Le recenti analisi relative al mercato immobiliare di Lugano, raccontano un quadro articolato, nel quale la diminuzione dei prezzi registrata nel 2025 convive con una maggiore attività di compravendita, pigioni cresciute nel medio periodo e una quota significativa di abitazioni che rimangono vuote per anni. Ci riferiamo a due studi pubblicati dalla Città di Lugano ieri, 8 ottobre 2026: Il mercato immobiliare, l’offerta e il fabbisogno di abitazioni a pigione moderata a Lugano – 2025 e Analisi dell’occupazione abitativa 2025.
Le analisi del Servizio Statistica Urbana affrontano due aspetti complementari: da un lato, l’evoluzione dei prezzi di vendita e locazione e la possibilità per le economie domestiche di accedere a un’abitazione economicamente sostenibile; dall’altro, il grado di occupazione del patrimonio residenziale, la distribuzione territoriale degli alloggi vuoti e il rapporto con la mobilità della popolazione e gli affitti brevi.
I dati mostrano che il mercato cittadino non può essere interpretato soltanto attraverso il numero degli appartamenti disponibili o l’andamento delle pigioni. La distinzione tra abitazioni temporaneamente vuote, immobili non occupati da lungo tempo e alloggi realmente accessibili sul mercato è essenziale per comprendere quanto il patrimonio esistente possa contribuire a rispondere alle esigenze della popolazione.
Prezzi di vendita in diminuzione dopo la crescita degli anni precedenti
Nel 2025 il prezzo mediano richiesto per la vendita delle abitazioni a Lugano si è attestato a 8’266 franchi al metro quadrato, contro gli 8’518 franchi del 2024. La flessione è pari al 3%, ma non cancella l’incremento accumulato nel periodo più lungo: rispetto al 2019, quando il valore mediano era di 7’763 franchi al metro quadrato, il prezzo risulta infatti cresciuto del 6,5%.
L’inversione registrata nell’ultimo anno interessa quasi tutto il territorio cittadino. L’eccezione è rappresentata da Lugano ovest, dove i prezzi sono aumentati del 5,8%, raggiungendo 8’462 franchi al metro quadrato. Nelle altre aree si osservano invece diminuzioni di diversa entità: il calo più marcato riguarda Lugano sud, con il 6,4%, seguita da Lugano nord con il 4%, Lugano centro con il 2,5% e Lugano est con lo 0,4%.
Le differenze territoriali restano considerevoli. Lugano est continua a presentare i valori mediani più elevati, pari a 10’217 franchi al metro quadrato, mentre a Lugano centro si raggiungono 8’582 franchi. Lugano ovest si colloca a 8’462 franchi, sopra la mediana cittadina. Più contenuti i prezzi a Lugano sud, con 6’833 franchi, e a Lugano nord, con 5’860 franchi.
Anche considerando le dimensioni degli alloggi, la diminuzione del 2025 è generalizzata. I monolocali hanno registrato una flessione del 6,6%, i bilocali del 3%, le abitazioni con quattro o più locali del 4,5% e i trilocali dello 0,9%.
Questi dati descrivono un ridimensionamento dei prezzi richiesti, ma non sono sufficienti, da soli, per concludere che l’acquisto sia diventato accessibile a una parte più ampia della popolazione. Il costo complessivo di un’abitazione dipende infatti anche dal capitale proprio disponibile, dal reddito e dalle condizioni applicate dagli istituti di credito.
Più compravendite e tempi di vendita più brevi
Un secondo indicatore segnala un’accelerazione del mercato. Nel 2025 a Lugano sono state registrate 1’393 compravendite, il valore più elevato dell’intero periodo osservato. Nel 2024 le transazioni erano state 939, mentre nel 2023 si erano fermate a 1’053.
A questa ripresa si accompagna una riduzione dei tempi di permanenza degli annunci sul mercato. Il cosiddetto time on market, ossia il tempo medio durante il quale un immobile rimane pubblicizzato prima di essere venduto, è passato da 265 giorni nel 2023 a 216 nel 2024 e a 123 nel 2025.
Lo studio mette in relazione questa evoluzione con l’andamento dei tassi ipotecari e dei prezzi. Nel 2023 il tasso ipotecario fisso a dieci anni aveva raggiunto una media del 2,52%, il valore massimo del periodo considerato. Negli anni successivi, la sua diminuzione è stata accompagnata da tempi di vendita più brevi e da un aumento delle transazioni.
