Uno degli elementi fondanti della Sezione Giovanile legata a Lugano Academy è rappresentato dall’ impegno verso i giovani. Ci vuole raccontare, nello specifico, in quali ambiti si esplica il vostro intervento?
«Innanzitutto è importante sottolineare che la Sezione Giovanile è un sodalizio che persegue obiettivi di natura sportiva, cercando quindi di formare giovani che possano un giorno ambire a vestire la maglia della prima squadra, ma al tempo stesso costituisce, e non mi stancherò mai di ripeterlo, una scuola di vita importante per i giovani. In questa duplice prospettiva offriamo quindi ai circa 400 ragazzi che si allenano e giocano nelle nostre squadre giovanili non solo infrastrutture e condizioni di allenamento di prim’ordine, ma anche un supporto formativo completo e articolato per farli divertire, accompagnarli e aiutarli a crescere in un ambiente sano e sicuro, al fine di diventare adulti nella consapevolezza di sé stessi e nei rapporti con gli altri».
Quali sono le diverse fasce di età a cui vi rivolgete e quali attività sono previste per ciascuna di esse?
«Con il recente riordino dei Settori Giovanili, sollecitato anche dalla Federazione Svizzera di Hockey, abbiamo deciso di incentrare la formazione sportiva su due distinti assi: uno che va dalla prima squadra alla categoria U15, dove è già possibile parlare di Performance, l’altro che comprende tutte le categorie dalla U13 fino alla Scuola hockey, dove invece si parla di Reclutamento. Allenatori e staff parlano tutti la stessa lingua ma sono due cose concettualmente e praticamente diverse lavorare con giovani atleti quasi professionisti, oppure con bambini di 3-4 anni che stanno imparando a pattinare. La Sezione Giovanile può contare in ogni caso contare sulla presenza di 27 allenatori di cui 7 professionisti che vantano dei curriculum hockeistici di ottimo spessore. Ex giocatrici e giocatori di Lega Nazionale o giocatori cresciuti nel vivaio bianconero aiutano i nostri ragazzi a migliorare costantemente».
Lei ha parlato dell’importanza di imparare a giocare divertendosi. Che ruolo ha la dimensione ludica nell’approccio dei più piccoli alla pratica sportiva?
«Assolutamente fondamentale. I nostri ragazzi devono essere messi nelle condizioni di allenarsi in un clima il più sereno e confortevole possibile, senza subire quelle pressioni che potrebbero annullare il piacere di stare con gli altri e partecipare insieme al raggiungimento di un obiettivo comune. In quest’ottica lavoriamo anche per un coinvolgimento dei genitori in un progetto prima di tutto educativo che non condizioni o addirittura stressi la volontà del ragazzo. Il gioco ha comunque una grande importanza nell’attività soprattutto dei più piccoli che durante la permanenza sul ghiaccio sembrano muoversi come in un grande parco-giochi. E a questo proposito mi piace citare alcune esperienze che stiamo portando avanti negli asili del Cantone, dove bambini piccolissimi possono provare, anche senza il ghiaccio, l’emozione di indossare un casco con la griglia e i guantoni o impugnare un bastone, divertendosi davvero moltissimo».
Con il crescere dell’età quali sono le più evidenti problematiche legate al processo di maturazione dei giovani con le quali siete chiamati a confrontarvi?
«Una delle difficoltà maggiori che dobbiamo affrontare riguarda senza dubbio la possibilità di conciliare impegni scolastici e necessità familiari quotidiane con i tempi degli allenamenti, che con il progredire degli anni si fanno evidentemente sempre più intensi. Da questo punto di vista cerchiamo di organizzare orari il più possibile funzionali rispetto alle diverse fasce di età, in considerazione anche della ben nota carenza di piste di ghiaccio su cui potersi allenare. Un aiuto certamente importante ci viene dalla sperimentazione in atto presso la Scuola per lo Sport di Canobbio dove si cerca di tenere conto nell’organizzazione delle lezioni anche dai tempi necessari per gli allenamenti».
Da un punto di vista strettamente tecnico e sportivo quali sono invece gli aspetti di cui un allenatore deve tenere conto?
«La pratica dell’hockey richiede un investimento importante in termini di qualità ed intensità degli allenamenti e quindi uno staff completo di professionisti che al di là della loro riconosciuta preparazione tecnica devono essere tutti dotati di una forte dose di empatia, indispensabile per ottenere risultati dal punto di vista sia sportivo che umano. È fondamentale che gli allenatori e i giovani atleti si parlino con continuità e chiarezza per migliorare le prestazioni, ma anche per imparare a riconoscere i propri limiti e gestire eventuali insuccessi. Solo un ristretto numero dei nostri ragazzi arriverà a giocare in Lega nazionale, ma tutti devono essere messi nelle condizioni di diventare uomini maturi e consapevoli e bravi cittadini».
Attraverso il racconto della sua attività lei trasmette una grande passione…
«In effetti posso vantare un passato di giocatore professionista, ma la tecnica e l’agonismo costituiscono solo una parte dell’esperienza che dobbiamo cercare di trasferire ai nostri ragazzi. Negli anni c’è stata infatti una grande trasformazione tecnica di questo sport, ma si è registrata anche un’evoluzione costante dei modi e degli strumenti della formazione. Credo di avere manifestato molto presto una vocazione per il lavoro con i giovani e a 22 anni ho cominciato a prepararmi studiando per diventare allenatore, attività che svolgo ormai da 14 anni, prima a Chiasso e poi per l’HCL. In effetti credo che la passione sia il grande motore di questo lavoro, ed è un sentimento che pervade tutto il Settore Giovanile e che ci auguriamo lasci un’impronta in tutti i ragazzi e i giovani che frequentano il nostro ambiente, direi quasi la nostra “famiglia”, indipendentemente dai risultati sportivi che saranno in grado di raggiungere».
Per concludere, quali sono i progetti che la Sezione Giovanile ha in corso o in prospettiva per i giovani?
«L’Hockey Club Lugano – sottolinea l’Avv. Massimo Pedrazzini – ha dimostrato nell’ultimo decennio una grande e crescente sensibilità nella promozione dello sport tra i ragazzi e i giovani. La Sezione Giovanile intende garantire la continuità del proprio progetto a lungo termine, coerentemente con i suoi obiettivi sportivi ed educativi. Ciò significa naturalmente incorrere anche in costi molto elevati, coperti dall’Associazione HC Lugano grazie al supporto della Fondazione Academy, con l’obiettivo di attuare anche una politica di facilitazioni tale da rendere finanziariamente accessibile a tutte le famiglie sia il primo approccio, sia il proseguimento dell’attività in una disciplina che esige molti sacrifici e dedizione. Il nostro impegno ha avuto un forte rilancio dopo il Covid durante il quale – voglio ricordarlo con particolare orgoglio la Sezione Giovanile è riuscita a non interromper mai le proprie attività nonostante le restrizioni in atto. Ma il dopo pandemia ci ha insegnato quanto oggi sia forte il bisogno di una socialità capace di valorizzare quei valori che sono alla base della qualità della vita raggiunta nel nostro Cantone. E lo sport dell’hockey, se correttamente inteso nella sua migliore accezione di palestra formativa non solo agonistica, può davvero contribuire alla crescita della gioventù in un ambiente sano, consapevole e motivato».