Orologeria e gioielleria sono un elemento imprescindibile della sua famiglia. In particolare, sua figlia Melania rappresenta in modo primario l’immagine del negozio, creando la maggior parte dei vostri gioielli. Come si è andata sviluppando questa collaborazione?

«La gioielleria e l’orologeria sono indubbiamente elementi imprescindibili dalla mia famiglia e quindi credo che il percorso scelto dai miei figli Melania e Beniamino sia avvenuto naturalmente.
Melania rappresenta l’anima della Boutique: grazie alla sua passione, alla sua dedizione ed alla formazione data dai suoi studi di settore, riesce a dare alle sue collezioni un’impronta personale ed originale uscendo dagli schemi classici della gioielleria. Beniamino, dal canto suo, avendo fatto esperienza all’interno di Hublot, azienda creata da mio marito, ha assorbito una conoscenza più tecnica e nel 2018 ha creato, ispirandosi all’orologeria e fondendo tecnologia, arte ed innovazione, il suo marchio Dreamboule. L’idea da cui sono nati i suoi anelli nasce dalla famosa Boule de neige che tutti noi conosciamo. È difficile oggi risultare innovativi ed i miei due figli sono la mia forza perché dalla loro unicità scaturisce l’originalità delle loro creazioni».

Quali sono le doti personali necessarie per affermarsi, come nel caso suo, in un campo come quello della creazione di gioielli?

«L’amore e la passione per il mio lavoro, il fascino di altre culture, la ricerca delle diversità e l’intuizione nel saper anticipare i gusti, oltre che la particolare cura delle vetrine della mia gioielleria, sono sempre stati i motori del mio percorso lavorativo».

Con la sua esperienza, quali sono gli elementi che concorrono a definire classe, lusso ed eleganza?

«La classe è un dono innato ed è la capacità di sentirsi adeguato in ogni occasione da cui ne consegue un’eleganza naturale. Inoltre, avere personalità aiuta sicuramente a creare il proprio stile e i nostri clienti ne sono coscienti. Il lusso, diceva Coco Chanel, è una necessità che inizia quando la necessità cessa».

Il suo punto vendita di Lugano è situato in un luogo strategico del centro cittadino. Come è cambiato il commercio domestico e internazionale a Lugano dopo la pandemia?

«La pandemia ha certamente cambiato il nostro modo di pensare ed agire, dopo un anno di insicurezze e sconforto. In seguito all’interruzione della nostra quotidianità, si percepisce nelle persone il forte desiderio di normalità ed il piacere nel fare le cose anche più semplici. Dopo il lock-down siamo stati molto soddisfatti, l’anno è stato positivo grazie alla presenza dei nostri clienti locali ed ai turisti svizzeri».

Quali iniziative, a suo giudizio, dovrebbero essere intraprese per rilanciare il ruolo di Lugano e del Ticino?

«Lugano è una bellissima città che gode di una posizione magnifica. Per il suo rilancio, secondo me, sarà necessario pianificare un piano strategico mirato alla promozione della città e del territorio investendo sulla cultura e sull’arte che vadano di pari passo con la crescita dell’economia locale creando ricchezza sul territorio. Ispirarsi osservando le città di tendenza potrebbe, per esempio, aiutarci a trovare nuove idee applicabili alla nostra realtà. Credo anche che sia indispensabile aprirsi al mondo accogliendo le richieste che il mondo vuole».