Giovedì 29 ottobre, alle 20.00, Hiromi torna a Lugano, sul palco della Sala Teatro del LAC, con The Trio Project, formazione che riunisce la pianista giapponese al bassista James Genus e al batterista Simon Phillips. Il concerto fa parte del programma della stagione musicale del centro culturale luganese e propone un percorso attraverso jazz, rock, fusion e suggestioni della musica classica, mettendo al centro il rapporto tra composizione e improvvisazione. Una proposta che riflette le trasformazioni del pianoforte nella musica contemporanea e la possibilità di superare le tradizionali distinzioni tra generi.
L’appuntamento, realizzato in collaborazione con Jazz in Bess, si sviluppa attorno a una formazione essenziale, nella quale il dialogo fra i tre strumenti assume un ruolo determinante. Il pianoforte di Hiromi non si limita a guidare l’esecuzione, ma interagisce con basso e batteria in un processo musicale nel quale ritmi, accenti e strutture possono cambiare direzione anche nel corso dello stesso brano.
Hiromi a Lugano, un pianoforte senza confini
Il concerto al LAC apre una delle traiettorie della stagione musicale dedicate al pianoforte, strumento che nel corso del tempo ha assunto funzioni e identità differenti, adattandosi a linguaggi e contesti espressivi lontani tra loro. Nel percorso artistico di Hiromi questa pluralità si traduce in una scrittura che accosta la disciplina della formazione classica alla libertà dell’improvvisazione jazzistica, integrando l’energia del rock e le possibilità ritmiche della fusion.
Nata a Hamamatsu, in Giappone, Hiromi Uehara ha sviluppato in oltre vent’anni di carriera una cifra stilistica riconoscibile, fondata su una tecnica virtuosistica e su un approccio aperto alla sperimentazione. La padronanza dello strumento non costituisce un elemento isolato, destinato a mettere in evidenza le capacità esecutive, ma diventa parte di una ricerca musicale che punta a modificare continuamente le aspettative dell’ascoltatore.
Il suo pianoforte passa da sequenze rapide e articolate a linee melodiche più distese, alternando densità sonora e momenti di sospensione. Gli accenti ritmici possono assumere una funzione quasi percussiva, mentre i cambi di tempo introducono nuove direzioni nel discorso musicale. Ne deriva un’esecuzione caratterizzata da una mobilità costante, nella quale la struttura dei brani convive con la possibilità di sviluppi inattesi.
La formazione classica rimane una componente importante di questo linguaggio, ma non ne definisce i confini. Hiromi utilizza infatti competenze tecniche e precisione esecutiva per esplorare territori diversi, senza assegnare a un singolo genere il ruolo di riferimento esclusivo. Jazz, rock e fusion diventano così elementi di una stessa costruzione, nella quale la varietà degli stimoli musicali contribuisce a definire una scrittura personale.
The Trio Project, il dialogo fra pianoforte, basso e batteria
Il progetto presentato a Lugano si fonda sull’interazione tra Hiromi, James Genus e Simon Phillips. La scelta del trio permette di sviluppare un rapporto diretto fra gli strumenti, senza affidare al pianoforte una funzione necessariamente dominante e alla sezione ritmica il compito di accompagnarlo.
James Genus, al basso, porta nella formazione un’esperienza maturata tra jazz e diversi linguaggi musicali contemporanei. Il suo contributo non si limita a sostenere l’armonia o a scandire il tempo: il basso interviene nella definizione delle strutture, dialoga con il pianoforte e contribuisce a determinare l’andamento dei brani.
Simon Phillips, alla batteria, ha attraversato nel corso della propria carriera mondi musicali differenti, dal rock al jazz fino alla fusion. La sua presenza aggiunge alla formazione una componente ritmica capace di alternare precisione, potenza e flessibilità. Il rapporto con Hiromi si sviluppa attraverso accelerazioni, variazioni dinamiche e cambi di intensità, che possono modificare l’equilibrio complessivo dell’esecuzione.
