La pandemia ci ha smarrito, confuso, inizialmente. Poi ci ha obbligato a reagire, a tirare fuori il meglio di noi, dei nostri servizi e della nostra capacità di aiuto.
Il settore più esposto, quello che ha pagato il prezzo più alto, è stato senza dubbio quello sanitario, con un forte carico di responsabilità professionali e umane sul settore infermieristico. Ma, contemporaneamente e per gli stessi motivi, il settore sanitario è stato anche “il luogo” in cui la possibilità di imparare dal gran numero di dati arrivati dalla pandemia è stata più alta.
Alla Clinica Moncucco hanno quindi acquisito una consapevolezza: che si debba far tesoro di questi mesi atroci, e in particolare usarli per comprendere quanto sia importante implementare le pratiche assistenziali e infermieristiche, nelle cure intense.
A questo scopo la clinica, in occasione del cinquantesimo anniversario della Società svizzera di medicina intensiva, ha presentato una serie di lavori di ricerca, portati avanti proprio durante la pandemia.
Le caratteristiche dei pazienti trattati in cure intense durante la pandemia
Il congresso scientifico di Basilea è stato quindi l’occasione per parlare delle caratteristiche dei pazienti trattati in cure intense durante la pandemia, con particolare attenzione all’incidenza delle polmonite associata alla ventilazione meccanica e alle lesioni da pressione.
Per farlo, gli studiosi precettati dalla clinica Moncucco hanno analizzato i dati delle cartelle cliniche dal 2019, fino a quelli in fase post pandemia, prendendo in esame archi temporali uguali, in anni diversi, con e senza il covid. Risultato: alla clinica ticinese l’incidenza di polmoniti da ventilazione è al di sotto della media Europea.