Per quanto la medicina tradizionale abbia fatto passi da gigante nell’ambito della cura di molte patologie, l’esigenza di comprendere l’origine dei disturbi per cercare soluzioni terapeutiche diverse, alternative ai ‘classici’ farmaci, è sempre più forte. Tra correnti di pensiero totalmente opposte, tra chi sostiene la validità di una piuttosto che l’inefficacia dell’altra esiste una sola certezza: la confusione che si è creata intorno alle diverse tipologie di approcci curativi.

È quindi importante fermarsi a riflettere sui dati statistici, che rivelano una tendenza piuttosto significativa, a livello mondiale, ad affidarsi alla medicina non convenzionale.

Nel XXI secolo la medicina non può più concentrarsi soltanto sulla malattia e sulla prescrizione di trattamenti, ma deve porsi come priorità la salute della persona a 360 gradi. Il focus deve quindi essere spostato sulla prevenzione, sul rafforzamento delle difese immunitarie e su stili di vita e regimi alimentari corretti. Ecco perché, sulla scia di un’esigenza comune, sono stati attivati numerosi master in farmacia, corsi post-laurea di specializzazione orientati alle ‘terapie olistiche’.

La medicina tradizionale, o convenzionale che dir si voglia, mira in ogni caso principalmente ad eliminare i sintomi di una malattia, senza preoccuparsi delle relative origini. Si tratta quindi di una medicina razionale; è definita ‘allopatica’ in quanto utilizza sostanze di sintesi chimica che provocano effetti contrari a quelli causati dalla malattia.

Prima di addentrarci nell’ambito delle peculiarità delle medicine non convenzionali è tuttavia d’obbligo una breve premessa, per contestualizzare il discorso e per cercare di dare una risposta al quesito ‘medicina convenzionale o alternativa?’

Alcune problematiche di salute sono causate da stili di vita errati, come può essere ad esempio l’abitudine a consumare eccessive quantità di alcol, caffè e cibi poco salutari, oppure l’assunzione di droghe, o ancora l’eccessiva sedentarietà. La cronicità di alcune patologie dipende quindi dalle scelte sbagliate fatte dallo stesso paziente, per cui può essere prevenuta, e in alcuni casi risolta, senza l’assunzione di farmaci tradizionali.

Con l’espressione medicina complementare si fa dunque riferimento a tutte quelle terapie che non rientrano nella medicina ufficiale. Si tratta di approcci terapeutici, taluni dei quali vantano una tradizione millenaria, che hanno in comune una visione olistica dell’organismo, ovvero una visione unitaria che include corpo e psiche. Queste terapie si basano su cure che tengono in grande considerazione l’aspetto psicologico del paziente; in particolare mirano a risolvere il disturbo partendo da un’analisi non solo del corpo ma anche della mente.

Con il termine medicina alternativa si fa invece riferimento a un variegato e non omogeneo sistema di pratiche contro varie patologie per le quali non esiste prova definitiva di efficacia o, se sono state sottoposte a verifica sperimentale, è stata ravvisata l’inefficacia e per talune di esse anche la pericolosità. Per tali motivi non vengono ricomprese nell’alveo della medicina scientifica che le relega nell’ambito delle pseudoscienze. Sintetizzando le differenze tra medicina convenzionale e medicina alternativa si può dire che la prima si focalizza sulla guarigione del corpo mentre la seconda si concentra sull’equilibrio di corpo e anima.

Il successo delle medicine alternative è innegabile e sorprendente. Le medicine alternative sono semplici e danno al paziente l’impressione di capire le cause del suo male e le ragioni della terapia proposta. Si basano su ipotesi che non includono biochimica, anatomia e fisiologia, discipline difficili da spiegare al paziente, mentre vanno dritte alla terapia che riveste invece grande interesse. Alcune, come l’omeopatia, nascono da un’idea della quale rappresentano lo sviluppo logico e non si scontrano con nessun dato empirico che possa metterle in dubbio: al paziente arriva un ragionamento omnicomprensivo e coerente, piuttosto che una serie di dati di difficile interpretazione.