La relazione tra condizioni di finanziamento, prezzi e compravendite aiuta a interpretare la dinamica osservata. Un costo del credito più contenuto può rendere l’acquisto meno oneroso e sostenere la domanda, mentre prezzi più elevati possono limitare il numero di potenziali acquirenti. Nel 2025, la combinazione tra prezzi in flessione e maggiore attività di compravendita è coerente con un mercato più dinamico.
Resta tuttavia necessario distinguere la velocità delle transazioni dall’accessibilità economica. Un immobile che viene venduto più rapidamente non è necessariamente alla portata di chi dispone di risorse limitate, soprattutto in un contesto nel quale il finanziamento richiede un apporto iniziale consistente.
Comprare casa: il capitale proprio resta un ostacolo
Lo studio della Città affronta anche la sostenibilità economica dell’acquisto, stimando le risorse necessarie per accedere a un finanziamento ipotecario in diverse fasce di prezzo e per differenti tipologie abitative.
Il modello utilizzato considera un capitale proprio minimo pari al 20% del valore dell’immobile e un finanziamento ipotecario per il restante 80%. Per valutare la sostenibilità dell’operazione viene inoltre ipotizzato un tasso d’interesse del 5%, a cui si aggiungono un ammortamento annuo dell’1% e costi accessori e di manutenzione pari allo 0,8% del valore dell’immobile. L’insieme di questi oneri non dovrebbe superare un terzo del reddito lordo dell’economia domestica.
Le cifre evidenziano quanto le condizioni cambino in funzione delle dimensioni dell’abitazione e della fascia di prezzo. Per monolocali e bilocali, il capitale proprio stimato varia da 79’750 franchi nella fascia più bassa a 154’000 franchi in quella più alta. Il reddito lordo annuo minimo richiesto, secondo le ipotesi adottate, passa rispettivamente da 65’076 a 125’664 franchi.
Per i trilocali, il capitale proprio necessario varia da 114’000 a 217’000 franchi, mentre il reddito lordo minimo stimato si colloca tra 93’024 e 177’072 franchi. La soglia cresce ulteriormente per le abitazioni con quattro o più locali: anche nella fascia di prezzo più bassa sono necessari 201’200 franchi di capitale proprio e un reddito lordo annuo di 164’179 franchi. Nella fascia più alta, i valori raggiungono rispettivamente 540’000 e 440’640 franchi.
La disponibilità del capitale iniziale rappresenta quindi un elemento decisivo. Secondo le stime comunali, considerando le economie domestiche attualmente in affitto e un anticipo del 20%, il 21% dispone di una sostanza imponibile sufficiente per il capitale proprio richiesto per un’abitazione nella fascia di prezzo più bassa. La quota scende al 18% per gli immobili di fascia media e al 14% per quelli di fascia alta.
Per le abitazioni con quattro o più locali, la percentuale si riduce ulteriormente: soltanto il 9% delle economie domestiche considerate dispone del capitale necessario per un immobile nella fascia più bassa, il 6% per quella media e il 4% per quella alta.
Si tratta di stime basate sulla sostanza imponibile e sui requisiti ipotizzati, non di una misurazione diretta del numero di famiglie che otterrebbero effettivamente un mutuo. Lo studio precisa infatti che la disponibilità del capitale proprio non garantisce automaticamente un reddito sufficiente a sostenere il finanziamento.
Il dato resta significativo per comprendere le difficoltà che possono incontrare le famiglie intenzionate a passare dall’affitto alla proprietà. La diminuzione dei prezzi nell’ultimo anno non elimina le barriere legate al capitale iniziale e alla capacità reddituale.
Locazioni: le pigioni restano più alte rispetto al 2019
Anche il mercato degli affitti presenta una dinamica a due velocità. Tra il 2019 e il 2025, la pigione netta mediana dell’offerta complessiva è passata da 18,8 a 21,3 franchi al metro quadrato, con un aumento del 13,4%. La pigione lorda, comprensiva dei costi accessori, è cresciuta da 21,3 a 24,2 franchi al metro quadrato, pari al 13,5%.
Nel solo 2025, tuttavia, entrambe le misure hanno registrato una diminuzione del 2% rispetto all’anno precedente. Il calo interrompe temporaneamente la crescita osservata nel medio periodo, senza annullare l’aumento accumulato dal 2019.
