Monika Schmutz Kirgöz, che cosa rappresenta nella carriera di un diplomatico una destinazione come Roma?
«Senza dubbio il coronamento di una carriera. Dopo tanti anni trascorsi in giro per il mondo, soprattutto in Medio Oriente, Roma costituisce oltre che una rappresentanza diplomatica prestigiosa, una città che condensa in sé, ai massimi livelli, la storia, l’arte, la bellezza, la gioia di vivere. Vorrei poi aggiungere una notazione di carattere personale. Per me che amo tanto vivere a contatto con la natura, Roma vuole anche dire potere correre nei suoi meravigliosi parchi come Villa Ada, Villa Glori, Villa Borghese o il Lungotevere. Appena mi è possibile indosso le mie scarpette da corsa e mi isolo completamente, rilassandomi tra alberi secolari, sentieri nascosti, animali inaspettati (una volta ho incontrato anche un serpente), profumi mediterranei. E poi è possibile girare la città in bicicletta. Insomma, una città molto più green, slow, al di là dei luoghi comuni sul caos, il rumore e il traffico.
Da un punto di vista politico, dopo un’assenza dall’Italia durata 17 anni, ho ritrovato un Paese che sta vivendo un periodo di grande dinamismo, con un Presidente del Consiglio che gode di uno straordinario prestigio internazionale. Per i miei studi e la mia esperienza diplomatica ho lavorato a lungo in Paesi che vivono situazioni politiche molto difficili e complesse. Tornare a Roma significa anche vivere in un Paese occidentale dove i valori sono condivisi e le regole rispettate. E poi sono continuamente toccata dalla gentilezza, dall’accoglienza e dalla disponibilità degli italiani, a tutti i livelli e nelle più semplici situazioni della vita quotidiana».
Italia e Svizzera vantano una lunghissima tradizione di relazioni politiche, contrassegnata anche da momenti di confronto e divergenza su talune questioni. Qual è lo stato attuale dei rapporti?
«Lo stato delle relazioni tra Svizzera e Italia può essere definito ottimo. Nel corso degli ultimi due anni sono stati firmati ben una decina di accordi bilaterali su varie e importanti tematiche (dagli ostacoli tecnici al commercio fino alla fiscalità) e, mi piace ricordarlo, sono 56.000 i cittadini e le cittadine di nazionalità svizzera che vivono in Italia; inoltre, la Svizzera acquista in Italia una quantità di beni pari a quelle che compra in Cina, India e Brasile messe insieme. Entrambi i Paesi condividono poi una frontiera lunga 800 chilometri che unisce più di quanto divida.
Possiamo prevedere a breve tempo la ratifica di ulteriori accordi che risolvano definitivamente le questioni ancora aperte?
«Da anni i due Paesi stanno lavorando a un accordo sulla tassazione delle lavoratrici e dei lavoratori frontalieri. Un dossier importante, se si considera che sono 75.000 le persone residenti in Italia che quotidianamente si recano a lavorare nel solo Cantone Ticino. L’intesa firmata a fine 2020 a Roma ha costituito un passaggio decisivo: manca ora soltanto la ratifica da parte dei due Parlamenti: quello svizzero ha terminato il proprio iter negli scorsi mesi, quello italiano confidiamo seguirà a breve. L’obiettivo resta comunque quello di far entrare in vigore l’accordo a inizio 2023. Per quanto concerne altre questioni aperte, come la presenza della Svizzera nella lista nera delle persone fisiche, stiamo lavorando con i nostri partner italiani al fine di sciogliere il nodo e trovare un terreno d’intesa».
Nel campo della cultura le relazioni sono state sempre eccellenti con scambio di idee e iniziative comuni da parte delle istituzioni culturali dei due Paesi. Monika Schmutz Kirgöz, a quali progetti state attualmente lavorando?
