Amedeo Modigliani a Genova

L’esposizione che si terrà fino al 16 luglio 2017 nell’appartamento del Doge di Palazzo Ducale a Genova, curata da Rudy Chiappini, si propone di illustrare il percorso creativo di Amedeo Modigliani affrontando le principali componenti della sua carriera breve e feconda.

Amedeo Modigliani non ha conosciuto in vita la soddisfazione di vedere riconosciuto il proprio talento ne apprezzate a pieno le sue opere dal pubblico e dal mercato. La lunga ed estenuante ricerca del consenso, perseguita con ossessiva determinazione, non si realizzò in quel breve intervallo di tempo che costituisce l’irripetibile carriera di uno degli assoluti protagonisti della pittura figurativa moderna, autore della più straordinaria, intensa e affascinante serie di ritratti dell’arte del XX secolo. Postumi sono stati i riconoscimenti, le grandi mostre, la rivalutazione della critica che solo dopo una lunga indifferenza ha scoperto il valore della ricerca pittorica e la portata dell’arte di Modigliani.

Scomparso l’uomo, morto il 24 gennaio 1920 a soli 36 anni, è subito sbocciato il mito che si è appropriato e ha trasformato in leggenda una vita difficile e tormentata, trascurando a volte i meriti artistici per porre piuttosto l’accento sull’artista maledetto, prigioniero di un’esistenza bruciata, protagonista di una ribellione fine a se stessa, di comportamenti eccentrici al limite dello scandalo, di eccessi di alcol, droga e donne.

Indubbiamente il pittore livornese, giunto a Parigi nel 1906 attratto dal fascino di una città vivace e euforica, assetata di sperimentazioni e di audaci provocazioni, è stato una delle figure più carismatiche e una delle personalità maggiormente rappresentative di quell’ambiente, fucina della modernità e delle avanguardie storiche.

Ad attirarlo per le vie di Montmartre e di Montparnasse non è tuttavia semplicemente il fascino di una vita libera e anticonformista. Ciò che attrae veramente Modigliani e i suoi compagni d’avventura da Kisling a Lipchitz, da Utrillo a Soutine a Van Dongen è ben altro. È la consapevolezza che il loro fervore, la loro rivolta esistenziale non sono fremiti di gioventù ma rappresentano l’angoscia febbrile del tempo che si consuma e della vita che sfugge. È il bisogno di approdare ad un linguaggio nuovo, ad un’arte che affondi le radici nel terreno fertile della quotidianità ma che al tempo stesso sappia immergersi nella profondità della coscienza.

La rassegna di Palazzo Ducale rivolge una particolare attenzione all’aspetto centrale della ricerca di Modigliani, ovvero la sua predilezione per il ritratto. Numerosi sono i dipinti che l’artista dedica a occasionali modelle ma anche ad amici e compagni d’avventura, protagonisti anch’essi della vita culturale parigina d’inizio secolo.

Attraverso i suoi lavori il livornese testimonia l’effervescenza dell’ambiente artistico e culturale parigino di quegli anni dove convivono e si incontrano grandi mecenati e mercanti come Paul Alexandre, Paul Guillaume e Leopold Zborowsky accanto scrittori come Max Jacob, Jean Cocteau, Guillaume Apollinaire, ad artisti come Diego Rivera, Pinchus Krémègne, Henri Laurens, Jean Cocteau, Léopold Survage, Juan Gris e Pablo Picasso, protagonisti di un’irripetibile stagione di rinnovamento dei linguaggi artistici.

La sua pittura è di una qualità estrema, introversa, introspettiva, votata al ritratto che rappresenta indubbiamente l’elemento privilegiato attraverso il quale evidenziare la cifra stilistica di Modigliani che per primo introduce uno strettissimo rapporto psicologico con il soggetto per poi avviarsi progressivamente verso una purezza e un’eleganza formale assolute. 

La sua indagine si concentra sulla figura umana nel tentativo di cogliere il carattere profondo dei suoi personaggi, al di là dell’aneddotica del quotidiano, senza il bisogno di descrivere l’ambiente in cui il modello vive, gli oggetti che lo circondano. Non gli interessano gli interni ma la vita interiore. I suoi ritratti giovanili evidenziano l’interesse per la semplificazione delle forme e per una composizione solida ed essenziale che rivelano la sua attenzione nei confronti della lezione di Cézanne.

Gli anni della guerra consentono a Modigliani di avvicinarsi ulteriormente agli altri protagonisti delle avanguardie storiche rimasti a Parigi e in particolare a quelli della cerchia di Picasso. Tra questi lo scrittore Max Jacob che nel 1915 lo presenta al mercante Paul Guillaume. Modigliani fa tesoro delle sue frequentazioni e degli artisti che lo circondano per mettere a punto un vocabolario del ritratto assolutamente inedito. Pur se sempre perfettamente riconoscibili i volti tendono ad una essenzialità formale fino ad allora mai vista.  L’artista riesce a fondere con grande maestria la somiglianza del soggetto raffigurato – eseguito dal vero o a memoria- con uno stile assolutamente personale.

Esemplari in quest’ottica sono i ritratti di Moise Kisling, con il quale Modigliani aveva stretto una forte e radicata amicizia, del gallerista Georges Cheron, del pittore Chaim Soutine, compagno di avventure e più volte scelto come modello.

Intenso e appassionato anche l’interesse di Modigliani per le figure femminili. Numerose sono le anonime modelle che, scovate nei caffè parigini o incontrate per strada e ammaliate dal suo fascino di seduttore, posano per lui. Ma molte anche presenze importanti nella sua vita sentimentale e di intellettuale come la giornalista inglese Beatrice Hastings, Lunia Czechowska, amica di lunga data, Hanka Zborowska, moglie del suo mercante, e la giovane compagna Jeanne Hébuterne, dalla quale avrà una figlia.

A partire dal 1916 il poeta e mercante di origini polacche Léopold Zborowski si impegna fortemente nel far conoscere l’opera di Modigliani che realizza una straordinaria serie di nudi esposti tra mille polemiche alla Galleria Berthe Weil l’anno successivo. La salute dell’artista livornese peggiora inesorabilmente anche se i suoi ritratti eseguiti a partire dal 1917 rivelano un’ulteriore evoluzione stilistica.

Modigliani ha sviluppato inconfondibili caratteristiche linguistiche, riconducibili nell’accentuazione del valore della linea come fondamentale elemento compositivo e nell’elegante allungamento sinuoso e sensuale della figura, che hanno la funzione di attirare la persona raffigurata nell’area sentimentale dell’artista, in un atto poetico unificatore tra il pittore e il suo modello.

Queste peculiarità si sviluppano ulteriormente negli ultimi anni dell’artista. I suoi dipinti assumono un respiro più ampio, la tavolozza si schiarisce e anche gli sfondi assumono progressivamente una diffusa luminosità, la materia pittorica si fa più fluida e i personaggi sono delimitati da una linea più morbida. Sono esempi significativi di questo nuovo approccio dipinti di grande delicatezza come La jeune Lolotte, come la splendida Bambina in blu e come il raffinato ed etereo Giovane con i capelli rossi (Lo studente), dai contorni purissimi.

Modigliani stesso riferendosi ai suoi ritratti rivela: «Per lavorare ho bisogno di un essere vivo, di vedermelo davanti. L’astrazione mi affatica, mi uccide ed è come un vicolo cieco». Il suo percorso creativo incarna e riflette pienamente il suo temperamento e l’artista si rivela compiutamente attraverso l’emblematicità della sua arte, testimonianza intima poetica e senza tempo di una sublime bellezza.