Lo studio richiama, per interpretare l’andamento delle pigioni, il ruolo del tasso ipotecario di riferimento, che in Svizzera costituisce uno dei parametri utilizzati per gli adeguamenti degli affitti. Il rialzo registrato nel 2023 e nel 2024 si inserisce in una fase nella quale i costi abitativi erano aumentati, mentre la flessione del 2025 si accompagna a un ridimensionamento dei valori mediani dell’offerta.
Le differenze tra le aree cittadine sono nuovamente rilevanti. Per la pigione netta, la diminuzione più forte è stata registrata a Lugano est, con il 14,7%. Seguono Lugano nord, con il 2,7%, Lugano centro, con l’1,3%, e Lugano sud, con l’1,1%. Lugano ovest si muove in direzione opposta, con un aumento del 3,5%.
Per la pigione lorda, Lugano est segna una flessione del 14,5%, Lugano nord del 3,6%, Lugano sud dell’1,6% e Lugano centro dello 0,6%. Anche in questo caso Lugano ovest si distingue, con un incremento dell’1,5%.
Le variazioni per tipologia abitativa mostrano un quadro meno uniforme rispetto al mercato della vendita. I bilocali sono l’unica categoria nella quale le pigioni sono aumentate, con una crescita del 3,4% per il valore netto e del 3,8% per quello lordo. I trilocali hanno invece registrato diminuzioni rispettivamente del 7,4% e del 6,5%, mentre per i monolocali i cali sono stati dell’1,2% e del 2,4%. Le abitazioni con quattro o più locali sono rimaste sostanzialmente stabili.
Un altro elemento riguarda i costi accessori, aumentati nel periodo osservato per tutte le tipologie di abitazione. Per le economie domestiche in affitto, il costo effettivo della casa non dipende quindi soltanto dalla pigione di base, ma anche dalle spese che si aggiungono al canone.
Parallelamente, il tempo medio di permanenza degli immobili sul mercato della locazione è sceso da 84 giorni nel 2021 a 48 giorni nel 2025. Anche questo indicatore segnala una maggiore dinamicità negli anni più recenti, pur in presenza di differenze tra quartieri e tipologie di appartamento.
Abitazioni a pigione moderata: offerta e fabbisogno a confronto
Uno dei capitoli più rilevanti delle due pubblicazioni riguarda la disponibilità di abitazioni a pigione moderata e la loro corrispondenza con le esigenze delle economie domestiche residenti.
La Città utilizza due criteri distinti per identificare gli alloggi economicamente accessibili. Il primo considera la sostenibilità della pigione in rapporto al reddito delle famiglie. Il secondo definisce vantaggiosa una pigione inferiore di almeno il 25% rispetto al valore medio di mercato per una determinata tipologia abitativa.
Applicando il criterio della sostenibilità economica, nel 2025 il 31% delle abitazioni considerate presentava una pigione compatibile con le possibilità delle economie domestiche prossime al rischio di povertà. La quota è superiore di due punti percentuali rispetto al 2024.
Con il criterio della pigione vantaggiosa, invece, il 17% delle abitazioni rientrava nella definizione di alloggio a pigione moderata. I due risultati non sono direttamente sovrapponibili, poiché rispondono a parametri differenti: il primo mette in relazione il canone con le risorse economiche, mentre il secondo confronta il prezzo dell’alloggio con il livello medio del mercato per abitazioni con lo stesso numero di locali.
Per quanto riguarda il fabbisogno, la stima per il 2025 indica che il 12% delle economie domestiche in affitto a Lugano rientra nel gruppo potenzialmente interessato a un’abitazione a pigione moderata.
La quota cambia in base alla dimensione dell’alloggio. Per monolocali e bilocali il fabbisogno potenziale è stimato al 7%, sale al 12% per i trilocali e raggiunge il 20% per le abitazioni con quattro o più locali.
Il confronto tra domanda e offerta evidenzia che, per tutte le tipologie considerate, la proporzione degli alloggi con pigione vantaggiosa risulta pari o superiore alla domanda potenziale stimata. Questo dato, tuttavia, non significa necessariamente che ogni famiglia interessata possa trovare un’abitazione adeguata. Il numero di alloggi disponibili deve essere letto insieme alle dimensioni, alla localizzazione e alle caratteristiche delle economie domestiche che cercano casa.