«Sono davvero tanti nel corso dell’anno gli eventi dove protagonisti svizzeri e italiani del mondo economico, scientifico, accademico, culturale e politico hanno l’opportunità di dialogare e scambiare opinioni sulle prospettive comuni per il futuro. Un esempio significativo di questa fitta rete di relazioni è stato offerto dalla House of Switzerland a Milano, la piattaforma temporanea di networking e comunicazione ideata per promuovere la visibilità della Svizzera all’estero e rafforzare le relazioni con i partner europei, inaugurata alla presenza del Presidente della Confederazione Ignazio Cassis a fine aprile di quest’anno. Il progetto si è sviluppato da aprile a giugno all’interno di un importante luogo creativo della città di Milano, la Casa degli Artisti, che ha ospitato un variegato programma con oltre 30 eventi tematici ed esposizioni temporanee, offrendo al pubblico tavole rotonde, appuntamenti di networking, incontri ufficiali, workshop, proiezioni di film e molto altro ancora intorno ai temi dell’innovazione, della sostenibilità, dell’arte e della cultura. Il progetto ha visto l’intervento di numerosi partner, a fianco dell’Ambasciata e del Consolato generale: primi fra tutti Switzerland Global Enterprise (S-GE), Svizzera Turismo e la Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, ma anche Cantoni, città, istituti di ricerca, associazioni e imprese. Da parte italiana sono stati coinvolti moltissimi partner locali, come MIND (Milano Innovation District) e MEET (Digital Culture Center), mettendo un particolare accento su collaborazioni sostenibili e a lungo termine a Milano e in zona frontaliera».
La ricerca scientifica è un ambito in cui le collaborazioni sono all’ordine del giorno, si pensi ai rapporti storicamente esistenti tra Milano e Zurigo. Come i due Paesi possono affrontare insieme le sfide inerenti alle trasformazioni tecnologiche in atto?
«I due Paesi condividono una stretta collaborazione nei settori della ricerca e dell’innovazione. La cooperazione è multiforme e le sinergie sono favorite da diversi accordi e regolari contatti tra Università svizzere e italiane che costituiscono un elemento centrale di questi scambi. L’Università della Svizzera italiana (USI) e la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) hanno un ruolo particolare, in quanto unici atenei italofoni al di fuori della Penisola per formazione, ricerca ed innovazione. La cooperazione accademica tra la Svizzera e l’Italia va però ben oltre le istituzioni di lingua italiana: ad esempio, nell’anno accademico 2020/2021, oltre 6.200 studenti italiani hanno frequentato le università di tutte le regioni linguistiche svizzere. Questo fa degli studenti italiani il terzo gruppo di studenti internazionali in Svizzera. I contatti bilaterali tra la Svizzera e l’Italia nel campo della scienza e della ricerca sono stati rafforzati dai rapporti che storicamente legano il Politecnico di Zurigo con le principali Università italiane e la collaborazione ribadita anche di recente con l’associazione dell’Innovation Park Ticino a quello esistente di Zurigo, allo scopo di creare sinergie e rafforzare l’asse economico nord-sud».
Quale può essere il ruolo di Paesi tradizionalmente neutrali e pacifisti come la Svizzera di fronte ai conflitti militari e alle crisi politiche oggi presenti nel mondo?
«Nel conflitto che oppone Russia a Ucraina, la Svizzera ha condannato l’aggressione a uno Stato sovrano e ha aderito alle sanzioni stabilite dall’UE nei confronti della Federazione Russa. Nel contempo prosegue, a diversi livelli, un’attività diplomatica che si inserisce nel solco del ruolo storicamente assunto dalla Svizzera nella soluzione delle controversie internazionali, finalizzata al raggiungimento di un cessate il fuoco e successivamente ad accordi di pace. Nel mese di luglio si è inoltre tenuta a Lugano la Ukraine Recovery Conference (URC2022). Al termine, la Svizzera e l’Ucraina hanno presentato la «Dichiarazione di Lugano», elaborata con il sostegno dei partner internazionali, che costituisce il quadro per il processo politico della ricostruzione dell’Ucraina e contiene i «principi di Lugano» quali valori guida comuni per il futuro».
