Nel 1963, poco più che ventenne, Takesada Matsutani (Osaka, 1937) entrò a far parte del gruppo Gutai: il vasto, profondo movimento artistico giapponese, che a partire dai primi anni cinquanta del Novecento, fino al ’72 – anno del suo scioglimento – ha raccolto i principali creatori dell’Estremo Oriente. «L’arte Gutai è creata da un gruppo di singoli artisti che usano tutte le tecniche ed i materiali possibili; essi non si limitano quindi alla bi o tridimensionalità, ma impiegano anche liquidi, materie solide, gas e persino argilla, elettricità e il tempo stesso per rivelare ovunque tutte le possibili forme di bellezza nella sua freschezza originale» (Motonaga). Così, come i Dadaisti, come i Futuristi, questi artisti hanno allargato enormemente gli ideali ed i confini dell’arte. Poiché il significato più autentico e profondo della parola gutai (concreto) è immaginazione, personificazione, incarnazione: incarnazione dello spirito attraverso la materia: testimonianza del passaggio dell’Energia primordiale dall’invisibile al visibile, dallo spirito alla materia. In una nuova visione del tempo e dello spazio: «Il tempo non ha mai partecipato alla spazialità del dipinto. La passione del gruppo Gutai per la scoperta richiede l’elemento del tempo oltre che quello dello spazio per produrre un pieno impatto artistico. Abbandonando la cornice, saltano giù dalle pareti, e cercano di uscire da un tempo immobile e andare verso un tempo vivente, e quindi di creare un nuovo tipo di arte pittorica. Si differenziano completamente dal nesso spazio-tempo del teatro convenzionale che ha sempre proposto materiale letterario. I cambiamenti che vengono attuati qui e ora sollecitano emozioni durature. Il tempo per lo spazio e lo spazio per il tempo: questi saranno i quadri di una rinnovata importanza» (Murakami).


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Ticino Welcome 60 – Issu