«Un’amicizia può nascere per una ragione, per una stagione o per tutta la vita». Flavia Rigamonti, la più grande nuotatrice rossocrociata di tutti i tempi, è stata senza dubbio conquistata dalla filosofia degli americani e non a caso si è stabilita da vent’anni negli States. «Mi apro a quanto mi offre ogni giorno questo Paese completamente diverso dalla Svizzera per mentalità e argomenti, pur restando radicata con orgoglio alle mie origini».
Flavia, ti sei inserita nella realtà statunitense a tutti gli effetti, come rivela anche il tuo accento. La tua America è adesso?
«Due anni e mezzo fa mi sono trasferita a Chicago con il mio compagno Chris e il nostro cane Sweet Dee. È la terza città statunitense in cui vivo dopo Dallas e Washington. Mi sono spostata a Chicago per seguire il mio lavoro. Sono trasferimenti importanti, ma a noi non dispiacciono. Anzi, personalmente apprezzo la possibilità di esplorare città e realtà diverse. Inoltre, noi abbiamo un “nucleo familiare” molto mobile che si adatta bene agli spostamenti».
Il Ticino e la Svizzera sono sempre nel tuo cuore…
«Assolutamente sì. Torno due volte all’anno a trovare i miei parenti e i miei amici in una realtà completamente opposta. Sai, mi mancano i miei genitori, mia sorella, la casa dove sono cresciuta, ma riconosco che la mia vita ormai è qui. Grazie a FaceTime o WhatsApp è facile colloquiare, rimanere in contatto e restare comunque legata alle mie radici. In fondo, io credo nel rapporto vero fra le persone e preferisco concentrarmi su quelle che contano in modo da avere il tempo per coltivare le relazioni che mi stanno a cuore. E questo è possibile anche a distanza».
Chicago, la terza metropoli degli Stati Uniti dopo New York e Los Angeles, si distingue anche per i suoi grattacieli. Come ti sei integrata in questa “mega town”?
«Non mi posso lamentare. Viviamo in un bellissimo appartamento nei pressi del centro, tanto che dal nostro balcone vediamo i palazzi più maestosi. Ma abbiamo traslocato solo qualche mese prima della pandemia e abbiamo convissuto con questo periodo che ha limitato gli spostamenti di tutti. Dunque non siamo ancora riusciti a vivere pienamente in questa città. Inoltre, le temperature a gennaio e febbraio sono polari e arrivano a toccare i -15 gradi».
La ricostruzione della città in seguito al grande fuoco del 1800, che ha favorito appunto la crescita dei grattacieli, ha portato fascino, cultura e benessere nella città più famosa dello Stato dell’Illinois…
«Questo spirito di rinascita di Chigago è palpabile, un’atmosfera che si riscontra chiaramente nei tratti architettonici, ma anche nella cultura e nel lifestyle. Poi c’è il blues, che piace anche a me e che si può ascoltare nei club storici».
C’è anche l’immenso Lake Michigan, meta dei nuotatori più esperti come te. Sei già entrata a fare almeno due bracciate?
«Ho dato tutto quello che potevo alla mia attività sportiva. Ma adesso le mie priorità sono cambiate e vedo il nuoto come una bellissima avventura che si è chiusa da tempo. Vivo un’altra vita fuori dall’acqua. In estate, vado con Chris e Sweet Dee a prendere il sole in riva al Michigan, che presenta spiagge infinite per il relax, il barbecue e il divertimento».
La tua carriera resta una parte importante di quanto sei riuscita a realizzare. Quali sono i ricordi più belli?
«La medaglia d’argento nei 1500 ai Mondiali di Melbourne del 2007, quando ho battuto il record europeo della tedesca Hannah Stockbauer di quasi 5 secondi. Ha un valore speciale anche il quarto posto negli 800 delle Olimpiadi di Sydney, uno dei migliori risultati della mia vita. Anche l’oro di Eindhoven nel 2008, quando erano stati integrati per la prima volta i 1500 fra le donne a livello di campionato europeo».
La tua avventura americana è proprio partita dal nuoto, quando nel 2001 ti eri iscritta alla “Southern Methodist University” di Dallas. Che ricordi hai?
«La scelta è stata prettamente sportiva, essendo un’università privata improntata sull’atletica e sul nuoto con allenatori di fama internazionale come Steve Collins, con il quale ho compiuto un ulteriore salto di qualtà. Alla “Southern Methodist University” mi sono laureata in pubblicità, con un secondo bachelor in finanza e un master di contabile CPA ottenuto nell’agosto del 2008, che mi ha aiutato a trovare subito un impiego in contabilità forense quando ho terminato le competizioni».