Da ultimo, quale ruolo può svolgere il Ticino, terra svizzera di cultura italiana nell’evoluzione dei rapporti tra i due Paesi?
«Sono profondamente convinta che il Ticino, per la sua invidiabile posizione geografica e per l’insieme dei legami storico-culturali, abbia già oggi una funzione di cerniera imprescindibile che può essere soltanto accresciuta in ulteriori campi. Basti pensare ai trasporti e alla logistica: le infrastrutture stradali e ferroviarie svizzere sono indispensabili per il transito delle merci in provenienza e a destinazione dell’Italia. A loro volta, le infrastrutture portuarie italiane hanno il potenziale per affermarsi come sbocchi strategici per la Svizzera. Non a caso, numerose imprese svizzere operano in Italia nel settore dei trasporti e della logistica. Con la costruzione della nuova ferrovia transalpina (Alptransit), la Svizzera ha sviluppato un collegamento ferroviario nord-sud rapido, ecologico ed efficiente, il cui fulcro è costituito dalle tre gallerie di base del Lötschberg, del San Gottardo e del Monte Ceneri.
Un altro ambito che vorrei sottolineare è quello dei servizi finanziari dove, paradossalmente, la crisi del sistema bancario che ha colpito il Ticino negli scorsi anni, ha probabilmente rappresentato la spinta per un decisivo balzo in avanti, anche in un’ottica di sostenibilità. Infatti, la piazza finanziaria ticinese punta a sviluppare il suo ruolo come importante fonte di valore aggiunto per i privati e le aziende. Lugano si sta dimostrando terreno fertile anche per il fintech, cioè tutte le innovazioni tecnologiche legate alla digitalizzazione dei servizi finanziari. Non è un caso che un gran numero di società attive a livello internazionale in questo settore si siano stabilite nel Canton Ticino, dove la tecnofinanza sta trovando sbocchi interessanti. A ciò si aggiunga la presenza di molte imprese innovative operanti nei settori delle scienze biomediche o dell’intelligenza artificiale. Tutto questo rende il futuro del Ticino estremamente stimolante e ne fa un punto di forza assoluto nel quadro delle relazioni tra Italia e Svizzera».
La ricca «cassetta degli attrezzi» della diplomazia svizzera
Dall’incontro tra i Presidenti statunitense e russo a Ginevra fino alla Conferenza di Lugano sull’Ucraina, passando dai negoziati ufficiali sulla Siria a dialoghi confidenziali tra parti al conflitto in diverse regioni del Medio Oriente, o ancora dalle iniziative di sostegno alla società civile di molteplici paesi in tutto il mondo, “La diplomazia svizzera funge spesso da crocevia per i maggiori avvenimenti di politica internazionale. Facciamo molto e non amiamo vantarcene, a immagine e somiglianza di un tratto caratteristico della società elvetica”. Così si è espressa l’Ambasciatrice Monika Schmutz Kirgöz a Lugano lo scorso mese di maggio, ospite di una serata organizzata dalla Fondazione Film Festival Diritti Umani, nel quadro di una discussione con il giornalista Emiliano Bos.
“La nostra lunga tradizione di neutralità e di difesa dei diritti umani ci sarà di grande aiuto durante gli anni in qualità di membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite” continua l’Ambasciatrice “in quanto la Svizzera è percepita come un interlocutore onesto e credibile, aperto al dialogo con tutti gli attori dello scacchiere internazionale”. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il cui compito è di assicurare il mantenimento della pace e della sicurezza a livello mondiale, potrà inoltre beneficiare delle competenze svizzere in ambito di gestione e ottimizzazione dei processi operativi. “La Svizzera da sola non può cambiare le sorti del mondo, ma di certo possiamo mettere le nostre competenze a disposizione di questo importante organo multilaterale e contribuire a migliorarne il funzionamento “.