Di Rudy Chiappini

 

La mostra vuole essere innanzitutto un omaggio a Jacqueline Roque, seconda moglie dell’artista e musa ispiratrice degli ultimi suoi vent’anni di attività, che lo accompagnò fino alla morte, avvenuta nel 1973 in Provenza. Uomo dai mille volti e dalle molte contraddizioni Picasso è l’artista che meglio ha saputo incarnare lo spirito tumultuoso del XX secolo. Una creatività vulcanica, dispiegata per l’intero corso di un’esistenza straordinaria, una sensualità prorompente, che ne ha impregnato tanto l’opera come la sua vita privata, e il coraggio di schierarsi di fronte ai drammatici avvenimenti della sua epoca hanno fatto di lui un mito intramontabile dell’arte moderna.

Nel suo percorso è tutto un susseguirsi di svolte epocali, di ribaltamenti linguistici e affettivi.  Le donne che ha amato sono state fonte di sorprendenti metamorfosi stilistiche. Per molta parte della critica il rapporto tra la dimensione creativa e la sfera dell’eros rappresenta il segno distintivo della sua poetica, il segreto della sua inarrestabile vitalità espressiva.

Durante la sua intensissima vita Picasso si è creato una reputazione di amante dell’amore e amante delle donne, anzi, secondo i maligni, una reputazione di uomo pieno di amanti. Certo il suo talento era difficile da contenere, e lui aveva bisogno di avere una o più muse alle quali dedicarsi. Da Fernande Olivier a Marcelle Humbert, da Olga Koklova a Marie-Thérèse Walter, da Dora Maar a Françoise Gillot, il pittore ha ritratto ogni donna della sua vita innumerevoli volte, creando le spettacolari opere che oggi ammiriamo. 

L’esposizione di Martigny intende testimoniare fino a che punto la creatività estrema del Maestro spagnolo sia stata segnata dalla presenza di Jacqueline. Quando si incontrarono nel 1952, lei aveva 26 anni e lui 70. Con lei accanto il pittore continuò a lavorare moltissimo: modella e punto di riferimento fino alla sua morte probabilmente è stata la donna che l’artista ha ritratto più di tutte. 

La presenza di Jacqueline e la sua giovinezza accelerano il ritmo creativo di Picasso. Tra le opere più significative esposte alla Fondation Gianadda spicca innanzitutto Jacqueline aux fleurs (1954). La donna viene raffigurata con il suo profilo ieratico, ritto su un collo interminabile. Nella tela l’artista sperimenta l’intrecciarsi di motivi stilistici, grafici e pittorici. La fisionomia della giovane è resa con un tratto molto stilizzato, che accentua la rigidità e l’eleganza del suo portamento.

In altri dipinti come Jacqueline aux jambes repliées (1954), la compagna assurge addirittura a emblema della bellezza classica. La sua figura permea l’opera di Picasso con tutta se stessa.  I ritratti che l’artista le dedica vanno oltre la nozione stessa di somiglianza per tendere a una sorta di poetica metaforica della sua personalità.

Per l’artista l’incontro con Jacqueline rappresenta l’inizio di una nuova vita e di uno slancio pittorico senza precedenti che si sviluppa in luoghi differenti. Dapprima nella villa La Californie a Cannes, dove realizzerà alcuni tra i suoi ultimi capolavori e dove il suo sguardo sembra pronto ad ogni istante a partire verso nuove scoperte pittoriche negli angoli più remoti della fantasia. 

Nell’elegante dimora sulla Costa Azzurra Picasso, il pittore della modernità per eccellenza, rivisita con curiosità i maestri del passato. Riflette su Les Femmes d’Alger di Delacroix, interpreta a modo suo Las Meninas di Vélasquez, riprende L’enlèvement des Sabines di David, si confronta con Le Déjeuner sur l’herbe di Manet. L’artista una volta ancora avverte la necessità di ritornare su temi e moduli del passato, per sancire il suo dominio sulla tradizione. La destrutturazione dell’impianto compositivo avviene in maniera radicale: Picasso sposta e inverte i personaggi a suo piacimento, aggiunge nuove figure ed elimina alcuni dettagli fondamentali: l’obiettivo è quello di affermare la sua superiore abilità e soprattutto l’attualità della sua pittura.

In seguito l’artista sul finire degli anni Cinquanta acquista il castello di Vauvernargues, ai piedi della montagna Sainte-Victoire così cara a Cézanne, vicino ad Aix-en-Provence e per finire si trasferisce nel buen retiro di Mougin dove si riappropria del tema del pittore e della modella: si concentra sulle figure archetipiche della donna, della coppia e dell’uomo-pittore che affronta l’ultima stagione della vita. Realizza dipinti, incisioni, ceramiche di grande forza espressiva caratterizzate dalla continua ricerca e messa in discussione dei risultati raggiunti, da un costante e crescente successo, da una inesauribile forza creativa. La produzione di Picasso degli ultimi anni ha il carattere di una sintesi straordinaria nella consapevolezza del valore assoluto raggiunto, non riduce l’opera di tuta una vita ad un comune denominatore facilmente individuabile, non è un testamento. Rappresenta piuttosto una lotta continuamente ritrovata con se stesso all’inseguimento di nuovi confini espressivi. «La libertà di dipingere – affermò Picasso – è la libertà di liberare qualcosa di se stessi. È necessario fare in fretta, poiché ciò non dura».