Tra le ragioni di questa perdita di visitatori, oltre ad un programma sperimentale, vi sono i lavori in corso per il collegamento dell’edificio esistente all’ampliamento di David Chipperfield. Tali attività assorbono risorse che sarebbero urgentemente necessarie per attuare una strategia di digitalizzazione utile a rendere più efficienti i processi operativi e a migliorare l’interazione con il pubblico. Nonostante il contesto difficile, l’istituzione ha migliorato la propria organizzazione in alcuni settori fondamentali, in cui ha raggiunto gli obiettivi prestabiliti. In tal modo, viene frattanto garantita la quota privata di partecipazione agli investimenti complessivi dell’ampliamento.
Per il passaggio di collegamento fra l’edificio esistente e la nuova struttura, grazie a finanziamenti privati è stato possibile commissionare a Lawrence Weiner la realizzazione di un’opera d’arte. Inoltre, è stato appena chiuso un accordo che porterà al Kunsthaus un’importante collezione privata: troveranno una nuova sistemazione a Zurigo 17 opere del norvegese Johan Christian Dahl, il più celebre esponente del romanticismo dopo Caspar David Friedrich. Una donazione dell’uomo d’affari e mecenate Christen Sveaas di Oslo, che ha studiato a San Gallo presso la HSG.
L’offerta di mostre per il 2018 è di grande attualità, con l’esplorazione di correnti meno note e con l’esposizione assai popolare di pezzi classici.
Fino al 25 marzo si terrà la prima esposizione in Svizzera dell’artista messicano Abraham Cruzvillegas. Nelle sue opere ed installazioni nello spazio indaga le forme scultoree come espressione di rapporti sociali. Le sue opere sono contrassegnate dall’idea di un costante divenire: risultano di fondamentale importanza l’improvvisazione, il lavoro con materiali presenti «in situ» e lo scambio con le persone del luogo. Cruzvillegas trasforma la sala espositiva in un’officina in cui, nel corso della mostra, nascono nuove opere e si svolgono differenti manifestazioni. Sul finire della mostra, le nuove opere formeranno un’installazione globale; in tal modo, l’idea di processo dinamico, centrale nell’opera di Cruzvillegas, si applica alla dimensione stessa della mostra.
Magritte, Dietrich, Rousseau. Obiettivismo visionario (dal 9 marzo all’8 luglio). Lo sviluppo dell’astrattismo è stato un processo essenziale dell’arte moderna. Tuttavia, un contributo fondamentale alla modernità è giunto anche dagli artisti fedeli ai mezzi stilistici dell’arte figurativa, come rivelano diverse opere magistrali delle collezioni del Kunsthaus, alcune delle quali raramente esibite. A fine Ottocento, Félix Vallotton raffigurava il mondo visibile con una precisione simile a quella degli antichi maestri, rivelandone tuttavia la fragilità con un grande acume psicologico. Nello stesso periodo, l’autodidatta «naïf» Henri Rousseau dipingeva raffinati mondi visionari, frutto della sua immaginazione; nella mostra sono compresi anche artisti «naïf» successivi, quali André Bauchant, Camille Bombois, Élie Lascaux e Grandma Moses. Dopo la prima guerra mondiale, la rappresentazione figurativa del mondo trovò sbocco nel cosiddetto nuovo obiettivismo di Niklaus Stoecklin e Adolf Dietrich. D’altro canto, persino il surrealismo di René Magritte e di Salvador Dalí ha fatto ricorso all’arte figurativa per illustrare l’inconscio.
La mostra Fashion Drive (dal 20 aprile al 15 luglio) analizza 500 anni di storia della moda, come rispecchiata nell’arte: al centro dell’interesse vi sono i momenti di svolta, in cui la moda è estrema, stravagante, appariscente, cDriveamuffata e oggetto di sdegno. All’epoca della globalizzazione e dell’omologazione verso il «fast fashion», la mostra, realizzata in esclusiva presso il Kunsthaus in collaborazione con i Festspiele Zürich, offre uno sguardo critico e sensuale sull’abbigliamento nell’arte, ovvero su momenti cruciali nella storia della moda dal basso medioevo fino ai nostri giorni, attraverso i generi della pittura, del disegno, della scultura, dell’installazione, della fotografia e del film. Con 60 artisti, tra cui Joseph Beuys, Giovanni Boldini, Leigh Bowery, Daniele Buetti, Salvador Dalí, Honoré Daumier, Albrecht Dürer, Esther Eppstein, Sylvie Fleury, Emilie Flöge e Gustav Klimt, Natalja Gontscharowa, K8 Hardy, Herlinde Koelbl, Peter Lindbergh, Manon, Malcolm McLaren e Vivienne Westwood, Mai-Thu Perret, Tula Roy e Christoph Wirsing, Wolfgang Tillmans, Félix Vallotton ed Andy Warhol.
Con la più ampia mostra (dal 31 agosto all’11 novembre) realizzata ad oggi in Svizzera, il Kunsthaus rende omaggio a Robert Delaunay (1885–1941), uno dei grandi pionieri dell’arte d’inizio Novecento. L’esibizione, assai accattivante sul piano visivo, permette al pubblico di cogliere l’ampia portata dell’opera di Delaunay e il suo carattere innovativo, mettendo a fuoco gli aspetti centrali della sua produzione, quali la luce, il colore e l’espressione pittorica di un processo osservativo inteso come attività consapevole. Attraverso la mostra si apprende come il fervente fautore e rappresentante dell’arte astratta sia divenuto uno dei principali esponenti dell’avanguardia parigina. Gli ottanta dipinti e lavori su carta evidenziano lo stimolo e l’influsso decisivo esercitato da Parigi sul vocabolario visuale di Delaunay e sui suoi esperimenti pittorici. Completano l’esposizione fotografie e film di artisti a lui contemporanei, ugualmente ispirati dalla metropoli francese.
Da segnalare da ultimo, per la fine del 2018 la retrospettiva di Oskar Kokoschka (1886–1980) è oggi annoverato fra i più importanti artisti del Novecento. In un’Europa sconvolta da due guerre mondiali, dove il realismo era caduto in disgrazia, Kokoschka si schierò risolutamente in favore del riconoscimento dell’arte figurativa: per tutta la sua vita rimase fedele alla forza di un’arte immune dalla propaganda di Stato, come appare evidente dal complesso della sua opera. La retrospettiva comprende l’insieme delle tecniche utilizzate da Kokoschka, quali la pittura a olio, il pastello, il disegno, l’acquerello, la stampa, nonché le sue opere teatrali e i suoi disegni di costumi. L’ultima retrospettiva dedicata a Kokoschka in Svizzera si ebbe nel 1986 presso il Kunsthaus Zürich. È dunque tempo di riproporre, sia ad una nuova generazione che agli ammiratori di lunga data, gli spettacolari originali di tale pittore espressivo dalla pennellata inconfondibile.
Gallerie e Mostre
Un programma di eventi totalmente rinnovato
28 Maggio 2018