Il medico che pratica le medicine alternative parla a lungo col paziente, non prescrive analisi sgradevoli né ricoveri e somministra farmaci che non danno effetti collaterali. Inoltre in genere il medico convenzionale evita di mettere a parte il paziente delle sue elucubrazioni diagnostiche fino a quando l’iter delle analisi non si è completato (alcune malattie che il medico può sospettare, quali i tumori, non devono essere nominate fino a quando non sono accertate); quindi il paziente viene mandato in giro per vari ambulatori per motivi a lui poco chiari. Il medico che pratica le medicine alternative in genere non ha bisogno di analisi (e neppure di diagnosi) e spesso promette risultati miracolosi.

E, ancora, molti pazienti attribuiscono a terapie mediche alternative delle guarigioni che sarebbero avvenute comunque e che sono dovute alle normali risposte difensive dell’organismo. Inoltre i medici che praticano le medicine alternative hanno in genere il buon senso di inviare all’ospedale convenzionale le emergenze mediche e chirurgiche e trattano soltanto affezioni minori. Infine, alcune persone hanno obiezioni ideologiche di vario tipo alla medicina convenzionale e si rivolgono alla medicina alternativa come scelta politica. La medicina convenzionale è in ogni caso costosa, spesso anonima e spersonalizzante perché rinvia il paziente a specialisti diversi, fastidiosa e talvolta rischiosa; i medici hanno spesso assunto gli atteggiamenti di una casta chiusa e orgogliosa; i casi di malasanità non sono rari. Non da ultimo un elemento da non trascurare è il valore, nelle cure alternative, della vis sanatris: quale che sia la metodica terapeutica ritenuta idonea per il paziente, compresa la Nutrizione, il primo principio che ogni medico deve sempre tenere presente è che le forze del paziente sono indispensabili per la guarigione.

Hanno partecipato all’inchiesta riguardo alla medicina:

  • Dominique Hort (D.H), Dottore in chiropratica
  • Barbara Braghiroli (B.B.), Neuropsicopedagogista
  • Graziella Primucci (G.P.), Terapeuta in Medicina Ayurvedica
  • Olaf Kuhnke (O.K.), Dottore in Medicina generale FMH e in Medicina biologica
  • Werner Nussbaumer (W.N), Presidente dell’Associazione Medici Svizzera Italiana (AMSI)
Dominique Hort

Dal suo osservatorio privilegiato quali sono le principali ragioni per cui un numero sempre maggiore di persone fa ricorso alle cure alternative?

D.H.: «Credo che il fenomeno sia da attribuire ad una accresciuta consapevolezza riguardo al fatto che trovare la causa delle malattie o dei sintomi sia sempre preferibile e più efficace tanto come risultato finale che come costi. Si è inoltre accresciuta la scientificità dell’approccio naturale e la formazione dei terapeuti, migliorando risultati e fiducia dei pazienti. La maggiore offerta sul territorio e la diversificazione delle terapie proposte ha fatto il resto».

B.B.: «Sempre più spesso la motivazione a valutare approcci alternativi è direttamente proporzionale all’insuccesso o alle lacune delle terapie tradizionali sperimentati dal paziente. Anche la recidività di alcune patologie e dei disagi psicoemotivi correlati spingerebbe il paziente a ricercare soluzioni migliorative per la propria salute e in generale il proprio stile di vita».

G.P.: «La maggior parte delle persone che giungono al mio centro si sono prima di tutto rivolte a medici e specialisti della medicina convenzionale e non hanno alcuna esperienza con la medicina alternativa. Tuttavia, non avendo trovato una soluzione al proprio problema, decidono di tentare delle strade alternative. Ciò che maggiormente mi colpisce, di queste persone, è il loro bisogno di essere ascoltati e
di svolgere una parte attiva nel processo di guarigione di una malattia con la quale spesso convivono da una vita intera».

O.K.: «Quello con cui sono confrontato giornalmente è che i pazienti cercano un approccio diverso, considerando la molteplicità delle cause che portano a una determinata situazione di malattia; un approccio che richiede a volte più tempo di quello che si ha a disposizione in un ambito convenzionale. Oltre alla cura dei sintomi di una malattia, la maggioranza dei pazienti desidera una terapia che – per quanto possibile – coinvolga diversi lati dell` individuo».

