Con quali progetti Cortesi Gallery di Lugano inaugura la nuova stagione espositiva?

«Apriamo con la mostra, curata da Bruno Corà, di Leah Berliawsky, meglio conosciuta come Louise Nevelson, dal titolo Assemblages e Collages, una selezione di ventinove opere realizzate tra il 1960 e il 1980. Abbiamo scelto questa straordinaria artista, nata in Ucraina ma trasferitasi presto negli Stati Uniti, che è considerata una delle figure più significative dell’arte del XX secolo, epoca che ha vissuto quasi interamente. Nella sua vita si è dedicata ai collages a partire da metà degli anni Cinquanta: in questi è possibile ritrovare le tracce del suo interesse per il Cubismo con il quale venne in contatto durante i suoi viaggi studio in Europa. Realizzati su supporti lignei o cartacei e in varie dimensioni, i collages rivelano l’attenzione dell’artista per i piani prospettici e il cromatismo, la spontaneità di esecuzione, l’equilibrio della composizione. A questa produzione si affianca quella degli assemblages: in entrambi i casi si tratta di opere realizzate mettendo insieme scarti di legno e metallo che l’artista raccoglie un pò ovunque lungo le strade di New York».

I materiali assemblati sembrano vivere una nuova vita e al tempo stesso assumono un valore totemico…

«In effetti si tratta di una forma di recupero di materiali già formati che, come tali, raccontano una storia, un vissuto, del quale Louise Nevelson tiene conto nella sua successiva opera di riassemblamento. Nelle sue sculture si possono riconoscere veri e propri frammenti di manufatti della nostra vita comune (gambe di sedie e tavoli, colonnine, balaustre) che l’artista elabora secondo una poetica che oscilla tra New Dada, Astrattismo, dopo aver rivolto lo sguardo anche alla scultura precolombiana e mesoamericana che ebbe modo di osservare in un suo viaggio in Messico nel 1950. Ma nonostante questi vari riferimenti, il risultato è fortemente originale rendendone impossibile una netta etichettatura. Per i suoi assemblaggi l’artista predilige la monocromia, soprattutto nero e oro, come nei lavori presentati in questa mostra. Questa unità di colore, se da una parte tende ad annullare la dimensione formale degli elementi, dall’altra, grazie all’accento riposto sulle luci e ombre e delle superfici, ne esalta gli aspetti evocativi».

A leggere la biografia della Nevelson non si può non rimanere colpiti dalla sua grinta nell’affrontare la vita e dalla sua volontà di affermarsi come artista…

«Infatti. In un suo scritto apparso sulla rivista Americana, Louise Nevelson scrive: “Il matrimonio è stata l’unica complicazione della mia vita. In retrospettiva, fu tutto molto semplice. Il mio ambiente non mi si confaceva. Sapevo quali fossero le mie risorse e dove dovessi andare. La mia energia, la mia curiosità e il mio talento erano alla ricerca di esperienze. Fu per me l’esperienza sbagliata. Capii che il matrimonio non era l’esperienza romantica che cercavo ma un’associazione, e non avevo bisogno di un socio. Comunque ero sposata e ci trasferimmo a New York…La famiglia di mio marito era terribilmente raffinata. Nel loro circolo si poteva conoscere Beethoven ma guai ad essere Beethoven. Non era consentito essere un creatore, ci si doveva limitare a fare da pubblico. Questa vuota valutazione non mi andava, e fin dall’inizio del mio matrimonio mi sentii impastoiata. Ero un creatore e dovevo fare”».

Quali altri progetti possiamo annunciare per la primavera?

«I prossimi mesi saranno occupati anche dalla partecipazione ad importanti manifestazioni fieristiche in Europa e negli Stati Uniti. Saremo infatti presenti a New York, che rimane un polo attrattivo di primo piano per la costa Atlantica e dove sono cresciuti gli spazi dedicati all’arte storicizzata. Poi a Milano, a MiArt, una fiera che sta conoscendo un significativo rilancio, un po’ come tutta la città che si è rinnovata dal punto di vista urbanistico ed è tornata ad essere crocevia di attività economiche e manifestazioni culturali. Andremo quindi a Bruxelles, fiera raffinata che guarda ai collezionisti e agli appassionati d’arte del Centro Europa e dove presenteremo uno spazio espressamente dedicato a Grazia Varisco. Inoltre e Montecarlo Art, promossa da Art Genève giunta alla seconda edizione e che sta crescendo per la qualità degli espositori, per un pubblico molto esclusivo e per incontrare mercanti da tutto il mondo».

Quali altre mostre avete in programma?

«Dal 1 maggio a fine luglio avremo, sempre qui a Lugano, un’esposizione curata da Francesca Pola di opere del pittore belga Walter Leblanc, vicino al Gruppo Zero, il cui lavoro è stato apprezzato per il “movimento della luce”. I suoi fili cotone arrotolati sulla tela sono quasi una metafora di esistenze contorte e dolorose. Il suo bianco, con la sua alta luminosità, diventa pure luce e si trasforma persino in colore, ombreggia e vibra a seconda della posizione dello sguardo dello spettatore. A Londra, invece inaugureremo il 23 marzo una mostra di Maurizio Donzelli, artista che sta ottenendo un grande successo internazionale e che presenteremo per la prima volta nella capitale inglese».

 

Cortesi Gallery, Lugano

Via Frasca, 5 – 6900 Lugano, Svizzera

Orari galleria: lunedì – venerdì: 10:00-18:00

www.cortesigallery.com

info@cortesigallery.com