I Mondiali del Qatar si giocano a cavallo tra novembre e dicembre ed è una novità. È però innegabile che si parla del momento sportivo più atteso dagli amanti del calcio. Lo sa bene Davide Santini, titolare dell’agenzia PS Sport di Lugano, che per mesi ha lavorato per organizzare la trasferta di tanti ticinesi. Davide era impegnato nel mondo della finanza, ma qualche anno fa ha deciso di lasciare tutto per inseguire il suo sogno. La pandemia gli aveva messo i bastoni tra le ruote, ma oggi la sua attività viaggia spedita e ogni settimana i suoi clienti girano il mondo per vedere partite di calcio o match di tennis. Perché, ormai è assodato, la passione non ha confini e il turismo dello sport è in crescita. I tifosi della Nati hanno dovuto spendere migliaia di franchi per assicurarsi un posto nella storia. Vedere Shaqiri e compagni ha un costo, e lo scontrino è parecchio salato. «Sì, non è un Mondiale per tutte le tasche. Aldilà del biglietto delle partite in Qatar non ci sono strutture alberghiere» – ci dice Santini. «Si contano circa 30’000 camere e quasi tutte sono occupate dalla Fifa che organizza l’evento». E allora dove dorme chi sta seguendo le partite? «Nella cabina di una nave, ma al prezzo di un cinque stelle». Detto delle difficoltà, quanto hanno dovuto scucire i suoi clienti? «Siamo riusciti a creare dei pacchetti che partono da circa 5.000 franchi per chi alloggia in una cabina senza oblò. Quattro anni fa in Russia la cifra richiesta era nettamente inferiore, ma in Qatar non c’erano alternative. quello del Qatar è un Mondiale solo per tifosi benestanti, purtroppo.» Per Davide Santini il suo non è un semplice lavoro. «Lo sport, in particolare il tennis, è la mia passione. Prima organizzavo trasferte per hobby, riuscire a vivere di questo è bellissimo. È un impiego dinamico, dove sei tu a decidere come occupare il tempo. Non nascondo che per un evento come il Mondiale è stato tutto molto intenso. Il mio obiettivo è cercare sempre di avvicinarmi al cliente: capire cosa vuole e assecondare le sue richieste. Non sempre è facile, ma il mio scopo è provarci giorno dopo giorno».

Da un ticinese all’altro, da Davide a Enea. Enea Renggli è un ragazzo che ama il calcio. Da piccolo seguiva le partite del Bellinzona assieme a suo papà, oggi gioca nel Sant’Antonino, ma soprattutto non si perde una partita della Nazionale. «Mai e poi mai, seguirei la Svizzera dappertutto», ci dice in apertura Enea. Recentemente un suo striscione esposto a Wembley aveva fatto il giro del mondo. L’immagine era stata addirittura ripostata su Twitter da BRFootball, noto portale sportivo che conta più di 4 milioni di followers. Il telo, che parodizza una ricerca Google per ironizzare sulla mancata qualificazione dell’Italia ai mondiali del Qatar, è diventato virale. «Mi diverte molto pensare e preparare striscioni. Quello che prendeva in giro l’Italia è stato un successo. L’idea è partita da un telo simile che avevo visto, che prendeva in giro la Juventus. Ne ricordo un altro simile che voleva sfottere l’Ambrì». La realizzazione della simpatica vignetta è poi stata facilitata da un’amica che fa la grafica, dice Enea. Al giovane ticinese facciamo una domanda banale: perché girare il mondo al seguito della Svizzera? «Semplice» – ci dice – «amo il calcio e amo la mia Nazione. È una passione che è nata piano piano ma adesso non posso farne a meno. Ho tanti ricordi, solitamente passo il mio tempo maggiormente con i tifosi svizzero francesi, ma c’è un aspetto che vince: quando tifiamo, quando siamo in tribuna o sugli spalti, non ci sono differenze. Siamo tifosi svizzeri, uniti e felici, pronti a sostenere la squadra di Yakin». Torniamo da Santini. Il nostro articolo è cominciato con i problemi che hanno accompagnato la vigilia di questi Mondiali del Qatar. E allora, è giusto seguirlo? Oppure, come detto per esempio da Eric Cantona, bisognerebbe boicottarlo? Il direttore dell’agenzia Ps Sport non ha dubbi. «Ovviamente non condivido tutto ciò che è successo nella preparazione di questo evento. È innegabile che sarebbe stato meglio che i mondiali non fossero assegnati al Qatar. Però la FIFA ha scelto così, chi sono io per oppormi? E se lo facessi che differenza farebbe? Noi andiamo in Qatar per sostenere i nostri calciatori». E allora lasciamo da parte le polemiche per concentrarci sulle emozioni. «L’emozione più forte l’ho vissuta ad UEFA Euro 2020, contro la Francia» ci dice Enea Renggli. «In pochi minuti siamo passati dalla gioia allo sconforto e poi è arrivata la parata decisiva di Sommer su Mbappé. È stato fantastico e ho ancora la pelle d’oca nel raccontarlo». Il viaggio qatariota è lungo, durerà quasi fino a Natale. Alla fine vincerà una squadra, ma probabilmente ancora una volta vincerà la passione dei tifosi, da Davide a Enea, insieme a tutti gli altri tifosi sparsi per il mondo.