W.N.: «Le persone sono sempre più consapevoli del fatto che, per mantenersi in buona salute, devono mangiare sano, fare movimento e avere un pensiero positivo, e quindi non vogliono far uso di sostanze chimiche che possono in parte peggiorare il loro stato di salute e renderli dipendenti. Di conseguenza, ricercano nelle cure naturali i rimedi ai loro problemi di salute, specialmente da quando hanno fatto comparsa gli pseudo-vaccini anti Covid-19 che, secondo me, hanno causato più danni alla salute umana che vantaggi. Si crede sempre meno alla scienza ufficiale che viene sempre più considerata un business».

Barbara Braghiroli

Quali sono i vantaggi offerti dalla medicina alternativa nei confronti di quella convenzionale?

D.H.: «Lavorando alla radice delle problematiche vi è un senso di soddisfazione accresciuto e, grazie a una necessaria collaborazione tra paziente e dottore o terapeuta complementare, i cambiamenti di stile di vita necessari per una guarigione olistica influenzano positivamente tanti altri aspetti della quotidianità creando un senso di conpartecipazione alla guarigione. Il fatto che poi gli effetti negativi siano molto limitati facilità l’apprezzamento dell’approccio. Ricordiamoci però che la medicina allopatica deve gestire frequentemente la fase finale delle malattie e quindi è costretta ad intervenire con mezzi molto più drastici a quel punto necessari e che implicano conoscenze specifiche e applicazioni che ne limitano un possibile approccio olistico».

B.B.: «Certamente la visione olistica, ossia l’interdipendenza tra la componente fisiologica e psicoemotiva del paziente.  Inoltre l’approccio relazionale empatico pone al centro del percorso terapeutico la persona intesa come unica e irripetibile, intercettando soluzioni terapeutiche personalizzate e da monitorare insieme al paziente o ai familiari per integrarle o modificarle in itinere».

G.P.: «Posso parlare soltanto della medicina Ayurveda, della quale mi occupo. Questa ha un approccio globale alla persona in cui la nutrizione, la psicosomatica, le abitudini quotidiane, il sonno o il modo di respirare sono soltanto alcuni degli aspetti che contribuiscono a preservare lo stato di salute. L’equilibrio della persona si riflette quindi in molte azioni quotidiane e richiede pertanto volontà e impegno».

O.K.: «Avendo un’attenzione più centrata sull’eziologia e meno sulla patogenesi, la medicina complementare dà un peso diverso all’anamnesi e alla ricerca d´infiammazioni croniche nell’organismo colpito. I cosiddetti focolai di disturbo (ad esempio: intestino, denti devitalizzati, ecc.) possono portare a un diverso approccio riguardo alle cure da effettuare (chiaramente sempre parlando di problemi cronici e non acuti) con una medicina più dolce, interagendo anche con altre persone: medici specialisti (ad esempio dentisti, ORL) e soprattutto terapisti, dietisti, “educando” i pazienti a cambiare stile di vita».

W.N.: «I vantaggi della medicina alternativa sono numerosi: si può dare a tutti, a qualsiasi età, non ci sono praticamente effetti secondari, costano meno e si rispetta la natura combattendo l’inquinamento, sia per la fabbricazione che per lo smaltimento».

Graziella Primucci

Perché, nonostante gli innegabili progressi compiuti nelle tecniche e nella pratica medica, è andata per contro diminuendo la fiducia nella scienza?

D.H.: «Non penso che si possa affermare che vi sia meno fiducia nella scienza: tanti approcci naturali scoperti di recente, o antichi rimedi e trattamenti, stanno dimostrando la loro scientificità grazie proprio a ricerche ben fatte come nel campo della chiropratica. Penso invece, che il paziente ricerchi un contatto umano e un approccio dove essere considerato nella sua interezza; approccio dal quale la medicina si è allontanata per necessità dovendo specializzare sempre più il focus del suo l’intervento. Con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale i medici avranno più tempo da dedicare ai pazienti, scaricando tante delle mansioni amministrative che oggi tediano la professione. Se guardiamo l’apprezzamento dei medici che riescono a mantenere questo contatto e relazione di collaborazione mentre applicano la loro scienza, soddisfazione e fiducia rimangono grandi e immutate».

