Curata da Julie Jones, Stéphanie Rivoire e Chloé Goualc’h, la mostra è stata realizzata è concepita dal Centre Pompidou di Parigi in collaborazione con il Masi e allestita nelle sale del Museo d’arte della Svizzera italiana. Parliamo degli spazi rinnovati di Palazzo Reali e i grandi protagonisti sono i fotografi Harry Shunk e János Kender, testimoni del ricchissimo periodo dell’arte d’avanguardia e dei suoi più celebri fautore: Andy Warhol, Christo e Jeanne-Claude, Yves Klein, Daniel Spoerri, Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely, tutti immortalati tra Parigi e New York, dalla fine degli anni 50 ai primi anni 70.
L’esposizione è ancora più eccezionale se si considera che si tratta della prima retrospettiva per i due fotografi e tocca implicitamente tutti i temi tipici non soltanto dell’avanguardia artistica, ma anche in generale di un periodo così ricco di rivoluzioni pubbliche e private. L’apertura sessuale artistica, la ricerca di spazi nuovi e desueti in cui creare ed esporre la propria arte, tutto raccontato attraverso una mostra che ha un doppio valore: da una parte proprio quello cronistico del racconto di questi anni, dall’altra il valore artistico intrinseco nelle immagini in sé, in fotografie di eccezionale bellezza ed espressività.
L’esposizione
Le tre sezioni in cui si dipana la mostra – Intimità, Il corpo in azione e Nuovi spazi – ricordano in modo incredibilmente evocativo la realtà parigina di quegli anni, immergendo il visitatore in un passato non tanto lontano nel tempo ma così diverso nel modo. Inaugurazioni, mostre e performance, poi il duo da Parigi si sposta a Milano e segue tutta la preparazione delle prestazioni che arricchiranno il capoluogo lombardo nel 1970, per il decimo anniversario della nascita del movimento.
Poi Harry Shunk e János Kender si spostano a New York, ormai siamo alla fine degli anni settanta, e qui documentano gli happenings di Yayoi Kusama e le coreografie di Trisha Brown nelle zone industriali di Soho, convertite in studi artistici proprio a partire da quegli anni.
L’opera
Parlando più propriamente dell’opera dei due fotografi, dobbiamo ricordare che ciò che oggi diamo per scontato non lo era affatto alla fine degli anni 50: Shunk e Kender furono fra i primi ad avventurarsi fuori dallo studio fotografico e ad accompagnare gli artisti durante le loro performance e addirittura durante le ricerche e la progettazione. Il risultato fu possibile soltanto grazie all’enorme e profonda empatia che si creò fra gli artisti dell’obiettivo e i performers. Appunto per questo il duo resterà per tutti gli anni di vita del gruppo avanguardistico l’unico riferimento stabile ed esplicito, con un incredibile legame di fiducia che porta gli artisti a farsi ritrarre anche nella loro intimità. Forse i più celebri di questi scatti sono quelli di Andy Warhol, fotografato nel 65 a Parigi durante i momenti di riposo.
La collaborazione tra i due fotografi si concluderà nel 1973 con l’accordo di firmare Shunk-Kender tutti i ritratti del periodo 58/73, indipendentemente da chi sia il reale autore dello scatto.
Il percorso espositivo si compone di 450 immagini e documenti originale, scelti tra i circa 10mila donati dalla Roy Lichtenstein Foundation nel 2014 e conservati nella Bibliothèque Kandinsky di Parigi.