Michel Gagnon era direttore della programmazione della prestigiosa Place des Arts di Montreal ed è arrivato a Lugano con una grande esperienza, frutto di quanto accaduto nel teatro canadese che è riuscito a far crescere ed apprezzare da un pubblico eterogeneo.

Come?

«Sin dall’apertura del centro culturale ho portato avanti il mio leit motiv: un LAC per tutti. Un progetto culturale come il LAC ha anche una forte valenza sociale e per avere successo per me era chiaro che dovesse prima di tutto dare valore alla Città e al territorio, con proposte di grande qualità sia nella Sala Teatro ma anche negli spazi aperti, come la hall, o negli spazi pubblici, come Piazza Luini».

Sbaglio, o nelle intenzioni iniziali della città di Lugano il LAC era stato pensato come spazio da affittare e dare servizi agli altri che fanno spettacoli, dove ognuno avrebbe gestito il proprio autonomamente?

«Per me è stato chiaro sin dall’inizio che non era il modello giusto. L’esperienza mi ha permesso di avere idee precise in merito a ciò che sarebbe stato ideale per il LAC e per creare un progetto culturale di valore. Sapere quali errori evitare è stato un buon punto di partenza. Un centro culturale non solo per il pubblico, ma anche per gli artisti. Il LAC non doveva essere solo un centro di ospitalità ma anche di programmazione e produzione, con il proprio direttore artistico, capace di dare una visione, supportata da una struttura solida con competenze in ambiti fondamentali quali il marketing, la comunicazione e la mediazione culturale».

Un percorso accolto senza riserve?

«Ci siamo tutti impegnati per raggiungere un obiettivo chiaro, anche se all’inizio non è stato tutto facile. Poi, quando è scoppiata la pandemia, dopo un primo momento di scoramento, abbiamo approfittato della pausa forzata per migliorare alcuni processi di lavoro, tra cui, ad esempio, l’elaborazione di un nuovo sistema di biglietteria che ci fornisse dati fondamentali per elaborare delle strategie mirate e raggiungere così diverse fasce di pubblico a seconda delle tipologie di spettacolo. Quando ero in Canada abbiamo fatto uno studio sulla base dei dieci centri culturali più importanti, da cui era emerso che durante la stagione regolare gli spettatori provengono da vicino o da zone limitrofe, mentre quando si organizzano progetti speciali o festival arrivano anche da fuori. La cosa si riconferma anche per il LAC con un’eccezione, rappresentata dalla nostra stagione di danza: ospitiamo infatti i maggiori ensemble mondiali in prima assoluta o in rare date dei loro tour europei, che già attirano numerosi spettatori dall’estero».

Per arrivare al compimento del suo progetto iniziale ci sono quindi voluti diversi anni. Oggi lei è soddisfatto dei risultati e della squadra?

«Assolutamente sì. Sono orgoglioso dei nostri traguardi. Rifarei mille volte la scelta che ho fatto più di dieci anni fa e sono orgoglioso del team che si è formato in questi anni. Il LAC è arrivato in un momento della mia vita che mi ha permesso di mettere insieme tutte le esperienze fatte in passato per dare un valore aggiunto al centro culturale e alla città di Lugano. A queste ho aggiunto la rete delle mie conoscenze, non poche in ambito internazionale. Sinceramente, mi rispecchio in questo progetto».

Quali sono i progetti e le prossime strategie?

«Lo scorso autunno abbiamo presentato al Municipio e successivamente al Consiglio comunale il Messaggio per il rinnovo del mandato di prestazione tra LAC e Città di Lugano per il prossimo quadriennio, approvato all’unanimità, che aveva al centro la creazione di un nuovo settore dedicato alla musica. Dopo l’integrazione di LuganoInScena nel LAC realizzata nel 2020, è stato creato il settore delle arti performative affidato al direttore artistico Carmelo Rifici, con grandi risultati; nel prossimo mandato intendiamo compiere un’operazione analoga con l’integrazione di LuganoMusica. Il nuovo settore musicale, con la direzione artistica di Andrea Amarante, porterà a Lugano non solo produzioni liriche, orchestre internazionali e grandi artisti con programmi sinfonici e da camera, ma volgerà anche uno sguardo verso nuovi formati ed espressioni della musica. Una programmazione che comprende anche i concerti dell’Orchestra della Svizzera italiana, nostra orchestra residente. Da ultimo, ma non ultimo…I have a dream…».

Michel Gagnon, un sogno?

«Considerato che la Sala Teatro nelle ultime stagioni ha raggiunto la sua massima capacità di utilizzo e di più non si può fare, sogno che al LAC ci sia una seconda sala teatrale, complementare per capienza e funzionalità, che possa permettere di continuare a far crescere il progetto. L’ideale sarebbe una ‘Black Box’ da almeno 300 posti, soluzione di cui diversi teatri internazionali si stanno dotando, e che qui potrebbe usufruire delle strutture comuni già esistenti, come la Hall, il ristorante e l’accesso tecnico… Realizzare questo sogno porterebbe diversi benefici, permettendo di sviluppare il settore artistico con produzioni più piccole, dare maggiore spazio agli artisti del territorio, avere una scena appropriata per la musica da camera, le rappresentazioni sperimentali, le performance contemporanee, e permettere prove di vario tipo. Non tutte le produzioni sono adatte a grandi spazi e ad un gran numero di spettatori. Permettere agli allestimenti più piccoli di essere ospitati in un’altra sala, magari per più repliche, darebbe anche modo di liberare la Sala Teatro, permettendo per esempio all’OSI una seconda serata per i suoi concerti, disponibilità che attualmente non è possibile».

Chi è Michel Gagnon

Nato in Canada nel 1956, Michel Gagnon è stato chiamato nell’aprile 2014 per curare la fase di apertura e assumere la direzione del LAC, il centro culturale della città di Lugano, inaugurato il 12 settembre 2015. Dopo gli studi in Arts Management presso l’HEC Montréal, la più importante business school universitaria del Paese, e il diploma universitario in campo musicale presso l’École de Musique Vincent d’Indy (Université de Sherbrooke), Michel Gagnon è stato assistente direzione di scena all’Opéra de Montréal (1980–1990), direttore di scena per Les Grands Ballets Canadiens (1990–1996) e direttore di produzione per l’Opéra de Montréal (1996–2000) fino a quando la Place des Arts di Montréal lo ha voluto come direttore della programmazione (2000–2014) per gestire un delicato momento di passaggio del grande complesso culturale: sette teatri, una sala concerti, oltre settemila posti per più di mille eventi rappresentati ogni anno, che dovevano trovare il modo di riavvicinare il pubblico, estraniato da proposte lontane ed esclusive. Una sfida che ha affrontato realizzando una stagione artistica orientata ad esplorare le tematiche del contemporaneo, coproduzioni e residenze artistiche, e sviluppando un importante progetto di mediazione culturale che si affiancasse alla qualità e al respiro internazionale della programmazione, riuscendo a coinvolgere e a riconquistare la componente sociale e artistica del territorio. Una grande esperienza umana e professionale che ha portato in eredità al LAC e ha contribuito al suo successo.