B.B.: «Viviamo in una società liquida, incalzata da cambiamenti continui sempre più rapidi, nella quale avere/dare fiducia in generale è condizionato dalle 3D: Disorientamento psicoemotivo, Dispersione cognitiva, Disordine comportamentale.  Quando le nostre scelte investono la salute e potenzialmente ritmi e abitudini di vita, l’affidarsi richiede in sequenza un atto di accettazione-coraggio-disponibilità. Ecco perché si parla di “paziente (o non) collaborativo”».

G.P.: «Non credo che sia diminuita la fiducia nella scienza bensì nell’economia che la finanzia e regolamenta. Tradizionalmente la medicina non era legata al potere politico ed economico, quanto piuttosto a quello religioso e filosofico, e come tale metteva al centro del proprio interesse il paziente».

O.K.: «A mio parere non è che diminuisca la fiducia nella scienza, forse è il modo di comunicare che lascia un po’ perplessi. È vero che alla luce dell’aumento delle patologie croniche e del cresciuto uso di farmaci moderni è altrettanto aumentata la quota di effetti collaterali di tali medicamenti; questo, però, non sarebbe un argomento contro la scienza che ha fatto progressi con passi da gigante nel campo della chirurgia e nelle terapie acute. La medicina olistica si concentra di più sulle malattie croniche che richiedono cure continue ed anche qui entra in materia la scienza: nella fitoterapia, nella medicina orto molecolare, nell’omeopatia, ecc. sono stati fatti molti studi scientifici che provano l’efficacia dei prodotti».

W.N.: «La gente è sempre più informata degli effetti negativi che la chimica causa e i medici sono sempre più dei porta borse delle industrie. Gli studi vengono fatti dall’industria chimica e i medici hanno perso la capacità di pensare col proprio cervello e non fanno quasi più altro che seguire i protocolli che l’industria chimica impone facendo esplodere i costi delle medicine».

Olaf Kuhnke

A suo giudizio perché la medicina convenzionale non riesce a farsi carico in modo soddisfacente dei crescenti bisogni di umanizzazione delle cure espressi dai pazienti?

D.H.: «Perché ha la sfortuna che per i suoi stessi protocolli molto rigidi e che obbligano a una visione a imbuto del sintomo più che della causa, ha creato un distacco dalla persona come essere umano. L’iperspecializzazione (che però dobbiamo ammettere ogni paziente pretende…) non crea le condizioni giuste per una visione del paziente come essere globale; obbliga invece ad analizzare l’individuo più come singolo organo o sistema e spesso non mette in relazione ciò che viene trovato con una visione olistica della sua vita. Frequentemente, le cause della maggior parte delle malattie sono da trovare nella interazione tra fisico, emozioni, mente, reazione bionomica all’ambiente e spirito. Per essere allineati e capaci in questo approccio terapeutico, la formazione stessa del medico o del terapeuta deve essere ispirata a questa visione».

B.B.: «Personalmente credo che ci sia differenza tra “il fare” e “l’essere” medico o terapeuta-terapista. I pilastri delle professioni medico-sanitarie e d’aiuto sono certamente le competenze acquisite, che tuttavia diventano fondanti quando praticate “Etica-Mente” con Empatia-Tolleranza-Interesse-Compassione-Ascolto».

G.P.: «La medicina alternativa si effettua su piccola scala, con tempi e modalità differenti, mentre la medicina convenzionale si fa carico del sistema sanitario nazionale. Dovrebbero fare delle proprie differenze una forza. In India la medicina occidentale e quella tradizionale costituiscono un solo sistema sanitario nazionale. Quando il paziente ha bisogno di un’attenzione particolare, ad esempio per seguire delle terapie o lavorare sugli aspetti emotivi del proprio disequilibrio, questo viene inviato ad un medico Ayurveda. Penso che stesso sta accadendo qui da noi grazie all’integrazione delle terapie complementari».

O.K.: «Come ho detto prima nella medicina convenzionale ci si basa sul concetto della procedura “lineare”, basandosi su protocolli (diagnostici e farmacologici) sicuramente di grande importanza, in parte usati da ogni medico. Bisogna ricordare che anche molti pazienti diventano sempre più esigenti, aspettandosi di ricevere delle soluzioni istantanee ed i medici si trovano sempre più stressati e carenti di tempo da dedicare alle persone. Con la medicina convenzionale -quasi necessariamente – ci si focalizza spesso sul sintomo, sugli esami di laboratorio ecc., dimenticando molte altre problematiche circostanti, anche in casi cronici. In più, una burocrazia sempre più abbondante la fa da padrone e ruba molto tempo che si potrebbe usare in modo più mirato per il bene dei pazienti».

