Quale funzione è chiamato a svolgere un Circolo culturale come quello dedicato a Carlo Battaglini nel contesto del dibattito e del confronto politico in Ticino?
«La politica è la via con la quale il cittadino decide di affrontare i problemi e di costruire il futuro. E con il futuro non si gioca. La cultura è quella che offre gli strumenti per interpretarla al meglio. Ecco perché è importante che vi siano associazioni come il Circolo Battaglini, che fanno della cultura politica una fucina di idee e progetti, un luogo in cui riflettere sul metodo che la politica deve (o dovrebbe) darsi. Il Circolo, fondato nel 1964 ispirandosi a Carlo Battaglini, da cui il nome, vuole essere un luogo di incontro per favorire la costruzione di una cultura civile e politica aperta e consapevole, con un occhio di riguardo rivolto ai giovani. Del resto, patrimonio ideale e culturale è il contenuto della politica, almeno quanto i programmi di governo. Perché non basta, in politica, essere concreti, bisogna anche essere visionari e astratti.
Chi era Carlo Battaglini e quali sono i punti di forza del pensiero liberale cui faceva riferimento?
«Carlo Battaglini è stata la personalità di maggiore spicco dell’Ottocento e ha dedicato la sua vita alla causa del popolo ticinese. Nato nel 1812, giurista di formazione, politico, studioso, giornalista, scrittore (molte furono le opere da lui promosse) fu uno dei padri del liberalismo ticinese insieme a Stefano Franscini, Giacomo Luvini-Perseghini e Giovanni Battista Pioda. Ha combattuto le sue battaglie in modo appassionato, creando e diffondendo il pensiero liberale in Svizzera e in Europa. Fu convinto assertore della libertà dei popoli, delle idee di progresso e di giustizia sociale. Difese strenuamente una visione europeista e lottò per i valori del Risorgimento. Sette volte presidente del Gran Consiglio ticinese, consigliere nazionale e consigliere agli Stati, Battaglini si occupò di redigere il progetto di Codice penale ticinese considerato – nella sua stesura – uno dei migliori d’Europa. Fu tra i promotori della Ferrovia del Gottardo, battendosi per realizzare il passaggio attraverso il Monte Ceneri così che sarebbe transitata da Lugano e da Chiasso. Lugano gli deve molto e lo ricorda con una piazza, al centro della quale sorge un grande monumento di bronzo dedicato allo statista».
Lei è da cinque anni alla guida del Circolo Battaglini. Quali obiettivi si era prefissata di raggiungere?
«Ho accettato con entusiasmo questo impegno, perché credo che questo Circolo possa essere un valido strumento per affrontare argomenti concreti, con una visione d’insieme, non tecnica, ma con metodo e pensiero liberale. In un’epoca in cui le democrazie liberali sono sotto attacco, mentre cresce indifferenza, se non addirittura sostegno, verso politiche illiberali nel mondo, interrogarsi ed essere vigili è d’obbligo. Abbiamo assolutamente bisogno di riflessioni pacate e approfondite sul liberalismo, sulla cultura politica in genere e rimettere in circolo il pensiero critico. Posso dire con orgoglio che con il Circolo siamo riusciti a piantare qualche seme in tal senso».
Con quali strumenti e iniziative il Circolo Battaglini si propone di stimolare la partecipazione della popolazione?
«Abbiamo cercato di promuovere iniziative che fossero di alto livello e di grande qualità. Ciò non vuol dire che non siano «popolari» e «democratiche». Vuol dire invece che non vogliono essere elitarie, ma piuttosto inclusive e non esclusive, attraverso convegni, seminari, tavole rotonde. Incontri su temi puntuali odierni, in grado di vedere tutto il contorno, che è culturale. Il progetto è ambizioso, è vero, ma si è costatato che in questa formula si riesce a stimolare le persone e porta alla riflessione. Si può fare cultura in modo positivo, produttivo e, credo, persino divertente. Questo era infatti l’approccio dello stesso Battaglini, figura per certi versi “ribelle” per il suo spirito desideroso di confronto, o scontro se necessario, rispetto ad idee e pensieri».
In un’epoca in cui le istituzioni sono sempre più lontane dai cittadini e in cui il dibattito politico si esaurisce spesso in sterili confronti personali e corporativi, ritiene che i Circoli culturali possano essere un mezzo importante per fare riscoprire il valore degli ideali e della passione per la politica?
«Certo, viviamo in un momento di disaffezione nei confronti della politica e dei partiti, sempre più concentrati su sé stessi e incapaci di interrogarsi sul presente. Ecco che mettere al centro il tema della cultura politica diventa fondamentale. Con il Circolo Battaglini cerchiamo di ridare bellezza intrinseca alla discussione politica: idee, visioni, storia e passione. Questo raccontiamo, cercando di portare il dibattito politico culturale o ad un livello più alto di quanto si stia facendo in questo momento, nel mondo e non solo alle nostre latitudini. C’è realmente una domanda, che non trova luoghi dove indirizzarsi e canali per esprimersi, di ricerca e di discussione che fuoriescano dalla logica della banalità a cui sempre di più assistiamo nel dibattito politico. Vi è sempre più il bisogno di riflessioni pacate e approfondite sul passato e il presente, sulla cultura politica in genere. Se rimettiamo in circolo il pensiero critico possiamo riaccendere la passione e la voglia di essere davvero protagonisti del nostro tempo».