La composizione della domanda mette infatti in luce un’esigenza specifica: circa il 55% delle economie domestiche appartenenti al gruppo target è costituito da famiglie con figli, associate soprattutto al fabbisogno di abitazioni con quattro o più locali.
È un aspetto che merita attenzione nella pianificazione abitativa. La disponibilità complessiva di alloggi a prezzi relativamente contenuti non garantisce automaticamente una corrispondenza tra ciò che viene offerto e ciò di cui le famiglie hanno bisogno. Un’offerta concentrata su appartamenti piccoli, per esempio, può rispondere alle esigenze di una parte della popolazione senza soddisfare adeguatamente quelle dei nuclei familiari più numerosi.
La Città richiama inoltre l’evoluzione negativa del tasso di natalità, un fattore che potrebbe modificare nel medio e lungo periodo la composizione della domanda. Il fabbisogno abitativo non è statico: cambia con la struttura delle famiglie, i movimenti della popolazione e le condizioni economiche.
Occupazione abitativa: un equilibrio senza una tendenza univoca
Il secondo studio sposta l’attenzione dal prezzo degli alloggi al loro effettivo utilizzo. Tra il 2023 e il 2025, il tasso di occupazione abitativa di Lugano ha oscillato senza delineare una direzione netta.
Nel primo trimestre 2023 raggiungeva l’86,2%, il valore massimo del periodo analizzato. È poi sceso all’85,3% nel secondo trimestre 2025, per risalire all’85,6% nel quarto trimestre dello stesso anno.
Nel frattempo, il numero di unità in costruzione o ristrutturazione è diminuito del 25,3%, passando da 1’081 a 808. Si tratta di abitazioni non ancora agibili e quindi escluse dal totale degli alloggi disponibili, ma che rappresentano una componente importante della futura offerta.
La riduzione delle unità in cantiere costituisce un indicatore da seguire, soprattutto in una città interessata da movimenti della popolazione e da una domanda abitativa che può cambiare rapidamente. Tuttavia, lo studio non descrive una situazione di progressivo esaurimento degli alloggi disponibili: il tasso di occupazione è rimasto relativamente stabile e una quota di abitazioni risulta non occupata.
Per interpretare correttamente questi numeri occorre distinguere tra il vuoto rilevato in un determinato trimestre e quello che si protrae per anni. Un appartamento temporaneamente libero può essere in fase di cambio d’inquilino, appena entrato sul mercato oppure in attesa di essere occupato. La sua presenza non equivale necessariamente a un alloggio inutilizzato e immediatamente disponibile.
La metodologia comunale ricostruisce per questo motivo l’occupazione delle singole unità su un periodo di dodici trimestri, corrispondenti a tre anni. Le abitazioni vengono classificate in base al numero di trimestri nei quali risultano occupate: da zero per il vuoto permanente, da uno a quattro per la bassa occupazione, da cinque a otto per la media e da nove a dodici per l’alta occupazione.
Questa prospettiva temporale consente di andare oltre la fotografia di un singolo momento e di individuare le situazioni nelle quali la mancata occupazione è più persistente.
Quasi una residenza primaria su dieci è vuota da tre anni
Considerando esclusivamente le residenze primarie, destinate cioè all’alloggio stabile della popolazione residente, nel 2025 l’81,9% delle unità presentava un’alta occupazione. Il 5,8% rientrava nella categoria di media occupazione e il 3,2% in quella di bassa occupazione.
Il dato più significativo riguarda il 9,1% delle abitazioni, classificato in stato di vuoto permanente perché non occupato in nessuno dei dodici trimestri considerati. In termini assoluti, si tratta di 3’391 unità abitative primarie.
La percentuale è in crescita rispetto al 2020, quando il vuoto permanente rappresentava il 7,2%. Nel confronto tra il 2024 e il 2025, le unità in questa condizione sono aumentate di 194, pari al 6,1%. Nello stesso periodo, le abitazioni in bassa occupazione sono diminuite del 4,3%, mentre quelle in media occupazione hanno registrato un calo del 3,2%.
Il dato del 9,1% richiede però una precisazione. La classificazione descrive il comportamento abitativo osservato attraverso i dati amministrativi, ma non dimostra che tutti gli immobili rimasti vuoti per tre anni siano disponibili per la locazione o la vendita.