In questo contesto, il trio diventa un organismo nel quale ogni strumento contribuisce alla costruzione della forma. Le parti scritte costituiscono un punto di riferimento, ma non impediscono deviazioni o sviluppi generati nel corso dell’esecuzione. L’improvvisazione non si colloca quindi ai margini della composizione: ne rappresenta una componente strutturale, capace di ridefinire continuamente il rapporto tra i musicisti.
È questa interdipendenza a distinguere il progetto. Il pianoforte può assumere una funzione melodica, ritmica o percussiva, mentre basso e batteria partecipano attivamente alla definizione del percorso musicale. Il risultato è una formazione nella quale il dialogo prevale sulla semplice successione di interventi individuali.
Jazz, rock e fusion in una scrittura in continua evoluzione
La musica di Hiromi si colloca in una zona di intersezione tra tradizioni differenti. Il jazz offre lo spazio per l’improvvisazione e per la trasformazione delle strutture; il rock contribuisce con l’energia ritmica e la spinta dinamica; la fusion permette di combinare elementi provenienti da esperienze musicali diverse. La formazione classica, dal canto suo, alimenta la precisione esecutiva e l’attenzione alla costruzione del discorso musicale.
Questi riferimenti non vengono semplicemente accostati, ma rielaborati all’interno di un linguaggio unitario. La distinzione tra un passaggio composto e uno improvvisato può diventare meno evidente, mentre la complessità ritmica si accompagna a un senso immediato del movimento. L’ascoltatore è così chiamato a seguire un percorso nel quale la varietà delle soluzioni non esclude la continuità.
La ricerca si manifesta soprattutto nel rapporto fra controllo e libertà. La precisione quasi geometrica di alcuni passaggi convive con la disponibilità a modificare direzione, intensità e ritmo. Una sequenza particolarmente densa può lasciare spazio a una sezione rarefatta; un motivo melodico può essere ripreso e trasformato, fino a diventare il punto di partenza per una nuova fase del brano.
È una dinamica che trova nel concerto dal vivo un contesto particolarmente adatto. La presenza di tre musicisti permette infatti di rendere visibili e udibili le reciproche reazioni, con un continuo scambio di stimoli che può incidere sull’evoluzione dell’esecuzione. L’improvvisazione diventa così non soltanto una possibilità individuale, ma una pratica collettiva.
Il concerto al LAC nella stagione musicale luganese
L’appuntamento del 29 ottobre si inserisce nel programma del LAC dedicato alle diverse identità del pianoforte nella musica contemporanea. La scelta di aprire questo percorso con Hiromi evidenzia un approccio allo strumento che supera le separazioni tradizionali e mette in relazione formazione, ricerca tecnica e sperimentazione.
Il concerto offre inoltre l’occasione di ascoltare una formazione nella quale il ruolo del pianoforte viene continuamente ridefinito dal confronto con basso e batteria. The Trio Project si muove tra composizione e improvvisazione, con un equilibrio che non dipende dalla ripartizione rigida delle funzioni, ma dalla capacità dei tre musicisti di intervenire reciprocamente sullo sviluppo dei brani.
L’esibizione è organizzata in collaborazione con Jazz in Bess, realtà legata alla diffusione della cultura jazzistica nel territorio. L’iniziativa contribuisce a collegare la programmazione del centro culturale luganese a una tradizione musicale che continua a rinnovarsi attraverso incontri, contaminazioni e nuove forme espressive.
Giovedì 29 ottobre, alle ore 20, la Sala Teatro del LAC ospiterà dunque Hiromi Uehara, James Genus e Simon Phillips in una proposta che mette al centro il pianoforte, ma che trova nel dialogo tra i tre strumenti la propria ragione musicale. Più che ricondurre l’esecuzione a un genere preciso, il progetto punta sulla possibilità di far convivere strutture rigorose e sviluppi imprevedibili, lasciando che sia l’interazione fra i musicisti a determinare il percorso sonoro.



