Architetto Piera Scuri, come nasce il suo interesse per gli ambienti di lavoro e la realizzazione di uffici al passo con le esigenze del mondo contemporaneo?
«Dopo essermi laureata nel 1981 presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Venezia, in anni culturalmente e politicamente molto turbolenti, mi sono recata a New York per svolgere degli studi concernenti la progettazione dell’immagine e dello spazio dei grattacieli, poi pubblicati nel volume I grattacieli degli anni ’80 (in Italia F. Angeli Editore, 1988, negli Stati Uniti nel 1990 presso Van Nostrand Rehinold) e sono entrata a lavorare all’interno dello studio di progettazione Kohn, Pederson, Fox Associates, approcciando per la prima volta il tema della realizzazione e dell’allestimento degli ambienti di lavoro, ma avvicinandomi anche alle ricerche svolte in materia dagli psicologi comportamentisti. Successivamente ho avuto modo di studiare a Huston e San Francisco le soluzioni adottate dalla NASA per la progettazione degli interni delle stazioni spaziali, fino a pubblicare a Milano un articolo dedicato agli ambienti artificiali su le Scienze, edizione italiana della prestigiosa rivista Scientific American. È stato un po’ il mio trampolino di lancio e infatti ho ricevuto subito dopo una proposta di lavoro da parte della società Montedison dove sono rimasta per molti anni occupandomi di tutti gli elementi che concorrono a determinare l’efficienza e la qualità di un posto di lavoro, dalle attrezzature alle postazioni, dalle tonalità delle pareti ai rivestimenti degli ambienti, l’illuminazione, l’acustica, ecc.».
Dall’Italia al mondo intero il passo è stato relativamente breve…
«Infatti. A partire dal 2002 e per circa vent’anni ho vissuto spostandomi da un Paese all’altro, in particolar modo in Medio Oriente e nel mondo arabo. E il mio lavoro non è stato mai soltanto quello di una progettazione teorica, delegando poi ad altri la realizzazione pratica. Al contrario, ho maturato la mia esperienza sul campo, all’interno dei cantieri dove si realizzavano i diversi impianti, in contesti ambientali e climatici spesso estremi, a contatto con realtà sociali non di rado prevenute se non addirittura ostili nei confronti di una donna che aveva un ruolo di direzione del progetto, che parlava la stessa lingua di ingegneri e tecnici, che seguiva tutti gli aspetti e le fasi del lavoro. Un’esperienza che ha avuto senza dubbio momenti anche difficili ma che non esito a definire esaltante e che ha rappresentato il cuore del mio percorso professionale».
Lei è co-fondatrice insieme a Douglas Skene di Spazio, uno studio altamente specializzato in Control Building e Command Center Design che da 30 anni svolge in tutto il mondo ricerche e innovativi progetti di architettura ed ergonomia per ambienti dove la tecnologia ha un ruolo dominante. Di cosa si tratta quando si parla di Ufficio del Futuro e di Digital WorkPlace?
«Le tecnologie digitali hanno cambiato il modo di lavorare e di conseguenza anche l’organizzazione e la progettazione degli spazi fisici dell’ufficio. Le classiche postazioni di lavoro vengono affiancate da soluzioni interamente digitali mixando l’esperienza fisica con quella digitale, tanto che si parla di Phygital, crasi tra “physical” e “digital”. Un Digital Workplace (o Modern Workplace) è dunque un ambiente di lavoro digitale dove, grazie all’utilizzo della tecnologia, è possibile migliorare la comunicazione, la collaborazione, l’accesso, la condivisione e l’aggiornamento di informazioni e contenuti. La chiave di volta per il successo della Digital Transformation è concepire il Workplace mettendo le persone al centro, per garantire un’esperienza moderna ed efficace attraverso l’utilizzo di strumenti digitali, che permettono di migliorare la comunicazione e la collaborazione tra i dipendenti, garantendo un accesso sicuro alle applicazioni integrate all’interno di un ecosistema di servizi. Uno degli aspetti centrali è legato al concetto di Enterprise Collaboration. La collaborazione tra i dipendenti è fondamentale e porta l’azienda a un livello superiore, permettendo uno scambio snello di informazioni che sia in linea con le policy dell’organizzazione, garantendo la comunicazione in tempo reale e una migliore gestione delle risorse umane. Avere spazi e tecnologie studiati per rendere più agevole la comunicazione e lo scambio di idee facilita la creatività e l’innovazione all’interno delle aziende».
Insieme al suo team di lavoro lei ha progettato oltre 60 spazi “estremi” ad alta tecnologia. Il progetto Panorama illustra concretamente come si configura un Digital Workplace e quali sono i criteri progettuali ed ergonomici da applicare per realizzarlo…
«Si tratta del primo Digital Command Center del settore Oil&Gas, progettato ad Abu Dhabi da Spazio per il Gruppo Adnoc, una delle principali società mondiali di petrolio e gas. Va detto che Panorama è stato progettato e realizzato nel 2017, anche se per motivi di riservatezza se ne è cominciato a parlare solo qualche anno dopo. Nel layout adottato, nelle tecnologie utilizzate o nei criteri ergonomici applicati, è possibile individuare elementi e dettagli che oggi vengono proposti nel mondo, a cominciare dall’Expo di Dubai del 2022, come prototipi di ufficio del futuro.
Si tratta di un ambiente di lavoro caratterizzato da un’atmosfera futuribile e scenografica, un progetto complesso, anche perché i tempi strettissimi imposti per la realizzazione richiedevano che le lavorazioni in cantiere avvenissero in contemporanea. Questo Command Center si trova al 37esimo piano del quartiere generale di Adnoc. Il layout è il risultato di un’approfondita analisi delle funzioni e delle tecnologie previste al suo interno: tra tutte spicca un Video Wall lungo 50 metri, la cui posizione finale è stata decisa anche con l’intento di valorizzare la magnifica vista su Abu Dhabi.
L’interior design incorpora tecnologie e arredi all’avanguardia. Ovunque compaiono curve per individuare percorsi precisi e consentire una circolazione veloce tra le postazioni di lavoro, ma anche per trasmettere nello spazio il senso di dinamismo. All’interno dell’area principale si trova il “Bridge”: una combinazione di Piattaforma di Controllo e Area di Presentazione dei Visitatori. Tra il Bridge e il Video Wall sono collocati i desk IT per supportare il team e assicurare un’adeguata disponibilità e funzionalità degli strumenti. Coerentemente al suo claim “Innovative Architecture and Ergonomics” lo studio Spazio ha realizzato anche un progetto accuratissimo e custom made di ergonomia, acustica e illuminazione. Quest’ultima, considerata in relazione con i colori e materiali di pavimenti, soffitti, mobili e pareti, offre la possibilità di modificare automaticamente temperatura del colore e intensità della luce per permettere di trasformare l’atmosfera dell’ambiente rendendolo duttile e vivo».
Di recente avete aperto una succursale anche in Ticino…
«Spazio Architectural Innovation Sagl è una società specializzata nella progettazione e realizzazione di Command Center, ambienti di lavoro altamente tecnologici, arredi con tecnologia integrata, progettazioni di illuminazione dinamica, ricerca, innovazione e sostenibilità, ivi comprese collaborazioni con società estere. La sede è a Riva Paradiso 30. Questa apertura svizzera nasce dalla consapevolezza che il contesto economico e sociale ticinese si presenta come uno dei più dinamici in Europa, per la sua capacità di coniugare un’elevata qualità della vita, centri di studio e di ricerca di ottimo livello, una spiccata propensione all’innovazione, nonché una creatività tipicamente latina».