Entrambi con esperienza decennale in due importanti realtà presenti in Ticino, hanno deciso di unire le loro forze, o per meglio dire le idee, e incanalare le loro energie all’interno delle due società di progettazione del gruppo SETA.

Che ruolo ha la figura dell’Architetto all’interno di un gruppo multidisciplinare?

Andrea Silvagni: «Il ruolo dell’architetto è di fondamentale importanza all’interno di un gruppo di professionisti che hanno come obiettivo quello di pianificare e realizzare spazi di vita. È necessaria una combinazione di creatività, competenze tecniche e sensibilità sociale per creare ambienti che soddisfano le esigenze e i desideri delle persone, ricercando un equilibrio tra i molti fattori che condizionano una costruzione».

Giacomo Moro: «In un mondo che cambia velocemente diventa importante trovare il tempo di costruire una visione e per poter dare delle risposte è necessario, di conseguenza, porsi molte domande. Il nostro approccio ci mette costantemente nella condizione di andare oltre alle esperienze pregresse, fornendo soluzioni innovative alla complessità della nostra attività».

La gestione di società come le vostre implica la necessita di impegnarsi su vari fronti. Come si svolge una giornata tipo?

Giacomo Moro: «L’attività quotidiana è intensa, dinamica. È fatta di cantieri, di progetti, di rapporti umani, di ricerca, di studio.

L’ “io” non esiste: i momenti di confronto con il team sono quotidiani e ogni punto di vista viene preso in considerazione e valorizzato, con l’obiettivo comune di trovare la migliore soluzione alle problematiche. I profumi sono quelli del caffè la mattina, della terra durante uno scavo, del cemento fresco e del ferro, ma anche di un buon bicchiere quando si tratta di festeggiare la conclusione di un’opera».

Qual è il vostro approcio ai nuovi progetti?

Andrea Silvagni: «Tutto parte dalla vistita sul luogo, ed è per noi l’aspetto più importante. Questo momento ci trasmette il feeling con il contesto in cui ci troviamo: le emozioni che ci suscita sono fondamentali e ci suggeriscono le basi per lo sviluppo del progetto.

Il territorio, uno scorcio, l’alternarsi di luci e ombre, un profumo, sono gli stimoli necessari per comporre l’alchimia delle nostre architetture. Siamo consapevoli che la nostra responsabilità piu’ grande è quella di creare edifici fatti per restare nel tempo, che caratterizzano quartieri, città e il nostro territorio; per questo, alla base del processo progettuale, sono fondamentali i seguenti aspetti: integrazione nel contesto, estetica, benessere, sostenibilità e tecnica».

Quali sono i vostri strumenti di lavoro?

Giacomo Moro: «In un mondo in cui la tecnica sta correndo a ritmi fino a “ieri” inimmaginabili, il tutto parte in modo anacronistico da una matita e un foglio bianco: un’idea diventa schizzo, uno schizzo diventa idea, lo si fotografa, lo si cestina, lo si riprende, lo si elabora. Lo si trasforma in materia con modelli di studio, lo si taglia, lo si cuce. L’idea inizia a prendere forma in maniera vettoriale per poi diventare tridimensionale e integrata. Ecco i render fotorealistici. Era così che lo immaginavamo? Ripartiamo da zero?

La ricerca di è concentrata anche all’identificazione e al perfezionamento degli strumenti di accompagnamento alla progettazione, integrando tecniche bidimensionali, tridimensionali, BIM e intelligenza artificiale».

Come si passa “dalla carta” al cantiere?

Andrea Silvagni: «Lo studio opera con un metodo sviluppato in seguito ad un’attenta ottimizzazione e semplificazione dei processi, che parte dalla fase di appalto, si trasforma in ingegnerizzazione del progetto, sfocia nella gestione del cantiere e si conclude con la consegna dell’opera».

Parlate di ottimizzare e semplificare: come riuscite a facilitare questo aspetto cosi “spinoso” per tutti?

Giacomo Moro: «All’interno del processo costruttivo esistono tre criteri principali misurabili: tempi, costi e qualità.

Il lavoro quotidiano mira a mantenere sotto controllo questa triangolazione in maniera metodica, tenendo in considerazione e coordinando tutti gli aspetti e le figure che gravitano attorno alla costruzione di un edificio: l’ambiente, gli artigiani, i progettisti e i tecnici, le autorità, le normative, la costruzione, l’economia, il tempo, la meteorologia, ecc. Ci assumiamo la totale responsabilità dei tempi, dei costi e della qualità del risultato finale, avendone noi la gestione perché crediamo in questo controllo.

La scelta dei partner che compongono la squadra è una parte fondamentale del lavoro, ma la ricerca costante di nuove soluzioni e il perfezionamento di quelle conosciute possono dare un ulteriore valore aggiunto al risultato finale. Questo comporta un processo di ricerca continua e aggiornamento costante delle competenze: ecco che le figure che fanno parte del team, sono spesso impegnate a confrontarsi con nuove soluzioni tecniche, rapportandosi con le eccellenze del settore nei suoi vari ambiti».

Cosa augurate al gruppo SETA nei prossimi anni?

«Dall’inizio dell’attività, sono state portate a compimento molte opere e molte altre sono in fase di pianificazione o in cantiere. Abbiamo una visione ben chiara in merito al futuro del nostro operare: l’obiettivo è quello di realizzare edifici concepiti per massimizzare tutti i criteri legati alla sostenibilità, integrare le novità in ambito tecnologico e rispondere in maniera concreta ai nuovi modi di vivere gli edifici, nell’ottica di massimizzare il benessere e la qualità di vita».