Alessandro Busci (Milano, 1971), è un artista tra i più interessanti del panorama figurativo italiano. Ha tenuto mostre personali a Milano, Roma, Brescia, Torino, Londra, Bordeaux, Madrid, Bilbao, San Francisco e Napoli. Negli anni si è consolidata la sua cifra espressiva, grazie alla sua indagine dapprima sul contesto urbano, soprattutto metropolitano, con il suo insieme di costruzioni in divenire e di preesistenze architettoniche storiche e contemporanee. Successivamente, Busci ha analizzato gli aeroporti intesi come ambienti architettonici, erroneamente considerati ‘non-luoghi’, in verità spazi reali che raccolgono le storie minime di milioni di passanti e che conducono l’artista milanese e il fruitore delle sue opere a riflessioni mentali, visive ed emotive. Gli aerei assurgono a simbolo del desiderio umano di libertà. Quelle di Alessandro Busci sono pure illuminazioni, stati d’animo che rapprendono sul ferro, generati di quella sostanza che è il pensiero. La sua ricerca pittorica si caratterizza per una costante sperimentazione di tecniche e supporti non convenzionali – smalti e acidi su acciaio, ferro, rame e alluminio – che indagano le potenzialità dello scambio fra le tradizioni iconografiche occidentali e orientali.
Un affascinante viaggio alla scoperta dei ghiacciai di alcune delle cime più note delle Alpi e dei cambiamenti in atto sotto il profilo climatico. Ma non solo. Una mostra che unisce fotografia, ricerca scientifica e arte, in un dialogo iconografico carico di suggestioni tra passato e presente. Tutto questo è L’Adieu des glaciers, il progetto quadriennale promosso dal Forte di Bard che, nel 2020, è partito dai ghiacciai italiani del Monte Rosa. La gestione del Forte è affidata all’Associazione Forte di Bard, allo scopo di promuovere le peculiarità storiche, culturali e monumentali del Forte e del Borgo di Bard, situati alle porte della Valle d’Aosta, e del territorio circostante.
Il lavoro di Alessandro Busci dedicato agli iceberg, che fa seguito a quelli già compiuti sulle montagne e le betulle, supera ampiamento il valore di una documentazione e denuncia delle conseguenze dei cambiamenti climatici sullo scioglimento dei ghiacciai, per assumere il valore di una originale e personale ricerca che comporta l’utilizzo di materiali come l’acciaio o gli smalti per cogliere e restituire la peculiarità delle forme, delle luci e delle emozioni che questo straordinario ambiente naturale riesce a trasmette alla sensibilità dell’artista. Un viaggio anche nella memoria, dove il ricordo di un viaggio in Alaska ritorna trasfigurato in un gioco di bagliori e di ombre che induce a riflettere sulla forza della natura e, al suo confronto, sulla fragilità della natura umana.