Spinelli e Giovanni Anzani.