Il Comune evidenzia che le informazioni amministrative non consentono di conoscere automaticamente le ragioni della mancata occupazione. Per stabilire se un’abitazione possa essere effettivamente immessa sul mercato occorrerebbe sapere se il proprietario intende venderla o affittarla, se l’immobile è in condizioni adeguate e quali eventuali interventi siano necessari.
La differenza è sostanziale: un appartamento vuoto non coincide necessariamente con un appartamento pronto per accogliere un nuovo inquilino. È proprio questa distinzione a rendere il fenomeno più complesso di quanto possa suggerire un unico dato percentuale.
Le differenze tra quartieri: dal centro alle aree periferiche
La distribuzione del vuoto permanente non è uniforme sul territorio luganese. Lo studio individua concentrazioni più elevate in alcune aree periferiche e nella parte settentrionale della città, mentre nei quartieri centrali la presenza di zone caratterizzate da un’elevata quota di abitazioni vuote è generalmente più contenuta.
Tra i quartieri con tassi di vuoto permanente più elevati figurano Valcolla, Brè, Caprino, Gandria, Cimadera, Certara e Bogno. Valori più bassi si osservano invece in quartieri residenziali come Davesco-Soragno, Pregassona, Viganello, Cassarate, Molino Nuovo, Besso e Breganzona.
La distribuzione territoriale suggerisce che non esiste un’unica spiegazione valida per tutte le abitazioni non occupate. Il fenomeno può essere associato alle caratteristiche del patrimonio edilizio, ai livelli dei prezzi, alla localizzazione e all’attrattività delle diverse aree.
Le dimensioni delle abitazioni e la tipologia degli edifici contribuiscono a differenziare ulteriormente il quadro. Secondo lo studio, il vuoto permanente è più frequente nelle case mono e plurifamiliari, negli alloggi di dimensioni contenute e negli edifici costruiti nelle epoche più remote.
In alcuni quartieri, il patrimonio edilizio datato potrebbe ridurre l’attrattività degli immobili o richiedere interventi manutentivi tali da limitarne l’effettiva disponibilità. La Città richiama in particolare Valcolla, Certara, Bogno e Cimadera, dove l’età degli edifici è associata a livelli più elevati di vuoto permanente.
Il rapporto con i prezzi presenta invece dinamiche diverse a seconda del territorio. Nei quartieri con prezzi d’affitto inferiori alla mediana cittadina, l’analisi rileva generalmente una relazione negativa tra prezzo e vuoto permanente. Nei quartieri con prezzi superiori alla mediana, la relazione cambia direzione e il vuoto tende ad aumentare al crescere delle pigioni.
È il caso, tra gli altri, di Gandria e Castagnola, dove i valori elevati potrebbero essere legati anche alle caratteristiche naturalistiche e alla posizione degli immobili. In questi contesti, il mancato utilizzo prolungato può rispondere a logiche differenti rispetto a quelle che interessano le zone con prezzi più bassi e un patrimonio edilizio più datato.
La lettura dei dati invita quindi a evitare generalizzazioni. Il vuoto abitativo non è necessariamente il risultato di un unico squilibrio tra domanda e offerta: può derivare da condizioni economiche, caratteristiche costruttive e scelte di utilizzo degli immobili che cambiano da un quartiere all’altro.
Affitti brevi: una relazione da approfondire
Un capitolo dello studio è dedicato alla presenza di abitazioni destinate agli affitti brevi e alla loro relazione con le diverse categorie di occupazione.
Dall’analisi emerge che i quartieri nei quali gli alloggi destinati agli affitti brevi sono relativamente più presenti tendono a registrare anche tassi più elevati di vuoto permanente, vuoto temporaneo e bassa occupazione. Al contrario, una maggiore incidenza degli affitti brevi è associata a una quota più contenuta di abitazioni caratterizzate da alta occupazione.
La relazione statistica non dimostra tuttavia che gli affitti brevi siano la causa del vuoto abitativo. La Città osserva che i tassi di vuoto e le diverse classi di occupazione mostrano una relativa stabilità nel tempo, anche negli anni precedenti alla diffusione su larga scala degli affitti brevi.
I risultati sono quindi compatibili con l’ipotesi che queste attività tendano a concentrarsi in quartieri che presentavano già determinate caratteristiche abitative, piuttosto che con quella secondo cui la loro presenza avrebbe generato direttamente un aumento del vuoto o una riduzione dell’alta occupazione.