E poi nel Texas è arrivato anche l’amore, il compagno con il quale dividi ancora oggi la tua vita…
«Ho conosciuto Chris fuori dal nuoto, proprio nel 2008, e non ci siamo più lasciati un attimo. In realtà siamo molto diversi e il nostro punto di forza è il sostegno reciproco. Ma abbiamo tanto in comune e facciamo molte cose assieme, come andare a esplorare gli angoli di Chicago che non conosciamo ancora, scoprire ristoranti nuovi e allargare la nostra cerchia di amicizie. Stiamo bene insieme, siamo riusciti a trovare un’intesa anche per il cane che desideravo tanto. Sweet Dee è con noi dal 2016, è stata trovata in un canale e nessuno la voleva. A noi è piaciuta al primo sguardo ed è dolcissima. Attualmente sono impegnata con la mia nuova professione, ma il nostro progetto comune esiste».
Di cosa ti occupi a Chicago?
«Lavoro per una compagnia di servizi e prodotti software/hardware, e io sono il braccio destro del CTO dell’azienda, che include anche strategie e operazioni. Dirigo una squadra composta da 27 collaboratori e sono responsabile dei progetti e consulenza interna, del supporto ai venditori, supporto anche ai capi progetto, e tutto quello che ha a che fare con le operazioni sui servizi. Un campo molto vasto che mi appassiona e che riempie decisamente le mie giornate».
Che rapporto hai con i soldi?
«Con il nuoto non mi sono arricchita, ho apprezzato piuttosto cosa vuol dire essere spinta ogni giorno da una passione straordinaria per una disciplina che mi ha coinvolto dentro e fuori la piscina. Oggi penso di aver raggiunto un livello professionale appagante».
Hai vissuto anche a Washington, la capitale federale?
«È stato un bel periodo, Chris e io arrivavamo da Dallas cercando un cambiamento dopo aver trascorso oltre dieci anni in Texas, e l’abbiamo trovato in questa città stupenda nonostante sia frenetica. Università, ospedali, ricercatori, professori. Washington non è soltanto il Palazzo del Governo o la Casa Bianca, c’è una ricchezza a tutti i livelli che si muove dietro la macchina federativa, che resta trainante per gli interi States».
E il Presidente? Come lo vedi a poco più di un anno dal suo insediamento?
«Penso che al momento molti in America siano scettici sull’operato di Joe Biden, ci si aspetta forse di più. La pandemia e l’inflazione lo hanno messo a dura prova, senza dimenticare che i suoi elettori sono in attesa di una risposta sulla protezione sociale e la difesa del diritto di voto».
«Grazie ai miei genitori per questo percorso»
San Antonio, Texas. Flavia Rigamonti, all’inizio del 2003, sfiora l’impresa della sua vita e nuota le 1650 yards a un solo secondo e 27” dal record mondiale dal mito Janet Evans, che lo aveva stabilito nel 1990. Papà Giancarlo e mamma Franca sono presenti in tribuna. «Già dalla seconda vasca il pubblico americano l’ha spinta verso quella prestazione incredibile, tutto lo stadio tifava per nostra figlia. Un’emozione che ancora oggi ci commuove».
I genitori di Flavia, che l’hanno seguita nel nuoto fin dal debutto all’età di 8 anni, hanno vissuto una carriera intensa a tutti i livelli, a partire dai tuffi in apnea nella piscina di cinque metri di profondità quando la piccola nuotatrice si divertiva con il papà. «Ha sempre vissuto con naturalezza il rapporto con l’acqua senza mai avere paura».
Già a 10 anni gli specialisti la indicavamo come candidata a partecipare alle Olimpiadi (che ha poi raggiunto in tre edizioni con un quarto posto a Sydney nel 2000), ma il suo curriculum impressiona a partire dal 1996, quando è entrata nel circuito competitivo: 18 medaglie internazionali e 37 primati svizzeri e internazionali. La carriera di Flavia “Fly” Rigamonti è ancora più esaltante se si pensa che è stata capace di collezionare 229 vittorie, 94 medaglie d’argento e 54 di bronzo.
Nata a Sorengo il 1° luglio 1981 sotto il segno del Cancro, la più grande nuotatrice svizzera di tutti i tempi ha cessato l’attività nel 2008, dopo le Olimpiadi di Pechino, lei che non ancora quindicenne vinse i suoi primi titoli rossocrociati nei 400 misti e negli 800 stile libero. «Il suo percorso è sempre stato in progressione – sorridono Giancarlo e Franca – anche se i Giochi Olimpici di Sydney sono stati per noi un evento straordinario». E Flavia, imbattibile per la sua passione e per il suo carattere in vasca, ama ringraziare i miei genitori «per avermi permesso di praticare il nuoto grazie al loro amore e al loro sostegno».