Il settore bancario svizzero, caratterizzato da un’importante attività di gestione patrimoniale con la clientela internazionale, è da considerarsi a tutti gli effetti un’industria d’esportazione e come tale esposta fortemente a fattori esogeni. 

Anche il 2016 è stato un anno contraddistinto dal permanere dei tassi d’interesse negativi sugli averi delle banche presso la BNS. Questa misura, accompagnata da una rinnovata forza del franco svizzero rispetto alle altre principali divise (EUR, USD, GBP ecc.), ha significato uno costo diretto causato dalla cospicua liquidità dalle banche e un calo generalizzato delle commissioni di gestione calcolate sui patrimoni investiti in valuta estera.

Alla luce di questo e altri avvenimenti internazionali, affiancati da fattori destabilizzanti come le fluttuazioni borsistiche, ben si comprende quindi l’estrema prudenza espressa dai banchieri ticinesi sulle prospettive economiche che riguardano il settore nei prossimi mesi.

In generale, se sul fronte della clientela svizzera si conferma un buon trend, le prospettive che riguardano la clientela estera rimangono molto difficili. E’ comunque bene sottolineare che alle valutazioni sottendono importanti eterogeneità nell’evoluzione dei diversi istituti bancari interpellati.

Nonostante tutto le banche continuano a erogare credito ipotecario e commerciale a sostegno delle famiglie e delle aziende che operano sul territorio. I prestiti ipotecari delle banche in Ticino hanno raggiunto a fine 2015 la cifra globale di 45.6 miliardi di franchi (+3.8%).

 

Occupazione in calo

Le banche in attività nel Cantone a fine 2016 erano 45, quattro in meno rispetto a inizio anno, in seguito alla chiusura di piccole succursali. Nel 2016 il numero degli effettivi in Ticino (dati non ancora definitivi, calcolati su una base occupazionale a tempo pieno) impiegati dalle banche e dalle loro società collegate ha registrato una diminuzione di 296 unità, attestandosi a 6’782 unità.

Come di consueto nel nostro settore la riduzione degli effettivi avvenuta presso gli istituti bancari è stata attuata nel limite del possibile attraverso la normale fluttuazione del personale (prepensionamenti compresi) e solo in minima parte tramite una risoluzione dei contratti di lavoro. I disoccupati del ramo bancario iscritti in Ticino a fine 2016 erano 115, con un tasso del settore pari all’ 1.8% contro una media cantonale del 4%.

Per quel che riguarda la provenienza, il settore bancario rimane un ambito presidiato da personale indigeno. Infatti, gli impiegati con domicilio in Ticino sono il 96% mentre quelli con domicilio all’estero (frontalieri) sono il rimanente 4%. Questi ultimi rappresentano quindi una percentuale dello 0.3% dei frontalieri presenti in Ticino.

 

Un settore ancora strategico

Secondo lo studio sul settore finanziario commissionato l’anno scorso dal Canton Ticino a BAK Basel, l’apporto del ramo servizi finanziari (banche, assicurazioni e altri servizi finanziari) al PIL cantonale è del 9%. Gli occupati nei servizi finanziari sono circa 10’800, pari al 6% dell’intera manodopera impiegata.

Se è vero che le banche rientrano tradizionalmente tra gli attori principali del settore finanziario, è altrettanto vero che in quello ticinese il predominio delle banche è di gran lunga superiore alla media svizzera. 45 delle 265 banche presenti in Svizzera sono attive sulla piazza finanziaria ticinese. Nel complesso, le 18 banche con sede principale in Ticino detengono una somma di bilancio di circa 62.3 miliardi di franchi (dati 2015), pari a oltre il doppio del PIL del Cantone. 

Il settore finanziario ticinese quindi riveste ancora una grande importanza nel quadro dell’economia cantonale. Solo altri due settori, il settore pubblico e il commercio all’ingrosso, contribuiscono al valore aggiunto ticinese più del settore finanziario. Rispetto agli altri Cantoni, il settore finanziario ricopre in Ticino un’importanza superiore alla media, tale da conferirgli ancora il potenziale di uno dei motori trainanti della crescita dell’economia cantonale.