Marco Bazzi, come descriverebbe oggi lo stato della stampa e dell’informazione in Ticino?
«Si parla spesso di un Cantone ipermediatizzato. Ma si dimentica che fino a pochi anni fa c’erano più giornali di oggi. Poi si sono moltiplicati i siti web e il giornalismo è diventato più nevrotico, a volte compulsivo, per soddisfare i consumatori di notizie ‘fast food’. Detto questo, ritengo che il panorama ticinese sia ricco e articolato. Il problema principale riguarda piuttosto la tenuta economica del sistema: la carenza di risorse pubblicitarie, la loro drastica diminuzione negli ultimi anni e l’orientamento di molti inserzionisti verso i social network e i grandi player del web – che non restituiscono nulla alla comunità, nemmeno sotto forma di imposte – se non verso agenzie pubblicitarie che ragionano solo con i logaritmi. La crisi del mercato pubblicitario mette inevitabilmente in difficoltà molti media; altri resistono meglio perché hanno alle spalle gruppi editoriali, o fondazioni, o perché beneficiano del Canone».
Lei parla spesso di “giornalismo indipendente”: cosa significa concretamente sotto l’aspetto del suo lavoro quotidiano?
«Credo che per essere indipendenti, nel giornalismo come nella vita, serva prima di tutto la capacità di resistere alle pressioni. A mio avviso, servono oggi più che mai giornalisti che abbiano una personalità forte – forte, non arrogante – e che abbiano la capacità di resistere alle varie forme di sudditanza che garantiscono una vita più comoda. Purtroppo il ‘tengo famiglia’ è una costante minaccia sulla strada dell’indipendenza, e non solo nel giornalismo. Indipendenza che, per quanto riguarda il mio percorso, è sempre stata una linea guida: dal Giornale del Popolo alle esperienze successive, fino a Teleticino e poi a Liberatv. In ogni caso, non so se sia stata fortuna, non ho mai subito pressioni particolari, nemmeno quando mi sono trovato a trattare temi molto delicati. Oggi, nel caso di Liberatv, l’indipendenza significa soprattutto una cosa concreta: non abbiamo “padroni”, in quanto io e Andrea Leoni siamo gli unici azionisti. È chiaro che esistono comunque forme di dipendenza inevitabili, che bisogna saper gestire: dagli inserzionisti, dagli sponsor, ma anche dalle amicizie e dalle simpatie. Nessun media e nessun giornalista vivono in una bolla asettica. E non esiste nemmeno l’indipendenza “assoluta”. L’indipendenza è semplicemente un obiettivo a cui tendere, come la felicità o la perfezione. Ma dovrebbe essere una lucina sempre accesa – un ‘on air’ o un ‘warning’ – e guidare il lavoro di chi fa questo mestiere».
Negli anni ’90 ha contribuito alla nascita di Teleticino. Che cosa di quell’esperienza considera ancora fondamentale per comprendere l’evoluzione dei media ticinesi attuali?
«Teleticino nacque da un percorso iniziato nell’autunno del 1994, quando Filippo Lombardi mi chiamò e mi disse: “Guarda, ci sarebbe questo progetto multimediale da fare, una collaborazione tra il Giornale del Popolo e Telecampione”. Partimmo così con Caffè del Popolo, una finestra informativa sulla rete italiana che aveva lo studio a Melide. Qualche anno dopo arrivò la concessione federale e nacque ufficialmente Teleticino. Penso sia innegabile che il minuscolo polo privato di allora, sbarazzino e dinamico, abbia indotto la ‘corazzata RSI’ ad aggiornare alcuni approcci datati. All’inizio eravamo tre giornalisti e due cameraman, lavoravamo con mezzi e apparecchiature economiche, eppure, nonostante pochi credessero nelle nostre possibilità non dico di successo, ma addirittura di sopravvivenza, proprio in quel periodo pionieristico abbiamo dimostrato che si può fare televisione anche con risorse limitate, mantenendo una discreta qualità, che é poi cresciuta negli anni. Abbiamo anche contribuito a svecchiare i dibattiti politici. Insomma, senza falsa modestia credo di poter dire che abbiamo contribuito a cambiare il modo di fare televisione in Ticino».
Perché nel 2012 ha sentito l’esigenza di fondare Liberatv.ch? Qual era l’esigenza che i media tradizionali non soddisfacevano più?
