Nato del 1951 a Lugano, Ivo Soldini ha frequentato le scuole dell’obbligo a Bellinzona e il Liceo cantonale a Lugano, per seguire poi per un anno i corsi dell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano (1972-73), dando avvio alla propria attività di artista. Durante i tre anni successivi ha poi frequentato l’Università Statale di Milano, in particolare le facoltà di scienze politiche, lettere e storia dell’arte. Negli stessi anni effettua molti viaggi in Europa, visitando musei, gallerie e intrecciando contatti con artisti di diversi paesi. Nel 1973 ha iniziato a esporre in gallerie e luoghi pubblici in Svizzera e all’estero.
Ivo Soldini discende da una famiglia di professionisti legati al mondo delle arti, da sempre residenti nel comune di Ligornetto. Fra questi Domenico Soldini (1809–1879), uomo di fiducia di Vincenzo Vela, incaricato di curare una parte della contabilità del grande scultore, e in particolare quella riferita alla costruzione della casa museo, che diventerà il futuro Museo Vincenzo Vela di Ligornetto. Un’altra figura degna di nota è quella di Antonio Soldini (1839 -1877), figlio di Domenico, valido scultore di cui rimangono purtroppo poche opere.
Nel suo percorso artistico si è dedicato dapprima al disegno e alla pittura e dal 1975 ha iniziato a lavorare il bronzo, ma anche l’alluminio per creare sculture e rilievi di piccolo e medio formato. Le opere monumentali destinate a spazi pubblici risalgono invece soprattutto agli anni recenti.
Le produzioni plastiche degli esordi rivelano un’ispirazione classica alternata a quella naturalistica e una vicinanza ai movimenti dell’espressionismo e dell’arte informale. In quel periodo Soldini guarda soprattutto ad Alberto Giacometti, ma anche a Giacomo Manzù, Marino Marini e Remo Rossi.
Nel corso degli anni Ottanta l’artista conferma la sua predilezione per la figura, concentrandosi sulla psicologia dell’individuo. Il suo segno diventa più incisivo, volto a evidenziare la sua indagine introspettiva: l’attenzione si concentra sulle libertà di espressione e su una profonda acutezza di sentimenti.
I soggetti privilegiati da Soldini sono le “Verticali” e gli “Inclinati”, queste ultime figure emergenti diagonalmente nello spazio. L’artista produce anche i “Gruppi”, che negli anni Novanta diventano dei blocchi compatti e irregolari che spostano l’interrogativo artistico dalla sfera individuale a quella sociale. Nelle opere di Soldini, l’inquietudine interiore è evidente nelle superfici vivaci e solcate. Nelle sue opere le inquietudini interiori si palesano attraverso l’espressività delle superfici lacerate. I corpi obliqui, in torsione, in espansione, esprimono l’instabilità che consuma l’esistenza, contrapponendosi alla spinta etica di resistenza dei fermi volumi verticali.
Questi blocchi corporei evocatori dei solidi volumi di Fritz Wotruba, spostano l’interrogativo dalla sfera individuale a quella sociale. Degna di nota la serie delle “Teste”, solcate da profonde striature, che dai primi anni Novanta assumono dimensioni monumentali. Non mancano le morbide figure femminili e i complessi gruppi dalla composizione fortemente tesa.
Anche le opere grafiche e pittoriche lasciano trasparire gli stessi temi affrontati attraverso la scultura. Nei disegni emerge un tratto nervoso e irrequieto, mentre nei dipinti la gestualità e i colori accesi danno vita al soggetto che rivela un’inclinazione verso il neoespressionismo.
Realizzazioni di Ivo Soldini sono presenti in spazi pubblici e privati, quali il “Monumento alla Resistenza” a Cesate (Milano) del 1990, l’intervento artistico a Casteldavesco (1996), l’“Omaggio a Borromini” a Bissone (1999), “Rotazioni” in Largo Elvezia a Bellinzona (2005), la mostra nel parco di Villa Saroli a Lugano (2007), “Tre grandi verticali” al Parco Seerosen a Horgen (2009), “Grande testa” in Piazza Municipio a Paradiso (2009). Negli ultimi anni ha tenuto mostre personali a Berna, Horgen, Losanna, nel Palazzo comunale di Riva San Vitale, a Sion con sculture monumentali nella città e alla galleria Galartis, alla BPS Banca a Bellinzona; e, ancora, la personale alla Galerie Christine Brügger di Berna nella primavera del 2014 e la grande personale dedicatagli dalla “Associazione GambarognoArte” nell’ambito della “G15, mostra internazionale di scultura all’aperto”, con una importante appendice anche a Bellinzona nelle sale espositive della Società Bancaria Ticinese.
Le grandi opere monumentali di Ivo Soldini stabiliscono un modo nuovo di fruire l’arte attraverso il dialogo con il territorio: il visitatore si confronta così con le opere d’arte in modo diretto e immediato, superando quella diffidenza e quel senso di estraneità che spesso minano l’impatto del pubblico non specialistico con l’arte contemporanea all’interno degli spazi espositivi istituzionali.
Ivo Soldini lavora a partire dal suo Mendrisiotto dove ha le sue radici, e dove mantiene casa, domicilio e atelier. A proposito della sua opera, il critico dell’arte Philippe Daverio ha scritto: «Ivo Soldini abita nella poesia, non in senso letterario, in senso oggettivo perché la casa dove vive, che è anche quella dove lavora, è un sunto di quella soffice esistenza che il passato redento consente agli uomini d’oggi quando le sue vibrazioni si sono staccate da quelle drammatiche di ieri e perdurano nell’epoca attuale generando quella curiosa sospensione che consente il fluire delle sensazioni. Ed è molto probabilmente questo stretto ancoramento alle sue terre d’origine che stimola il vigore del suo lavoro…Anni trascorsi ad indagare con le mani e con la testa gli hanno permesso di immettere nel mondo un esercito di testimoni, una versione contemporanea di quell’armata ritrovata nella Cina antica a Xi’an: sono i suoi esseri mitici altrettanto ieratici, duemila e trecento anni dopo. Ma soprattutto sono i suoi non temibili, anzi degni di ben maggior rispetto in quanto raffigurano una ben più complessa declinazione delle anime. Appaiono come guardiani non del regno dei morti ma della schiera degli umani e di questi hanno la pulsione feconda. Sono protettivi e forse misteriosamente protettori. Il mestiere dello scultore è oggi più che mai un gioco difficile da portare a termine. L’illusione delle astrazioni ha consentito nel secolo scorso un affascinante percorso della forma e della fantasia. Sembra questo percorso ormai essersi esaurito negli esercizi formali. Tornare alla figura non fu affatto cosa semplice; sembrava che tutto fosse già stato detto. Eppure la scommessa di Ivo Soldini continua ad affascinare. Per lui la figurazione corrisponde direttamente alla figura umana vera e propria».
Galleria e Ristorante al lago Arté del Grand Hotel Villa Castagnola