Qual è oggi la visione di Artisa?

«Vogliamo essere uno sviluppatore immobiliare attivo a livello internazionale e un operatore per il micro-living leader in Europa. Artisa è un’azienda a conduzione familiare, fondata da Franco Artioli nel 1968, come azienda di costruzioni metalliche. Il figlio Stefano ha ampliato l’attività verso l’immobiliare, internazionalizzandola e nel 2010 la proprietà ha deciso di concentrarsi su questo settore. Con Alain Artioli, figlio di Stefano, la terza generazione è ora al timone. Abbiamo circa 60 dipendenti e possediamo tutte le competenze “in casa”. In questo modo garantiamo l’indipendenza e il controllo su ogni fase dello sviluppo del progetto».

Sviluppate solo per il vostro portafoglio o sono oggetti finalizzati alla vendita?

«Alla fine del processo di sviluppo, prendiamo in consegna un progetto nel nostro portafoglio o lo cediamo agli investitori – con City Pop AG come “inquilino unico”. Fino a due anni fa, il nostro portafoglio era costituito principalmente da immobili in Ticino. Nel frattempo, ne abbiamo ceduti molti per creare liquidità per l’espansione nel resto della Svizzera e all’estero».

Il fatto che oggi il settore immobiliare sia in crisi, che conseguenze ha per voi sviluppatori?

«Stiamo vedendo gli investitori diventare più cauti: sono disposti ad accettare rendimenti più bassi, ma vogliono meno rischi. Quindi produciamo alloggi dove c’è una reale necessità e ci concentriamo sull’acquisizione di immobili nelle aree urbane. Siamo in una posizione comoda, non abbiamo alcuna pressione e possiamo investire quando le condizioni sono giuste per noi. Questo ci dà il necessario spazio di manovra. Se il rendimento compensi il rischio imprenditoriale, lo sapremo solo in futuro. Ma di certo oggi la piazza di Zurigo è ancora interessante. Nel frattempo la nostra espansione all’estero è una strategia di diversificazione. Con City Pop, abbiamo un prodotto che deve essere lanciato in tutta Europa. Vogliamo essere un attore con competenze e conoscenze europee sui mercati esteri. Attualmente stiamo costruendo le strutture in Germania e Milano seguirà l’anno prossimo».

Perché vi siete concentrati sul micro-living?

«Nel 1950, il 30% della popolazione mondiale viveva in città. Entro il 2050 supererà il 70%, quindi dobbiamo costruire nelle metropoli. Il numero di famiglie monoparentali aumenta: la realtà è che sempre più persone vogliono vivere da sole e più centralmente, lavorano in più di un luogo e casa e professione sono in località diverse. Allo stesso tempo, la quota di consumo per l’edilizia abitativa andrà riducendosi e l’alloggio a prezzi accessibili è un problema per sempre più persone».

Dal punto di vista emozionale, le persone sono pronte per i micro-appartamenti?

«Ne sono convinto. Gran parte del nostro pubblico già chiede di scambiare una parte di metri quadrati in cambio di flessibilità, servizio e convenienza. Il nostro target è ampio: giovani, coppie separate, professionisti che vivranno fuori Cantone per un tempo limitato…». 

La Svizzera è il mercato giusto?

«È un mercato ottimo ma limitato. Ecco perché ci stiamo espandendo in Germania, dove il micro-living è più maturo, e verso Milano, un mercato molto interessante. La popolazione è in crescita, le università attirano molti studenti, il turismo urbano è in piena espansione, tutti elementi interessanti per un prodotto come City Pop».

Quali sono i requisiti numerici per un’offerta praticabile?

«Un condominio dovrebbe includere almeno 100 appartamenti oltre a disporre di spazi comuni. La dimensione della città non è un criterio primario. Dovrebbe attirare soprattutto persone provenienti da altre regioni del mondo e il mercato immobiliare dovrebbe avere un surplus di domanda. Queste condizioni si applicano quasi sempre alle grandi città. In Svizzera: Zurigo, Ginevra, Basilea, Berna e Losanna. Stiamo anche sviluppando un progetto a Lugano, ma è una sfida, considerando l’attuale tasso di sfitto».

Qual è il periodo di affitto?

«Minimo 4 settimane, noi puntiamo a un soggiorno medio di 6/9 mesi. Vogliamo un’architettura efficiente e un modello di vita sociale negli stabili, con aree comuni e una comunità online. Ma l’elemento più importante è il prezzo, che deve essere attraente rispetto a un’ineluttabile qualità architettonica, efficiente e coerente con le esigenze del mercato».

E la sostenibilità che ruolo ricopre?

«Poiché offriamo appartamenti inclusivi di costi extra, le spese energetiche sono una variabile importante. Nell’edilizia, ci affidiamo sempre più alla costruzione in legno prefabbricato, il che assicura alta qualità di vita, accorcia i tempi del processo di costruzione e ha un minore impatto ambientale».