W.N.: «Il medico, come dicevo sopra, è stato formato per curare con sostanze chimiche. Non ha più un approccio olistico col paziente che diventa un organo da curare, per cui il paziente si sente sempre meno compreso e sempre meno considerato nella sua totalità: di conseguenza e si sente sovente abbandonato e costretto a far uso di sostanze, senza essere seguito specialmente dal punto di vista affettivo e umano. Da oltre 20 anni mi occupo di medicina preventiva per cui cerco di insegnare al paziente, grazie agli esami del sangue, di quali elementi, quanto e come deve nutrirsi: cosa che praticamente nessun medico convenzionale fa. Penso che con le medicine alternative si possa curare e prevenire più dell’80% delle patologie e solo il 20% abbisogna della medicina convenzionale (operazioni, medicina d’urgenza). Attualmente il rapporto è rovesciato, e solo un 20% della popolazione si avvale della medicina alternativa, anche perché le casse malati creano difficoltà rispetto ai rimborsi: insomma, oltre a dover pagare premi salati, i pazienti devono pagare di tasca propria anche i trattamenti e le cure».

Werner Nussbaumer

Infine, a quali condizioni e con quali modalità ritiene possibile e auspicabile un’integrazione tra medicina convenzionale e medicina alternativa?

D.H.: «Con una formazione da parte dei terapeuti complementari che permetta di trovare un linguaggio che sia compreso e trovi il rispetto da parte della medicina, e che da quest’ultima vi sia un’apertura verso un approccio naturale che grazie ai risultati clinici sempre migliori, sta dimostrando la sua utilità e ragione di essere. In questo senso la figura del chiropratico è privilegiata con la sua formazione universitaria alla Facoltà di Medicina a Zurigo che gli permette di costruire protocolli di cura naturali collaborando con i medici in modo molto costruttivo ed efficace».

B.B.: «La condizione essenziale è concentrarsi sulla persona, quindi sull’eziopatogenesi per personalizzare-integrare le terapie necessarie, volte alla riabilitazione fisica e all’equilibrio bio-psico-sociale del paziente. La modalità per professare con approccio integrato è l’onestà e l’umiltà intellettuale, basata sul confronto e sul mutuo sostegno. Pertanto il professionista deve essere disponibile anche a fare un passo indietro e inviare il paziente a figure-strutture in quel momento più idonee per la risoluzione della sua patologia».

G.P.: «La scienza moderna è figlia del sapere tradizionale ed è ben cosciente degli infiniti benefici della botanica e della farmacopea tradizionale, la quale è un cardine della ricerca moderna. Se la medicina Ayurveda fosse applicata in modo pratico nella medicina occidentale, le due medicine potrebbero unire le proprie forze. Personalmente sono sempre contenta di collaborare con esperti del settore medico di ogni genere. Ho potuto notare sempre degli ottimi risultati sul benessere della persona».

O.K.: «A mio parere manca ancora la collaborazione e l’interazione tra medici praticanti la medicina convenzionale e medici e terapisti praticanti la medicina olistica. Forse non per la mancanza di volontà ma proprio per la non conoscenza e per le esigenze quotidiane (tempo, organizzazione…). Così come si fanno seminari e formazione continua su tutte le novità a livello di nuovi farmaci, nuove tecnologie ecc., si dovrebbero informare i medici già nelle università, durante il percorso di studio e con gli stessi criteri, riguardo ad una visione più integrata relativa ai diversi metodi di cura basati anche sulla medicina olistica».

W.N.: «Sono Presidente dell’AMSl (Associazione Medici Svizzera Italiana) e abbiamo creato questa associazione per poter portare avanti la medicina alternativa. A tal fine proponiamo non più casse malati ma delle casse della salute che coprano anche le spese di prevenzione. Attualmente è chiaro che più il medico lavora “più guadagna”: e questo non è compatibile con l’etica medica e la qualità della medicina».