Dopo anni di attesa, finalmente le energie rinnovabili stanno cominciando a stabilire una presenza sostenibile sul mercato senza il bisogno di sovvenzioni statali o di interventi politici. La IEA Agenzia Internazionale per l’Energia ha recentemente pubblicato un report in cui si dichiara soddisfatta dei continui ribassi dei costi di investimento. Certamente non possiamo pensare di affidarci oggi esclusivamente alle fonti rinnovabili ma possiamo certamente applicare lavorare con un mix energetico che renda possibile risparmi, ottimizzazioni e gestione del rischio. Dal punto di vista strategico, le energie da fonte rinnovabili stanno cambiando decisamente gli assetti industriali strategici introducendo anche player fino ad oggi presenti solo in altri settori (basti pensare ad Amazon, Google o Apple). Come più volte abbiamo affermato, la crescita delle energie rinnovabili, unita all’incalzante spinta dovuta alla convergenza di più tecnologie, porterà inevitabilmente scomode conseguenze a molti operatori storici del mercato che non hanno avuto modo di adeguare le proprie strategie e la loro offerta al cliente finale. Proprio le innovazioni derivanti da capacità di gestione di grandi masse di dati, intelligenza artificiale e molto altro sono oggi il motore di opportunità che giorno per giorno stanno iniziando a cambiare il paradigma.
Maurizio Frigerio, Amministratore Delegato Proxima S.r.l., gruppo BKW
Cosa è cambiato negli ultimi 3 anni? In che modo è percepita oggila fonte di energia rinnovabile sia dal privato sia dal pubblico. Una necessità o una moda?
«Negli ultimi anni l’energia rinnovabile è diventata sempre più conosciuta e soprattutto praticata, se così si può dire, dai cittadini. In Italia in particolare continua a crescere senza sosta la installazione di impianti fotovoltaici per uso residenziale o di piccoli esercizi commerciali: si aggiungono circa 50.000 impianti l’anno, avendo ormai raggiunto circa 750.000 impianti. Una grande comunità, diffusa e forse sottovalutata, di piccoli produttori. La consapevolezza della importanza delle fonti rinnovabili è confermata da sondaggi periodici, che confermano, ad esempio, che oltre l’80% per cento dei cittadini italiani è disponibile a pagare un premio per la fornitura di energia da fonti rinnovabili. Da parte degli interlocutori pubblici si nota a livello governativo una ripresa di interesse per la crescita delle fonti rinnovabili, considerate ora come necessarie al funzionamento del sistema. In questi giorni è in via di finalizzazione da parte del Governo italiano la nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN), che definisce traguardi al 2030 ambiziosi dal punto di vista della crescita delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica: si prevede che la produzione da energia eolica quasi raddoppi tra il 2016 ed il 2030, e che la energia fotovoltaica quasi triplichi nello stesso periodo».
L’industria 4.0 passa per il concetto di “smartfactory”: controllo dei consumi energetici, sistemi più performanti e riduzione degli sprechi sprechi. Si dice che la quarta rivoluzione industriale necessiti assolutamente di energia rinnovabile ma che l’attenzione sia ora shiftata dalla quantità di potenza installata o installabile alla capacità di rendere efficiente la rete. Cosa può dire a riguardo?
«Gli impianti di produzione da fonti rinnovabili presentano due caratteristiche che hanno richiesto un ripensamento della struttura delle reti e della loro gestione. Sono impianti “scalabili”, che possono anche avere una dimensione “familiare”, di pochi kiloWatt di potenza, ed abilitano quindi la generazione “distribuita”. Si rivoluziona l’assetto del sistema elettrico, che in passato prevedeva mega-centrali di produzione da fonti tradizionali da cui si diramava, ad albero, una rete che ragggiungeva una miriade di piccoli consumatori. Inoltre la produzione da fonti rinnovabili ha generalmente un suo profilo tipico, non costante durante il giorno e la notte, e non può nemmeno essere sospesa. Queste caratteristiche hanno richiesto un ammodernamento ed una digitalizzazione delle reti elettriche, ed in questo l’Italia ha una posizione di vantaggio tecnologico, data la integrazione di oltre 750.000 impianti fotovoltaici nella rete e la capillare diffusione di contatori digitali. Questo processo è però solo agli inizi: la generazione distribuita e la futura crescente diffusione degli stoccaggi renderanno possibile nuovi modelli di produzione e consumo, con i “prosumer” (piccoli produttori & consumatori), gli aggregatori e le “energy community”, con lo scambio di energia peer-to-peer. Inoltre la sempre crescente potenza di impianti rinnovabili farà si che questi partecipino attivamente alla fornitura dei cosiddetti “servizi di rete”, che consentono alla rete elettrica di mantenere simultaneamente bilanciate le immissioni ed i prelievi di energia. Si tratta di vere e proprie rivoluzioni, inimmaginabili solo 10 anni fa».
Lo sfruttamento della luce solare e dell’aria come fonte sostanziale di energia rinnovabile è stato un importante dominio di ricerca e sviluppo negli ultimi anni. Il progresso auspicato con l’utilizzo delle fonti rinnovabili di energia insiste principalmente sullo sviluppo di nuove tecnologie per lo sfruttamento ottimale delle risorse naturali, sulla consapevolezza ambientale e su migliori sistemi di gestione e distribuzione dell’energia. Come altri settori (cibo, salute, alloggio, sicurezza, ecc.), l’Intelligenza Artificiale e il “big data management” potrebbero aiutare a raggiungere gli obiettivi futuri in tal senso?