«La nascita di Liberatv.ch (il dominio libera.ch era già occupato, ecco perché l’estensione ‘tv’) nel 2012 è legata a una fase successiva: quando entra il gruppo del Corriere del Ticino, Filippo Lombardi cede le sue quote e si apre un momento di tensione. Io e Andrea ritenevamo che in quel momento non ci fossero più le condizioni necessarie per proseguire in piena indipendenza il lavoro che stavamo facendo. Abbiamo valutato anche l’ipotesi di creare una piccola realtà televisiva senza canone. Poi ci siamo resi conto che i costi sarebbero stati eccessivi e abbiamo deciso di ripartire dal web: un sito che non escludesse contenuti multimediali e video. In seguito, quando si sono create le condizioni per farlo, abbiamo ripreso la collaborazione con Teleticino (io con Matrioska, lui con Detto tra noi) che continua – credo – con piena soddisfazione di entrambe le parti. All’inizio Liberatv era un sito generalista: cronaca, nera e giudiziaria, politica… Poi, nel corso degli anni il panorama del web è cambiato: la RSI ha aumentato in modo significativo la propria presenza online; lo stesso hanno fatto Corriere e Regione. Quindi la concorrenza sul web si è moltiplicata. Abbiamo quindi deciso di puntare soprattutto sulla politica – cantonale, nazionale e internazionale – e su opinioni, interviste e approfondimenti. Chi ha qualcosa di intelligente da dire, di qualsiasi area sia, sa che da noi le porte sono aperte, e ci sono anche persone che ci mandano contributi con regolarità».
In che modo Liberatv.ch continua oggi a distinguersi dai canali informativi più convenzionali, anche nel linguaggio e nei formati?
«Il primo punto è la selezione dei contenuti. Non inseguiamo l’attualità minuto per minuto, preferiamo una scelta più rigorosa e una maggiore attenzione nel confezionare le notizie: scelta dei titoli e delle foto, cura dei testi…».
La rubrica “Liscio e macchiato” è diventata un appuntamento fisso per molti lettori: qual è l’obiettivo principale di questa video-rassegna stampa?
«L’idea nasce da una domanda semplice: esiste davvero, ogni giorno, una notizia “forte” con cui aprire un sito di informazione in Ticino? A volte sì, ma spesso no: e allora il rischio è quello di andare a cercare forzatamente un’apertura, ripetendo la stessa notizia e lo stesso taglio che si ritrova sugli altri portali. Abbiamo quindi deciso di fare qualcosa di nostro: un podcast che attinge alla cronaca nazionale, internazionale, cantonale e a volte comunale, scegliendo quattro o cinque fatti o opinioni che riteniamo rilevanti e che si prestano al commento. Spesso rilanciamo anche notizie che in Ticino non ha ancora letto nessuno, perché pubblicate dai media d’oltre Gottardo. Il podcast è online ogni giorno dal lunedì al venerdì verso le 9: su YouTube, su Spotify e naturalmente sul nostro sito. E in questi due anni il pubblico è cresciuto: si sta affermando come un prodotto con un buon seguito».
Come si collega la sua attività di scrittore, dall’ultima opera “Il sorvegliante dei colori del lago” alla saggistica, con il suo percorso giornalistico?
«Nasce ben prima della carriera giornalistica. Fin da adolescente ho scritto poesie e racconti… Negli ultimi anni ho pubblicato due libri più strutturati: Il sorvegliante dei colori del lago e I pirati del Lago Maggiore, un romanzo storico che racconta una guerra tra bande nella Brissago di fine Cinquecento. “Il sorvegliante dei colori del lago” nasce invece come romanzo di fantasia, ma raccoglie anche spunti legati al mio lavoro di cronista di nera e giudiziaria. È stata una contaminazione naturale. Detto questo, scrivere testi giornalistici – o condurre una trasmissione di dibattito come Matrioska – è molto diverso dal fare letteratura: cambiano ritmo, linguaggio, impostazione. Anche se alcuni lettori mi hanno fatto notare che nel romanzo si riconosce un’impronta giornalistica: si percepisce che è stato scritto da un giornalista».
Quando non lavora, quali sono le passioni o gli interessi personali che la accompagnano nella vita quotidiana?
«Ne ho diverse, anche se il tempo libero è poco perché l’attività professionale è ancora intensa, nonostante l’età. Oltre alla scrittura, spicca la lettura. Poi c’è la famiglia, un impegno quotidiano che occupa gran parte della mia vita. Lavoro molto da casa e ho la fortuna di avere una moglie splendida che mi sopporta e di poter crescere mio figlio con una presenza costante. Poi ci sono altre passioni: la montagna – che vorrei riprendere quando mio figlio sarà un po’ più grande -, la pesca, i viaggi, la musica, la cucina e infine anche un po’ di disciplina fisica e mentale: ho ripreso da circa un anno il karate, che ho praticavo per diversi anni da giovane».