Per verificare meglio il rapporto tra i fenomeni sarà necessario osservare come cambiano nel tempo sia la quota di abitazioni destinate agli affitti brevi sia i tassi di occupazione. La Città prevede di proseguire il monitoraggio nel corso del prossimo anno, sfruttando il secondo anno di rilevazione degli affitti brevi.
Il tema resta rilevante per le politiche abitative, ma i risultati disponibili suggeriscono prudenza nell’attribuire responsabilità dirette. Una correlazione tra due fenomeni non basta, da sola, a stabilire quale dei due determini l’altro.
Il vuoto temporaneo come parte della mobilità abitativa
L’analisi comunale sottolinea anche la funzione del vuoto temporaneo in una città caratterizzata da un’elevata mobilità della popolazione. Gli alloggi che si liberano tra un’occupazione e l’altra possono contribuire al funzionamento del mercato, permettendo a chi arriva a Lugano di trovare una sistemazione e a chi cambia casa di trasferirsi senza che ogni passaggio debba avvenire simultaneamente.
Questa funzione va distinta dalle situazioni di mancata occupazione prolungata. Il vuoto temporaneo può rappresentare una fase fisiologica del mercato, mentre quello permanente richiede un esame delle ragioni per cui gli immobili restano inutilizzati.
La distinzione assume particolare importanza se i flussi migratori in entrata dovessero proseguire nei prossimi anni. In tale eventualità, comprendere quante abitazioni classificate come permanentemente vuote siano effettivamente disponibili diventerebbe essenziale per stimare la capacità del patrimonio esistente di rispondere alla domanda futura.
Il monitoraggio amministrativo permette di individuare gli alloggi che non risultano occupati per periodi prolungati, ma non sostituisce un’indagine sulle condizioni concrete degli immobili e sulle intenzioni dei proprietari. È su questo passaggio che si gioca una parte importante della possibilità di tradurre i dati statistici in indicazioni operative.
Il mercato immobiliare luganese: la sfida è far incontrare domanda e offerta
Nel complesso, i due studi restituiscono l’immagine di un mercato nel quale coesistono segnali differenti. Nel 2025 i prezzi mediani di vendita sono diminuiti, il numero di compravendite ha raggiunto il massimo del periodo osservato e i tempi medi di permanenza degli annunci si sono accorciati. Le pigioni, pur in flessione nell’ultimo anno, restano superiori ai livelli del 2019.
Sul fronte dell’occupazione, la maggior parte delle residenze primarie risulta utilizzata con continuità, ma il vuoto permanente è cresciuto dal 7,2% del 2020 al 9,1% del 2025. Nel frattempo, le unità in costruzione o ristrutturazione sono diminuite rispetto al 2023, mentre le esigenze abitative restano differenziate in funzione delle dimensioni degli alloggi e della composizione delle famiglie.
La disponibilità teorica di abitazioni vuote non risolve automaticamente il problema dell’accesso alla casa. Una parte degli immobili potrebbe non essere destinata al mercato, richiedere lavori oppure trovarsi in aree che non corrispondono alle esigenze di chi cerca un alloggio. Allo stesso modo, la presenza di appartamenti a pigione vantaggiosa non garantisce che siano adeguati alle necessità delle famiglie che ne avrebbero bisogno.
La questione centrale, per la politica abitativa cittadina, consiste dunque nel mettere in relazione quantità, caratteristiche e distribuzione degli alloggi con la domanda effettiva. Il monitoraggio congiunto di prezzi, pigioni, occupazione e patrimonio edilizio può contribuire a individuare le aree nelle quali intervenire e a distinguere le difficoltà legate ai costi da quelle riconducibili alle condizioni degli immobili.
I dati pubblicati dalla Città di Lugano non indicano una soluzione unica, ma offrono una base per valutare le trasformazioni in corso. La diminuzione dei prezzi nel 2025 rappresenta un segnale da seguire, così come l’aumento delle abitazioni vuote da lungo tempo. La capacità di comprendere le cause di quest’ultimo fenomeno, senza confondere gli alloggi inutilizzati con quelli realmente disponibili, sarà determinante per valutare quanto il patrimonio abitativo esistente possa contribuire a rispondere ai bisogni futuri della popolazione.
Approfondimenti
È possibile approfondire il tema direttamente sul sito della Città di Lugano grazie ad una serie di documenti esplicativi, accessibili a tutti e tutte.