«La gestione “smart” delle informazioni sulla produzione ed il consumo di energia è una necessità, ed apre nuove opportunità. Il contatore di un impianto di produzione “legge” almeno 35.000 dati di produzione annua. Tali informazioni possono essere raccolte ed elaborate per fornire indicatori sempre più accurati e per migliorare le prestazioni degli impianti. Ma anche sul fronte delle elaborazioni dei dati di consumo ci sono grandi novità: Google si è avvicinata a questo mondo, acquisendo una società che produce termostati e gestisce quindi le informazioni sul profilo di consumo di energia termica. Il mondo dell’energia si presta decisamente bene alle elaborazioni che provengono dai “big data».
Si pensa che una delle ragioni per cui l’industria dell’energia adotterà con sempre maggior vigore le tecnologie pulite è la diminuzione dei costi di investimento già in atto da alcuni anni e di conseguenza la minor necessità di sussidi pubblici. In che modo il pubblico potrebbe ora incentivare la produzione da fonti rinnovabili senza l’erogazione di contributi a pioggia come nel passato?
«Gli incentivi erogati in passato, talora non coerenti con i prezzi di mercato delle tecnologie e quindi sproporzionati, hanno però anche consentito la crescita delle installazioni e la ulteriore riduzione dei costi delle tecnologie. Si pensi che in Italia le ultime aste a sostegno degli impianti eolici sono state aggiudicate nel 2016 ad impianti che richiedevano un prezzo di ritiro dell’energia (per 20 anni) con un “floor” pari a 66 €/MWh: in Italia oggi il prezzo medio all’ingrosso dell’energia elettrica è pari a 45/50 €/MWh, e quindi la necessità di un sostegno è ormai di molto ridotta. Dal governo e dagli enti di regolazione gli operatori si attendono oggi innanzitutto un quadro regolatorio stabile nel tempo, in termini di autorizzazioni, incentivi e disegno dei mercati. A tale stabilità dovrebbe accompagnarsi una visione almeno di medio termine, e la Commissione Europea raccomanda ai vari Stati di rendere disponibili i programmi di supporto alle rinnovabili almeno per i tre anni successivi. Per quanto riguarda gli strumenti, si possono pensare anche a strumenti non di incentivazione diretta, ma che aiutino gli investitori “rinnovabili” ad avere un quadro stabile nel medio e lungo periodo: lo stesso Governo pare stia valutando la possibilità di offrire una sorta di garanzia per stabilizzare il prezzo di compravendita di energia elettrica rinnvabile in contratti tra parti private. In questo caso l’intervento pubblico si accompagnerebbe a contratti di lungo termine (PPA) che verrebbero stipulati tra i privati. Ovviamente sarà necessaria una profonda conoscenza dei mercati, a differenza di quanto avveniva in precedenza con gli incentivi, ed in questo società come la nostra hanno sicuramente un ruolo da giocare».
Tobias Fässler, Head of Media Relations di BKW
Oggi la Svizzera ha una fornitura di energia sicura ed economica. Gli sviluppi economici e tecnologici così come le decisioni politiche in patria e all’estero stanno attualmente portando a cambiamenti fondamentali nei mercati dell’energia. Per preparare la Svizzera a questi cambiamenti, il Consiglio federale ha sviluppato la strategia energetica 2050. Nel maggio 2017 gli elettori svizzeri hanno approvato la decisione del Parlamento europeo in materia di strategia energetica. Quanto al ruolo delle autorità energetiche svizzere e del BWK nel quadro del Strategia di energia 2050?
«Il quadro nazionale affronta questioni chiave come l’efficienza energetica o la costruzione di energie rinnovabili (tra cui grandi idrocarburi). Pertanto, BKW vede più opportunità rispetto alle minacce attraverso il quadro approvato».
Cosa sta facendo BKW in tale ambito?
«La strategia di BKW è stata sviluppata e implementata indipendentemente cinque anni fa. È comunque compatibile con il quadro nazionale. L’obiettivo della strategia è quello di rafforzare l’energia attraverso la creazione di energie rinnovabili, lo sviluppo della propria rete rendendola più flessibile e intelligente, nonché la creazione di un business di servizi per la costruzione di tecnologie, la costruzione di complesse infrastrutture di rete e di ingegneria».
BKW sta investendo all’estero, sviluppando progetti di energia rinnovabile in altri Paesi. Che dire dei mercati preferiti da BKW e di ciò che guida la necessità di investimenti internazionali? in che modo gli stakeholder svizzeri traggono beneficio dall’esecuzione di tale strategia?
«Negli ultimi due anni l’utility svizzera BKW ha puntato a diversificare ulteriormente il proprio portafoglio di energia eolica. Oltre alla Svizzera, BKW gestisce i wind farm principalmente in Germania, Italia e Francia nonché Norvegia. L’obiettivo è quello di costruire più capacità di energia eolica e nel frattempo mitigare i rischi geografici e regolatori della produzione di vento».