Come in ogni regione viticola che si rispetti, anche nel piccolo Ticino viticolo, abbiamo una diversità di clima (precipitazioni e suolo): scendendo dal Monte Ceneri verso sud infatti, inizia la placca africana. Subito troviamo i primi vigneti del Luganese che ci accompagneranno sporadicamente fino all’inizio del Mendrisiotto o al confine con l’Italia. I vigneti, qui, vanno scoperti poiché si incastrano tra boschi di robinia e castagno lottando con l’avvanzata della città che portato all’abbandono di superfici agricole come al Pian Scairolo e nel piano del Vedeggio. Tra le poche aziende agricole e viticole che hanno resistito all’avanzata del cemento, proprio alle porte di Lugano, troviamo La Tenuta Bally & von Teufenstein, che nella parte collinare coltiva 6.5 ettari di Merlot e Chardonnay. Un’azienda storica che produce vini da cent’anni. È tuttavia nei vigneti eroici del Malcantone che si è scritta e riscritta la storia della viticoltura, non solo del distretto, ma anche del Ticino. Siamo nel 1908, da un paio di anni il Merlot è stato scelto quale vitigno per il rilancio della viticoltura dando nuovo impulso e motivazione agli agricoltori nel prediligere il vitigno proposto. Giovanni Rossi, medico di Castelrotto, politico e filantropo umanista, pubblica un saggio “La ricostruzione dei vigneti nel Canton Ticino”. In contemporanea crea il più grande vigneto sperimentale di Merlot nella sua Tenuta Vallombrosa, proprio a Castelrotto. Negli anni la tenuta è passata di mano, prima all’azienda Fratelli Luchini di Pregassona e in seguito alla Tamborini Vini di Lamone. Si parlava anche di rinascita, sì perché, come avvenuto in altre parti dell’Europa, alla fine degli anni settanta, con l’abbandono dei terreni agricoli, ecco che alcuni di questi Ronchi sono stati ripresi da giovani agronomi svizzeri tedeschi che, scesi in Ticino per lavori di diploma, pedologia come Christian Zundel o per uno studio sulle erbe medicinali nei terreni abbandonati come Adrian Kaufmann, si innamorano dei luoghi e decidono di iniziare a coltivare la vite ricostruendo i terrazzamenti. Cominciano a vinificare scambiandosi le proprie esperienze apprese sul campo e danndo vita ad un movimento di gruppo che, in quegli anni, farà parlare la stampa di oltre Gottardo. Anche negli anni a seguire la loro esperienza è stata di stimolo per altri giovani viticoltori che ripresi i ronchi abbandonati decidono di vinificare in proprio le uve coltivate. Il Luganese vitivinicolo si scopre anche sui monti di Cademario in una delle cantine storiche: quella fondata da Sergio Monti, già presidente nazionale della Federazione dei viticoltori. Oggi, l’azienda è condotta da Ivo Monti coadiuvato dalla figlia Sabrina sfruttando ogni angolo e nicchia della cantina con microvinificazione. Qui, tutto deve essere gestito nei minimi termini poiché lo spazio è una vera rarità. Altre realtà si trovano sulle colline che circondano la cintura luganese, la Fattoria Moncucchetto con alcuni dei loro vigneti situati proprio nel cuore di Lugano, Collina d’Agra, che fa da denominazione, Comano, sulle pendici del Monte San Salvatore e sulla collina dell’Arbostora, Qui, nella Tenuta Castello di Morcote, una proprietà di 172 ettari di pascoli, boschi, olivi e vigneti, all’inizio del secolo scorso l’Ingegnere Giorgio Paleari sperimentò il vitigno Merlot. La tenuta continuò la sua attività viticola fino agli anni ’70: quasi un sacrilegio che, un’esposizione così idilliaca fosse in pieno abbandono. Una quindicina di anni dopo i propietari Gianini e la ditta Tamborini, ridanno vita a questi ronchi storici. Oggi, l’azienda è diretta da Gaby Gianini che alcuni anni fa la convertì acoltivazione biologica. I vini sono certificati Bio e sono presenti sulle migliori tavole e guide enogastronomiche. Il Luganese ha ancora diverse realtà che bisogna andare a scoprire: come la Tenuta San Giorgio a Cassina d’Agno, l’azienda Theilervini a Bosco Luganese, la Monzeglio Vini, ripresa pochi anni fa dal figlio Matteo e quella di Sacha Pelossi a Pazzallo solo per citarne alcune, scusandomi con chi non è stato citato.