Come si diventa appassionati d’arte?
«Nella mia casa ho sempre respirato aria di cultura. Negli anni della guerra, vi passavano personaggi importanti. Da adolescente ebbi poi modo di conoscere l’artista Edmondo Dobrzansky. Mi piaceva vedere che lui, pittore di matrice espressionista, lavorava su una “arte di condizione”, collegata cioè alle dolorose vicende di quel tempo. Ragazzo, usai i miei risparmi per acquistare una sua matita grassa colorata su “I ferrovieri al lavoro” e lui rimase colpito da questa mia passione di collezionista in erba per cui ne nacque un rapporto intenso. Fu lui a farmi conoscere le avanguardie storiche dell’espressionismo: e questo metodo di confrontare l’avanguardia contemporanea con quella storica che la giustificava non mi abbandonò poi mai».
Il vero e proprio inizio della sua collezione ebbe però inizio qualche anno dopo…
«Nel 1962 mi trovai immerso nel mondo dell’economia e della finanza a Düsseldorf, alla Kommerzbank. Là c’era un membro della Direzione generale che mi sollecito’ a recarmi, a due passi dalla banca, alla Galleria Schmeila, uno dei maggiori luoghi europei dedicati all’avanguardia contemporanea. Lo feci, mi imbattei due mesi prima della sua morte nell’ultima mostra di Yves Klein, di cui ignoravo tutto (oggi opere sue fanno parte della nostra collezione). Leggendo il catalogo ebbi modo di cogliere di Klein la tensione quasi mistica, la sua ascesa al cosmico, conobbi i suoi monocromi, il suo celebre blu. Notai pure per la prima volta il nome e qualche opera di Arman e dei Nouveaux Réalistes, che poi alla fine degli anni ’70 divennero il centro dei miei interessi di collezionista».
Da anni, insieme a sua moglie Danna, lei ha costantemente ampliato la sua collezione con particolare riguardo all’arte di avanguardia…
«Alla fine degli anni ’70, collezionando i “Nouveaux Réalistes” e in particolare Arman, non potevo non constatare che questa avanguardia neo-dadaista e pop aveva chiarissimi legami con le avanguardie storiche (futuristi, dadaisti e i russi). Con Arman ebbi modo di parlare dei suoi lavori d’inizio carriera che mi portarono a scoprire le sue ascendenze: Balla, Schwitters e Duchamp». Proprio da queste avanguardie storiche comincio’ la partecipazione di mia moglie Danna che fu da quel momento fondamentale per scelte e organizzazione della collezione e poi per la gestione dello Spazio – 1. In particolare fu grazie alla sua collaborazione che successivamente continuammo ad acquisire opere dell’avanguardia italiana del dopo guerra (gruppo Forma, spazialismo, pop art, arte povera, ecc.) e la confrontammo con l’arte occidentale sempre in base a un indirizzo astrattista e di riflessione sull’oggetto.
Questa attenzione per le avanguardie rappresenta in ogni caso uno dei fili conduttori del progetto culturale legato allo Spazio -1…
«La nostra collezione si collega al progetto del LAC, nella prospettiva di uno sviluppo della collaborazione fra pubblico e privato su basi paritarie. Lo Spazio -1 propone, per la mostra autunnale, un inconsueto accostamento tra due artisti di diverse generazioni: il pittore ticinese Livio Bernasconi (Muralto, 1932) e la scultrice statunitense Carol Bove (Ginevra, 1971). Inoltre, come ogni anno, lo Spazio -1 presenta un nuovo allestimento della Collezione Olgiati con l’obiettivo di mettere in relazione fra loro opere dell’avanguardia storica e di quella contemporanea acquisite in momenti diversi».
Perché Livio Bernasconi rappresenta un unicum nel panorama artistico ticinese?
«Livio Bernasconi e Carol Bove devono la loro identità artistica agli scambi e alle contaminazioni tra la cultura svizzera e quella americana. Livio Bernasconi, formatosi in Ticino e in Italia, ha risieduto negli Stati Uniti a metà degli anni Sessanta, un soggiorno che ha prodotto un rigoroso e prolifico confronto tra la sua formazione europea, nell’ambito dell’informale, il Pop americano e l’espressionismo astratto. La dimensione pittorica di Bernasconi e l’universo plastico di Bove – pur nella differenza dei mezzi adottati e dell’attitudine intellettuale – sono caratterizzati dal linguaggio dell’astrazione arricchito da una grande vivacità cromatica».
Quali opere è possibile vedere in mostra?
«Il progetto per lo Spazio -1 prevede 15 dipinti di Livio Bernasconi datati a partire dagli anni ‘80: sono tutti caratterizzati dalla divisione della superficie pittorica in due diverse aree cromatiche, una contrapposizione dei piani animata da un movimento interno di forte dinamicità. Ampie campiture monocrome, tagliate al vivo, controbilanciate da ritagli cromatici periferici creano una tensione interna al quadro e attivano una relazione tra i diversi dipinti esposti sulle tre pareti perimetrali dello spazio ingaggiando così un sorprendente dialogo con la scultura della Bove collocata al centro della sala. La scultura di Carol Bove in mostra è composta di quattro elementi in acciaio dipinto, denominati dall’artista “glifi schiacciati” (crushed glyphs), ovvero elementi grafici deformati e collocati su una base molto ampia e di altezza ridotta».
Quale novità presenta invece A Collection in Progress?
«Ogni anno lo Spazio -1 presenta un nuovo allestimento della Collezione Olgiati con l’obiettivo di mettere in relazione fra loro opere dell’avanguardia storica e di quella contemporanea acquisite in momenti diversi. L’allestimento di quest’anno prende avvio con una sezione dedicata al monocromo che spazia da Yves Klein a Irma Blank, da Piero Dorazio a Marca-Relli; segue un omaggio all’artista francese Arman con opere dei migliori anni ’60; il percorso continua con un capitolo sulla rappresentazione del volto con ritratti e autoritratti di Marisa Merz, Markus Schinwald, Jimmie Durham e Gino De Dominicis; in conclusione di percorso, dopo aver attraversato diverse sale, viene presentata una rivisitazione in bianco della ricerca del Gruppo Zero a confronto con Tauba Auerbach e Wolfgang Tillmans, proposto quest’anno dalla personale presso la Fondazione Beyeler di Basilea».