Come nasce il suo interesse per l’architettura e quale sono state le principali tappe del suo percorso formativo?
«Mi piace pensare che la mia vocazione per l’architettura scaturisca in una certa misura dal mio DNA familiare e dalla zona dalla quale provengo, culla del design e dell’artigianalità. Sono infatti cresciuta in una realtà di artigiani creativi e innovatori e da sempre sono profondamente affascinata dalla lavorazione dei materiali, soprattutto quelli naturali, a cominciare dal legno. A ciò si aggiungono i viaggi in Italia e all’estero per conoscere e studiare la storia dell’arte e i diversi aspetti del paesaggio. Da molti anni risiedo a Lugano e mi sono diplomata in architettura (Master of science in architecture) nel 2011 presso l’Accademia di Architettura di Mendrisio. Il mio progetto di laurea venne seguito dagli architetti Grafton Architects (vincitrici del Premio Pritzker 2020): il progetto ha ottenuto il riconoscimento del Premio SIA (Società Svizzera Ingegneri e Architetti)».
Lei vanta un’importante esperienza a New York. Quali sono state le caratteristiche dei progetti cui ha avuto modo di partecipare?
«Nel 2009 mi sono trasferita a New York per lavorare un anno presso lo studio di architettura, Allied Works Architecture, con sede nel cuore di Manhattan; in questo periodo newyorkese ho avuto la possibilità di partecipare a incredibili progetti residenziali nel cuore della Grande Mela. Si è trattato di un’esperienza di grande crescita professionale, per la scala e la qualità dei progetti e dei cantieri con i quali ho avuto modo di confrontarmi, ma anche umana, per i ritmi frenetici di lavoro e la presenza nello studio di persone provenienti davvero da tutto il mondo».
Quali motivazioni l’hanno indotta a costituire un proprio studio di architettura a Morcote?
«Dal 2011 al 2020 ho lavorato presso uno studio di architettura di Lugano dove ho potuto imparare moltissimo e maturare esperienza progettuale e di cantiere. Poi lo scorso anno ho intrapreso la via della libera professione: l’occasione di interessanti progetti residenziali mi ha dato lo slancio per iniziare a muovermi come professionista indipendente. Da qui l’idea di fondare PSG Architetti Sagl. Ci tengo a sottolineare che quella parola Architetti, al plurale, sta proprio ad indicare il mio modo di concepire i rapporti all’interno di uno studio, perché sono fermamente convinta che sia il lavoro del gruppo e la condivisione di idee e buone pratiche a determinare, tutti insieme, il successo di un progetto».
Quale è la filosofia progettuale che ispira lo studio PSG Architetti?
«Ritengo che ogni progetto abbia origine da una precisa domanda posta da un committente, sia esso pubblico o privato, azienda, ente o istituzione. L’architetto è quindi chiamato a formulare una risposta progettuale che deve essere personalizzata e deve tenere pienamente conto delle diverse esigenze. Ciò comporta la necessita di una attenzione assoluta per il dettaglio e al tempo stesso la capacità di prendersi cura del cliente, che deve essere ascoltato e seguito in ogni fase della realizzazione del progetto. Un altro aspetto che mi preme sottolineare riguarda il dovuto rispetto per tutti gli attori che, ai vari livelli, partecipano al progetto: collaboratori, imprese, artigiani. Tutti concorrono alla buona riuscita dell’opera e in questo senso si può ben parlare di “progetto aperto” che si modifica e prende gradualmente forma grazie al contributo di tutti i soggetti coinvolti».
Che cosà significa rilanciare gli spazi abitativi ticinesi riqualificandoli e rinnovandoli nel rispetto dell’ecologia e della sostenibilità?
«Negli ultimi tempi si è fatto un gran parlare di sostenibilità, intesa soprattutto in chiave di risparmio in termini energetici, questione molto importante che va senza dubbio affrontata. Ma io credo che altrettanto determinante sia cercare di minimizzare l’impatto che ogni nostra azione, e dunque anche ogni intervento edilizio e architettonico, ha sull’ambiente che ci circonda. In altre parole, esiste una sostenibilità estetica di cui occorre tenere sempre conto, perché ogni luogo può essere bello e ogni intervento deve prefiggersi l’obiettivo di accrescere la bellezza, creando una perfetta armonia tra l’ambiente e le realizzazioni da parte dell’uomo. Ciò è tanto più vero in un ambiente unico, particolare e delicato come quello che ci offre il Ticino, dove le costruzioni nuove sono relativamente poche, e dove invece vi è molto da fare nel campo delle ricostruzioni e riqualificazioni. Ed è proprio in quest’ottica che ci stiamo muovendo con i progetti di riqualificazione e ampliamento di edifici residenziali che lo studio PSG sta attualmente portando avanti, nel pieno rispetto della valorizzazione dello spazio ticinese così straordinario e prezioso».